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Perché è inutile illudere l’Ucraina su un suo rapido ingresso nella Ue

Ucraina Ue

Al netto del fervore dimostrato da Ursula von der Leyen, è impossibile che l’Ucraina entri a far parte dell’Ue nel giro di pochi anni, figurarsi mesi o settimane

Doveroso sentirsi tutti ucraini e fare l’impossibile per fermare la guerra voluta da Vladimir Putin. Giusto, per i leader europei, continuare i pellegrinaggi a Kiev (ieri è stata la volta di Draghi, Macron e Scholz), non fosse altro nella speranza di offrire alla popolazione qualche ora di tregua dalle bombe (che di tanto in tanto cadono ancora sulla capitale, anche se ormai il fronte è molto più a Est, nel Donbass), ma forse sarebbe il caso di non illudere l’Ucraina su un suo rapido ingresso nella Ue. Perché, come dicono dal governo francese (storicamente uno dei Paesi meno propensi ad allargare i confini del club europeo: gli albanesi lo sanno bene), ci vorranno minimo dieci anni.

Sorprende, perciò, che tra un “L’ Europa è con voi!” (scritto rigorosamente in caratteri cirillici,  Європа з вами!) e l’altro, a perseverare nel dire a Kiev che Bruxelles si fa sempre più vicina sia la numero 1 della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che già diversi mesi fa dava la cosa per fatta. “La Commissione sta preparando una opinione” sulla possibilità di concedere all’Ucraina lo status di paese candidato all’adesione all’Ue, “stiamo lavorando giorno e notte, e ti prometto – ha detto von Der Leyen a Zelensky in occasione della sua ultima visita, cinque giorni fa – che lavoreremo senza tregua: le discussioni oggi aiutano a finalizzare la nostra opinione entro la fine della settimana prossima. Il vostro è un percorso basato sul merito. Apprezzo gli enormi sforzi e la determinazione che avete in questo processo, gli ucraini hanno dimostrato una forza incredibile. Sono profondamente convinta che, insieme, supererete questa guerra atroce, ricostruirete questo paese”.

 

Ma, in realtà, salvo stravolgimenti nei Trattati, non è per nulla facile accelerare il processo. Lo sanno bene gli altri Paesi confinanti col i Ventisette e già in coda per fare parte del loro club: Albania, Macedonia del Nord, Montenegro e Serbia.  Hanno tutti ottenuto lo status di Paesi candidati oltre un decennio fa, eppure son ancora lì, nel limbo, bloccati da una pluralità di fattori, che riguardano tanto lo stato di diritto, quanto i conti in ordine, fino ad arrivare a risolvere problemi quali la corruzione e la poca trasparenza, per non parlare poi della tutela delle minoranze. La Turchia, per esempio, sembrava sulla buona strada per diventare il ventottesimo Paese, poi Erdogan l’ha ridotta a uno Stato confessionale con ben poca democrazia e il percorso d’adesione s’è fatto accidentato.

Molti Paesi sono bloccati dalle resistenze degli attuali membri europei che temono, con la caduta delle frontiere, nuove ondate migratorie senza fine (era un po’ che si paventava con l’adesione della Romania, ma non avvennero), E se è vero che Polonia e Ungheria dimostrano che il rispetto dei diritti non è da dare per scontato nemmeno tra i 27, il tema principe riguarda il bilancio dello Stato: checché ne dicano i frugali del Nord, la strada economica dell’Europa è già tracciata e porta inevitabilmente ai famigerati “euro bond”, già entrati in funzione come Recovery Bond (con cui stiamo finanziando la ricostruzione post pandemica) e prima ancora con le obbligazioni verdi per la transizione ecologica. Di fatto, si tratta già di debito comune garantito dalla tripla A di Bruxelles. Ma chi vuole fare debito con Paesi in cui corruzione e poca trasparenza fanno avere grossi dubbi sulla veridicità dei bilanci quando l’Ue ha già dovuto sforzarsi di essere solidale coi PIIGS?

E poi c’è il tema più serio: possono entrare nella Ue solo gli Stati territorialmente integri e l’Ucraina al momento non lo è, dato che non governa intere porzioni del territorio. Da lì l’impossibilità per Kiev di organizzare elezioni nazionali a ogni livello realmente trasparenti e democratiche e la possibilità, sul fronte opposto, per i russi di inquinare quelle europee se al Paese fosse concesso di parteciparvi e mandare i propri rappresentanti all’Europarlamento. Per tutti questi motivi, salvo che i 27 non s’inventino una adesione solo simbolica e per nulla fattuale, è davvero impossibile che l’Ucraina possa entrare nella Ue nel giro di pochi anni, men che meno di pochi mesi o settimane come pure disse Ursula von der Leyen.

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