Il Cremlino ha ordinato che le attività russe della società svizzera Nestlé e della catena di negozi francese Auchan vengano poste sotto amministrazione controllata temporanea, una procedura che in passato ha portato alla vendita forzata a nuovi proprietari russi a prezzi stracciati.
Il presidente russo Vladimir Putin ha disposto giovedì scorso il trasferimento sotto amministrazione temporanea delle attività russe di Nestlé e Auchan. Una mossa che, come già accaduto con Danone e Carlsberg, rischia di precedere la cessione forzata a prezzi di saldo a soggetti vicini al potere. Coinvolte anche altre società francesi. Il Cremlino ha giustificato la propria decisione a sorpresa parlando di “Paesi ostili” coinvolti nelle attività belliche ucraine.
QUALI SOCIETÀ SONO COINVOLTE
Con un ordine firmato giovedì sera, il Cremlino ha posto sotto “controllo temporaneo” le filiali russe della svizzera Nestlé e della francese Auchan, trasferendole a una società chiamata L.E.V. Management.
Come riporta il Financial Times, il provvedimento riguarda anche affiliate del gruppo logistico BATI, di Le Monlid, che gestisce la catena fai-da-te Lemana Pro, già Leroy Merlin, e il gruppo francese FM Logistic.
Una legge russa varata nel 2023 consente di applicare questa procedura alle aziende di Paesi considerati “ostili”. Il New York Times sottolinea che non è chiaro chi controlli L.E.V. Management.
PERCHÉ MOSCA “COMMISSARIA” NESTLÉ E AUCHAN
Il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov ha spiegato il giorno dopo che quelle colpite dai provvedimenti sono “aziende europee di Paesi ostili più attivamente coinvolte nelle ostilità contro il nostro Paese” e negli attacchi ucraini “sulle nostre infrastrutture civili ed economiche”.
“Questi fattori sono stati considerati, insieme ad altri elementi operativi”, ha aggiunto Peskov, precisando però che “al momento si parla solo di amministrazione esterna. Non sono state prese altre decisioni”. Come riferisce l’Associated Press, lo stesso Peskov ha legato la scelta fatta giovedì anche alla politica della Francia verso la Russia.
LE REAZIONI DI NESTLÉ E AUCHAN
Nestlé, con sede a Vevey, ha detto di “prendere atto” del decreto e che “sta valutando la situazione”. La multinazionale si dice “impegnata a compiere tutti i passi necessari per tutelare i propri diritti e garantire la continuità operativa nell’interesse di tutti gli stakeholder, in particolare i dipendenti”. Le azioni Nestlé sono scese venerdì di oltre il 2%.
Secondo il Financial Times, il gruppo ha circa 230 negozi e 30 mila dipendenti in Russia; le attività in Russia e Ucraina valgono poco meno del 10% del fatturato del gruppo. Nestlé nel 2021, ultimo dato disponibile, aveva in Russia 7.000 dipendenti e faceva vendite per 1,7 miliardi di franchi, circa il 2% del totale del conglomerato.
COSA RISCHIANO ADESSO NESTLÉ E AUCHAN
Dopo l’inizio della guerra in Ucraina molte aziende occidentali hanno lasciato la Russia, dichiarando oltre 100 miliardi di dollari di perdite. Chi è rimasto, come Nestlé, ha ridotto import-export non essenziali e investimenti. Mosca ha imposto sconti pesanti, tasse di uscita e via libera governativo. Altri gruppi, come Unilever e Heineken, hanno preferito cedere le attività a imprenditori vicini al Cremlino.
Nel 2023 le filiali di Danone e della danese Carlsberg finirono sotto controllo esterno e poi vendute a prezzo scontato. Il New York Times ricorda che Carlsberg fu affidata a Taimuraz Bolloev, amico di Putin, e Danone a un nipote del leader ceceno Ramzan Kadyrov.
Sebbene l’amministrazione temporanea non equivalga formalmente a un cambio di proprietà, osserva il Financial, si tratta quasi sempre del primo passo verso il passaggio a investitori russi legati al Cremlino.

