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Perché la crisi della Nato va oltre Trump: l’analisi di George Beebe su Limes

Gli europei incolpano Trump della crisi della Nato, ma il problema è che l’’Europa non conta più nei calcoli americani

La Nato può sopravvivere al secondo mandato di Donald Trump? In Perchè gli stati uniti svuotano la Nato George Beebe, direttore del programma di strategia globale del Quincy Institute, offre tre fattori da tenere in considerazione per rispondere a questa domanda. Il primo è che le tensioni tra i membri Nato derivano dal cambiamento degli equilibri globali. E quindi, anziché scadere insieme al mandato di Trump, continueranno a influenzare le dinamiche mondiali. Il secondo è che nonostante sia possibile riassestare queste instabilità, è difficile che ciò avvenga mentre Trump è al governo. Infine, né gli Stati Uniti, né gli alleati europei hanno interesse a una dissoluzione della Nato durante la presidenza di Trump.

LE RADICI DELLA CRISI TRANSATLANTICA

Beebe riconosce che “nel caso della Nato, le manifestazioni di disprezzo di Donald Trump sono ormai incalcolabili,” citando anche la reazione del Presidente degli Stati Uniti al rifiuto di alcuni membri Nato di intervenire a Hormuz. Il problema, scrive Beebe, è la percezione di una mancanza di reciprocità. Per dirla con le parole del segretario di Stato statunitense Marco Rubio: “l’America può aiutare l’Europa, ma quando abbiamo bisogno del suo aiuto, gli alleati ci negano i diritti di accesso alle basi e di sorvolo”.

In Europa si tende a individuare l’attuale presidente statunitense come responsabile delle instabilità transatlantiche, per questo la strategia europea sembra essere quella di assecondare Trump aspettando le elezioni. Ma secondo Beebe i problemi principali della Nato non si fermano a Trump: sono strutturali, e la loro radice si trova nell’evoluzione dei rapporti transatlantici.

Durante la Guerra Fredda e nel periodo successivo alla caduta dell’ Unione Sovietica, l’Europa era il principale scenario strategico degli Stati Uniti. Oggi invece, l’ascesa della Cina come rivale economico, tecnologico e militare ha spostato il baricentro della competizione globale verso Est, riducendo il peso strategico del Vecchio Continente. Per Washington, la priorità è la competizione con Pechino, e gli alleati europei, che dispongono di capacità militari limitate, non sono in grado di contribuire in modo significativo a un eventuale confronto nell’Indo-Pacifico. Senza il sostegno americano, faticherebbero a difendersi autonomamente anche da una minaccia russa su larga scala. In questa prospettiva, la Nato rischia di assorbire risorse preziose per gli Stati Uniti in un confronto con la Cina.

RIEQUILIBRARE L’ALLEANZA

Per George Beebe, quindi, il futuro della Nato richiede un riequilibrio dei compiti e delle responsabilità. La Strategia di sicurezza nazionale americana del 2025 delinea proprio questo obiettivo: gli Stati Uniti manterrebbero un ruolo di coordinamento, mentre gli alleati assumerebbero la responsabilità primaria della sicurezza nelle rispettive aree geografiche. Washington sarebbe pronta a sostenere i membri più impegnati attraverso cooperazione tecnologica, accordi commerciali e collaborazione nella difesa.

Beebe sostiene che, per funzionare, la strategia statunitense richieda anche diplomazia, pazienza e fiducia reciproca. Tutte qualità che, per il direttore del Quincy Institute, l’amministrazione Trump ha mostrato di non possedere. Emblematico è il caso della Groenlandia, nel quale le pressioni di Trump per il controllo dell’isola, motivate dall’importanza strategica delle rotte artiche, delle risorse minerarie e delle infrastrutture spaziali, hanno provocato una profonda frattura con gli alleati. Nonostante le azioni di Trump siano state motivate da interessi geopolitici reali, il ricorso a minacce e dichiarazioni aggressive ha compromesso la fiducia reciproca, elemento fondamentale per il funzionamento della Nato. E sarà una fiducia difficile da ristabilire, specialmente perché gli Stati Uniti non dispongono né delle risorse, né delle motivazioni necessarie a mantenere in Europa la massiccia presenza militare della Guerra fredda.

IL FUTURO DELLA NATO

Le prospettive della Nato saranno anche profondamente influenzato dagli accordi di pace in Ucraina: un eventuale accordo promosso da Trump potrebbe favorire una distensione tra Occidente e Russia e facilitare il riequilibrio interno alla Nato, mentre un fallimento delle trattative rischierebbe di aggravare ulteriormente le divergenze tra Stati Uniti ed Europa.

Nonostante questo scenario in bilico, Beebe sostiene che la dissoluzione dell’Alleanza sia improbabile. Gli interessi europei puntano alla preservazione di un legame con Washington, mentre un coinvolgimento militare nel Vecchio Continente serve agli Stati Uniti per “incoraggiare Mosca ad accettare una soluzione di compromesso alla guerra in Ucraina,” e placare la paura che alcuni stati europei sviluppino una propria capacità nucleare indipendente.

Il futuro della Nato appare dunque incerto, ma caratterizzato da una profonda trasformazione più che da una rottura definitiva. Se entrambe le sponde dell’Atlantico sapranno gestire con pragmatismo nuovi equilibri di potere, potranno costruire una Nato diversa, ma ancora rilevante.

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