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Groenlandia

Perché il vertice sulla Groenlandia è fallito

Il vertice di Washington tra la Casa Bianca, la Danimarca e la rappresentanza groenlandese si è concluso senza risultati concreti. La proposta — secondo la Nbc, un’offerta fino a 700 miliardi di dollari — è stata respinta sul nascere: Danimarca e Groenlandia hanno riaffermato l’integrità territoriale e il rifiuto di essere «controllati» dagli Stati Uniti.

Il faccia a faccia di ieri mattina alla Casa Bianca tra i rappresentanti della presidenza statunitense e gli emissari di Danimarca e Groenlandia aveva l’aria di un summit decisivo. L’incontro si è però chiuso senza un accordo. Evitata, per ora, l’escalation militare: le parti hanno concordato la creazione di una commissione di alto livello per proseguire il dialogo, ma le posizioni divergono e difficilmente si arriverà a una conciliazione.

CHI C’ERA AL SUMMIT DI WASHINGTON SULLA GROENLANDIA

Al summit, tenutosi nella mattinata d ieri alla Casa Bianca, hanno partecipato il presidente Donald Trump insieme ai suoi più stretti collaboratori — il vicepresidente Vance e il segretario di Stato Rubio — mentre a rappresentare le controparti nordiche erano il ministro degli Esteri danese Lars Rasmussen e la rappresentante groenlandese Vivian Motzfeld.

LA POSIZIONE DI WASHINGTON

Il presidente Trump ha chiarito la propria priorità già prima dell’arrivo degli ospiti tramite una serie di post sul suo profilo Truth: per la Casa Bianca la Groenlandia è una questione di sicurezza nazionale, fondamentale per la difesa missilistica che gli Stati Uniti intendono rafforzare.

«Gli Stati Uniti hanno bisogno della Groenlandia per la sicurezza nazionale. È fondamentale per il “Golden Dome” che stiamo costruendo. La Nato dovrebbe guidare l’iniziativa per farcela avere», ha scritto il presidente, avvertendo che se non lo faranno gli Stati Uniti «lo faranno Russia o Cina».

In un secondo messaggio ha poi attaccato la Danimarca: «Nato: dite alla Danimarca di togliersi di mezzo, subito! Due slitte trainate dai cani non bastano! Solo gli Stati Uniti possono farlo!».

LA PROPOSTA ECONOMICA

Secondo la Nbc, nel corso dei preparativi il segretario di Stato Rubio si era preparato a presentare un’offerta economica fino a 700 miliardi di dollari per l’acquisizione della Groenlandia. Una cifra destinata a fare da leva politica, ma che non ha cambiato la sostanza del negoziato.

LA REPLICA DI DANIMARCA E GROENLANDIA

Alla domanda di fondo — la Groenlandia può essere ceduta o posta sotto un controllo straniero? — la risposta dei due ospiti è stata inequivocabile.

Vivian Motzfeldt, rappresentante groenlandese, ha dichiarato senza fronzoli: «Non vogliamo che gli Stati Uniti ci controllino». E il ministro danese Lars Rasmussen ha precisato: «È inaccettabile non rispettare l’integrità del territorio della Groenlandia. Le nostre posizioni continuano a divergere. È chiaro che il presidente ha questo desiderio di conquistarla, e noi abbiamo chiarito in modo inequivocabile che ciò non è nel nostro interesse. Abbiamo differenze fondamentali».

Rasmussen ha tuttavia cercato di smorzare i toni definendo il colloquio «franco e costruttivo», e ha offerto la disponibilità della Danimarca a rafforzare le difese in collaborazione con la Nato.

IL COMPROMESSO MINIMO: UNA COMMISSIONE DI ALTO LIVELLO

A conclusione dell’incontro Vance e Rubio, i rappresentanti della Casa Bianca, e gli ospiti nordici hanno convenuto un punto minimo: la creazione di una commissione di alto livello per proseguire il dialogo nelle prossime settimane.

Un passo che evita l’escalation immediata ma non risolve le divergenze di fondo; il messaggio politico rimane chiaro: nessuna cessione volontaria della Groenlandia da un lato, dall’altro la determinazione di Washington a non abbandonare la questione.

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