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Perché la Commissione europea bacchetta l’Italia nel country report

“La riduzione dell’elevato rapporto debito pubblico/PIL del paese richiede che politiche macroeconomiche e di bilancio orientate alla stabilità vadano di pari passo con investimenti maggiori e più mirati. Questi sforzi sono fondamentali anche per garantire la fiducia dei mercati”.  È quanto si legge nel Country Report sull’Italia elaborato dalla Commissione Ue e diffuso oggi

Di fronte a un peggioramento delle prospettive macroeconomiche, affrontare gli squilibri macroeconomici dell’Italia resta di fondamentale importanza. In particolare, la riduzione dell’elevato rapporto debito pubblico/Pil del paese richiede che politiche macroeconomiche e di bilancio orientate alla stabilità vadano di pari passo con investimenti maggiori e più mirati e con riforme strutturali ambiziose che consentano di aumentare la debole produttività e la crescita potenziale. Questi sforzi sono fondamentali anche per garantire la fiducia dei mercati. Il rilancio delle riforme è necessario in via prioritaria per garantire finanze pubbliche sane, una maggiore efficienza della pubblica amministrazione e della giustizia, per assicurare un miglior funzionamento del sistema di istruzione e del mercato del lavoro, un contesto più favorevole alle imprese e un più solido settore bancario. Dopo la solida crescita reale del Pil dell’1,6 % registrata nel 2017, l’attività economica ha subito un rallentamento. La crescita delle esportazioni, che ha contribuito in misura rilevante alla precedente espansione del Pil, ha registrato una flessione e i consumi delle famiglie hanno segnato il passo. La ripresa degli investimenti continua ad essere disomogenea ma nel complesso perde slancio. Ciò è dovuto in parte anche all’incertezza politica interna, che incide negativamente sulla fiducia delle imprese e sull’economia reale tramite premi di rischio più elevati. La crescita reale del Pil è stata dell’1,0 % nel 2018 e si prevede che, a causa della forte incertezza sulle politiche interne e le prospettive globali, rallenti considerevolmente nel 2019 prima di registrare una ripresa nel 2020.

SUL FRONTE OCCUPAZIONE, MIGLIORAMENTO DEL MERCATO DEL LAVORO NEL 2018

Nel 2018 è proseguito il graduale ma disomogeneo miglioramento del mercato del lavoro. Il numero di occupati ha raggiunto un livello record a metà 2018. Il tasso di occupazione è rimasto tuttavia ben al di sotto della media Ue, in particolare per le donne e i giovani. In questo ambito anche i divari tra regioni restano elevati. Negli ultimi due anni la crescita dell’occupazione è stata trainata da contratti a tempo determinato. Il calo del tasso di disoccupazione è lento, anche a causa dell’aumento della partecipazione al mercato del lavoro. La disoccupazione giovanile e quella di lunga durata restano tuttavia molto elevate. Occorrono investimenti adeguati per rafforzare la capacità amministrativa, il capitale umano e l’innovazione e per ridurre le disparità regionali. Una migliore capacità amministrativa è il presupposto per un’efficace erogazione degli investimenti pubblici e un migliore utilizzo dei fondi Ue, anche per le politiche attive del mercato del lavoro (misure volte a promuovere la partecipazione al mercato del lavoro) e le infrastrutture di tale mercato. Investire nel capitale umano è un prerequisito per stimolare gli investimenti pubblici e privati. Gli investimenti in innovazione migliorerebbero la produttività e le prospettive di crescita nel medio e lungo termine.

GLI INVESTIMENTI NECESSARI

In particolare, tali investimenti aumenterebbero la produttività nell’Italia meridionale e consentirebbero di attenuare le debolezze delle imprese più piccole. Inoltre gli investimenti, inclusi quelli in risposta ai cambiamenti climatici, a favore della sostenibilità ambientale e della prevenzione dei rischi, trarrebbero beneficio dal tenere conto delle disparità regionali. Nell’allegato D sono indicate le principali priorità del Fondo europeo di sviluppo regionale e del Fondo sociale europeo Plus per il periodo 2021-2027. Tali priorità si basano sulle esigenze e le sfide in materia di investimenti delineate nella presente relazione. L’Italia ha compiuto progressi limitati nel dar seguito alle raccomandazioni specifiche del 2018.

I PROGRESSI RAGGIUNTI

Vi sono stati alcuni progressi per quanto riguarda: i) la lotta alla corruzione, grazie alla nuova legge anticorruzione; ii) il settore bancario, in cui è proseguita la riduzione dello stock dei crediti deteriorati ed è in fase di attuazione la riforma del diritto in materia d’insolvenza; iii) l’attuazione della riforma delle politiche attive del mercato del lavoro, grazie anche alle risorse supplementari destinate ai servizi pubblici per l’impiego. Vi sono stati progressi limitati per quanto riguarda: i) la lotta contro l’evasione fiscale dove, nonostante alcuni progressi nella fatturazione elettronica, non sono state adottate misure per incoraggiare i pagamenti elettronici; ii) il miglioramento dell’accesso ai mercati dei capitali, per il quale sono state adottate solo misure di portata limitata e sono stati fatti passi indietro su alcune riforme passate; iii) l’applicazione del quadro per le imprese a partecipazione pubblica, sebbene gli enti locali continuino ad incontrare difficoltà operative; iv) l’incentivazione della partecipazione femminile al mercato del lavoro, principalmente a causa della persistente inadeguatezza delle strutture di assistenza e del sistema di congedo parentale; v) la promozione della ricerca, dell’innovazione, delle competenze e delle infrastrutture digitali e dell’istruzione terziaria a orientamento professionale, in particolare perché i finanziamenti per investimenti innovativi sono stati complessivamente ridotti, nonostante alcune misure programmate per rafforzare la capacità amministrativa. Non vi è stato nessun progresso per quanto riguarda: i) l’alleggerimento della pressione fiscale sui fattori produttivi, la revisione delle agevolazioni fiscali e la riforma dei valori catastali, utilizzati come base per il calcolo dell’imposta sugli immobili; ii) la riduzione della quota delle pensioni di vecchiaia nella spesa pubblica, dove al contrario sono stati fatti alcuni passi indietro; iii) la riduzione della durata dei processi civili; iv) l’eliminazione delle restrizioni alla concorrenza.

SULLA BUONA STRADA NEL SETTORE ENERGIE RINNOVABILI E EFFICIENZA ENERGETICA

Per quanto riguarda i progressi nel raggiungimento degli obiettivi nazionali nell’ambito della strategia Europa 2020, l’Italia ha già raggiunto i propri obiettivi in materia di energie rinnovabili, efficienza energetica, abbandono scolastico e istruzione terziaria, e sembra sulla buona strada per conseguire quelli sulla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra. Sono stati compiuti progressi limitati per quanto riguarda gli obiettivi in materia di tasso di occupazione, investimenti in R&S, povertà ed esclusione sociale. L’Italia presenta diverse criticità per quanto riguarda alcuni indicatori del quadro di valutazione della situazione sociale che accompagna il pilastro europeo dei diritti sociali. Pur registrando un lento aumento, il tasso di occupazione rimane inferiore alla media dell’UE e il divario di genere è tra i più elevati dell’UE. Manca tuttavia una strategia organica per promuovere la partecipazione delle donne al mercato del lavoro. La disoccupazione di lunga durata e quella giovanile destano serie preoccupazioni. Dopo un ulteriore aumento nel 2017, la percentuale di giovani disoccupati e al di fuori di ogni ciclo di istruzione e formazione resta la più alta dell’UE. Le disparità di reddito e il rischio di povertà sono elevati, con ampie differenze regionali, e l’impatto dei trasferimenti sociali sulla riduzione della povertà è molto basso.

QUESTIONE SCOLASTICA

Il numero di abbandoni scolastici e da corsi formativi resta consistente. Per affrontare il problema, nel 2018 è stato introdotto un regime di lotta alla povertà che sarà rafforzato nel 2019. I risultati del settore sanitario sono generalmente buoni e la percentuale di persone che dichiara di non poter accedere alle cure mediche di cui necessita è prossima alla media dell’UE, seppure con ampie disparità regionali.

UN PAESE VULNERABILE A CAUSA DELL’ELEVATO DEBITO PUBBLICO

Le principali conclusioni dell’esame approfondito e le relative criticità sono le seguenti: l‘elevato debito pubblico dell’Italia rimane un grave fattore di vulnerabilità. Le proiezioni del governo alla base del bilancio 2019 prevedono il rapporto debito/PIL in ascesa al 131,7 % nel 2018. Il rapporto debito/PIL potrebbe aumentare ulteriormente nel 2019 a causa delle deboli prospettive macroeconomiche, del mancato conseguimento degli obiettivi in materia di privatizzazioni e del peggioramento del saldo primario. Nel complesso il disavanzo strutturale dell’Italia nel 2018 è stimato all’1,8 % del PIL. I rendimenti dei titoli di Stato sono aumentati notevolmente nel 2018, in conseguenza dell’incremento del premio di rischio richiesto, e potrebbero aumentare ulteriormente, come nel resto della zona euro. A medio e lungo termine l’elevato stock del debito pubblico, la sua sensibilità agli shock macroeconomici e i futuri costi legati all’invecchiamento della popolazione determinano notevoli rischi per la sostenibilità. Inoltre le nuove misure che hanno introdotto la possibilità di prepensionamento, tornando indietro su alcuni elementi di precedenti riforme delle pensioni, aumenteranno la spesa pensionistica e si prevede che peggiorino la sostenibilità del debito pubblico in futuro, anche a causa di possibili effetti negativi sul potenziale di crescita; negli ultimi due decenni la crescita della produttività è stata fiacca.

SULLA PRODUZIONE RESTIAMO INDIETRO RISPETTO ALL’UE

Il divario di produttività tra l’Italia e l’Ue continua ad ampliarsi. Secondo le stime, nel 2018 la produttività del lavoro è rimasta stabile, mentre la crescita della produttività totale dei fattori (che misura il grado di efficienza con il quale il lavoro e il capitale sono utilizzati nella produzione) è stata pari a circa lo 0,5 %, solo la metà della media dell’Ue. Ciò è dovuto in gran parte al basso livello d’investimenti e d’innovazione, agli ostacoli alla concorrenza, alle debolezze del settore pubblico e a un contesto non favorevole alle imprese; il tasso di disoccupazione rimane elevato. La lenta crescita economica, il basso livello medio d’istruzione, il disallineamento tra domanda e offerta di competenze, e tassi di attività in crescita ma ancora bassi limitano la crescita dell’occupazione. I tassi di partecipazione, in particolare tra le donne, rimangono bassi. La disoccupazione giovanile continua a essere estremamente elevata; il risanamento dei bilanci delle banche è proseguito nonostante le rinnovate pressioni registrate sul mercato. Sebbene abbiano continuato a rafforzare le riserve di capitale e a ridurre i crediti deteriorati ereditati dal passato, le banche italiane restano ampiamente esposte ai titoli del debito sovrano dell’Italia.

A PROPOSITO DEI TITOLI DI STATO

L’incremento dei rendimenti dei titoli di Stato nel 2018 si ripercuote negativamente sulle loro posizioni patrimoniali, innalzando i loro costi di finanziamento e riducendone l’accesso ai finanziamenti all’ingrosso non garantiti. Mentre le maggiori banche sembrano solide, come confermato dai recenti stress test a livello di Ue, permangono vulnerabilità rilevanti, in particolare tra le banche di piccole e medie dimensioni. La riforma della legislazione in materia di insolvenza deve ancora essere attuata. L’accesso al credito continua a rappresentare una sfida per molte piccole imprese italiane. Altre questioni strutturali cruciali analizzate in questa relazione, che rappresentano sfide specifiche per l’economia italiana, sono le seguenti: la tassazione dei fattori di produzione rimane elevata e il livello di adempimento degli obblighi fiscali continua a essere basso.

PRESSIONE FISCALE TRA LE PIÙ ELEVATE D’EUROPA

L’onere fiscale che grava sul lavoro e sul capitale in Italia è ancora tra i più elevati dell’Ue. Per quanto l’ampliamento del “regime forfettario” abbia ridotto leggermente la pressione fiscale sui lavoratori autonomi, a livello aggregato il bilancio 2019 aumenterà l’onere fiscale sulle imprese. Non vi è stato alcuno spostamento della pressione fiscale sui beni immobili e sui consumi, nessuna revisione delle agevolazioni fiscali (ad esempio il numero e l’ambito di applicazione delle aliquote IVA ridotte) o degli obsoleti valori catastali (al fine di avvicinarli ai valori di mercato). In Italia l’evasione fiscale, soprattutto a causa dell’omessa fatturazione, rimane elevata e il divario dell’IVA (differenza tra il gettito IVA atteso e il gettito IVA effettivo) è tra i più alti dell’UE. Se da un lato sono state adottate misure per incoraggiare l’adempimento degli obblighi fiscali, come la fatturazione elettronica e la trasmissione digitale degli scontrini, dall’altro è stato emanato un nuovo pacchetto di misure equivalenti a un condono fiscale; persistono le sfide relative al mercato del lavoro.

LA COMMISSIONE EUROPEA AUSPICA UNA SEMPLIFICAZIONE DEL MERCATO DEL LAVORO

Le regole del mercato del lavoro sono state irrigidite e sono stati estesi gli incentivi per ridurre il ricorso a contratti a tempo determinato. Nonostante le recenti misure, le politiche attive del mercato del lavoro rimangono deboli e sono scarsamente integrate con le politiche sociali. La nuova riforma dei servizi pubblici per l’impiego è intesa a sostenere l’integrazione nel mercato del lavoro dei beneficiari del nuovo reddito di cittadinanza. Nonostante l’ispettorato nazionale del lavoro, operativo dal 2017, il lavoro sommerso rimane diffuso in Italia, in particolare nel Sud. Il ricorso alla contrattazione di secondo livello (decentrata) rimane limitato, anche a causa dell’elevata percentuale di piccole imprese; le politiche sociali rimangono scarsamente integrate. Il reddito di cittadinanza sostituirà il precedente regime di sostegno al reddito, mantenendo un approccio di inclusione attiva soggetto a determinate condizioni. Tuttavia, il regime potrebbe risultare di difficile attuazione e costituire un onere considerevole per la pubblica amministrazione. L’effettivo impatto sull’occupazione dipenderà dall’efficacia delle politiche di attivazione e dei controlli. Le condizioni del mercato del lavoro stanno migliorando, ma la povertà lavorativa, che colpisce in particolare i lavoratori temporanei e le persone provenienti da un contesto migratorio, è elevata e in aumento. Anche l’accesso a un alloggio adeguato e a prezzi accessibili rappresenta una sfida.

DISPARITÀ TRA NORD E SUD

I servizi di assistenza per l’infanzia e a lungo termine sono ancora poco sviluppati. Le misure volte a promuovere le pari opportunità e l’equilibrio tra vita professionale e vita privata sono frammentate e di portata limitata, con ripercussioni negative sulla partecipazione delle donne al mercato del lavoro, in un contesto demografico sfavorevole; l’istruzione è una sfida importante soprattutto nel Sud dell’Italia, con conseguenze negative sulla qualità del capitale umano. Nel Sud vi è un numero molto più elevato di giovani che lasciano la scuola precocemente e hanno risultati insufficienti. Nella scuola secondaria, attirare, selezionare e motivare gli insegnanti rimane problematico. A seguito delle recenti riforme, il sistema di apprendistato sta prendendo slancio. La percentuale di persone che hanno completato l’istruzione universitaria rimane bassa e il sistema d’istruzione terziaria pare risentire della mancanza di finanziamenti e di carenze di organico. Nonostante il miglioramento dei tassi di occupabilità, l’istruzione terziaria professionalizzante continua a essere limitata. Le misure volte a promuovere le competenze digitali e l’apprendimento degli adulti non si inquadrano in un approccio organico; debolezze strutturali frenano gli investimenti ed altri fattori che trainano la produttività. Il debole capitale umano rallenta la transizione dell’Italia verso un’economia basata sulla conoscenza.

OK PIANO IMPRESA 4.0, MA OCCORRE RENDERE PERMANENTI LE MISURE EFFICACI

Nel settore pubblico la scarsa capacità amministrativa rimane un ostacolo agli investimenti pubblici. Le misure volte a stimolare gli investimenti privati e l’innovazione, come il piano “Impresa 4.0”, hanno esercitato in generale un effetto positivo, occorre però rendere permanenti le misure ritenute più efficaci a seguito di una valutazione approfondita. Inoltre, le micro e piccole imprese incontrano particolari difficoltà ad adottare strategie di miglioramento della produttività. Le misure a sostegno della conoscenza (come i cluster tecnologici) e della cooperazione tra imprese aiutano soprattutto le imprese più piccole ad affrontare queste difficoltà e ad aumentare la loro bassa produttività; permangono ostacoli importanti alla concorrenza. Alcuni settori, tra cui quello dei servizi alle imprese e del commercio al dettaglio, risentono ancora di una regolamentazione eccessiva. La mancanza di procedure competitive per l’aggiudicazione degli appalti pubblici di servizi e delle concessioni per i beni pubblici incide negativamente sulla qualità (e sul costo) dei servizi. L’attuazione tempestiva della legge annuale sulla concorrenza del 2015 e l’eliminazione delle rimanenti restrizioni alla concorrenza sosterrebbero la produttività. I recenti annunci in materia di concorrenza sembrano tuttavia andare nella direzione opposta, ad esempio limitando la concorrenza nel settore del commercio al dettaglio; il divario regionale resta acuto. Nel Sud la produttività è particolarmente debole a causa di Sintesi 7 fattori strutturali, ad esempio investimenti insufficienti e inefficaci. Dopo la crisi sono aumentati gli squilibri territoriali.

SUD LASCIATO INDIETRO

Nelle regioni meridionali gli investimenti e la produttività sono ostacolati da una governance debole e dalla scarsa capacità di spesa e attuazione delle politiche. Inoltre, livelli inferiori di istruzione e innovazione limitano l’impatto positivo delle misure adottate a sostegno degli investimenti privati. Il Sud è in ritardo soprattutto in termini di investimenti immateriali, infrastrutture di trasporto, gestione dei rifiuti, infrastrutture idriche e prevenzione dei rischi derivanti da catastrofi naturali. Nelle zone rurali, inoltre, la rete a banda larga è meno avanzata; sono necessari sforzi per migliorare la pubblica amministrazione, il sistema giudiziario e il quadro anticorruzione. Nonostante le recenti riforme, la pubblica amministrazione e il pubblico impiego hanno prestazioni peggiori rispetto ai paesi comparabili, non da ultimo per quanto riguarda la digitalizzazione e la vigilanza del mercato. Permangono problemi nella gestione delle partecipate pubbliche e dei servizi pubblici locali, e l’incertezza sull’attuazione del codice degli appalti pubblici rallenta gli investimenti. La durata dei processi nella giustizia civile rimane preoccupante ed è ancora in itinere una riforma per semplificare la procedura civile e limitare l’abuso del contenzioso. La nuova legge anticorruzione e la prevenzione più incisiva garantita dall’autorità nazionale anticorruzione possono migliorare il quadro anticorruzione. Tuttavia, la scarsa efficienza della giustizia penale continua a ostacolare la possibilità di perseguire la corruzione e la tanto necessaria riforma del processo penale e del sistema di appello è ancora in fase embrionale.

 

ECCO IL TESTO INTEGRALE DEL COUNTRY REPORT REDATTO DALLA COMMISSIONE EUROPEA

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