Dal mondo

Presidenziali Usa, Trump sarà rieletto nel 2020?

Trump

Pubblichiamo un estratto del dossier “Presidenziali Usa 2020 – Come Donald Trump può conquistare la riconferma” redatto da Stefano Graziosi per il Centro Studi Machiavelli 

È ovviamente ancora prematuro azzardare previsioni sulla possibilità di una rielezione per Trump. Anche perché non è ancora noto chi sarà il suo sfidante in casa democratica. Alcune considerazioni possono tuttavia essere fatte. Partiamo dai sondaggi. Secondo Gallup, ad agosto del 2019 il tasso di approvazione per il presidente in carica era al 42%: un dato identico a quello registrato da Barack Obama nell’agosto del 2011: quell’Obama che sarebbe stato poi riconfermato alla Casa Bianca l’anno successivo. Un ulteriore fattore da tenere presente è invece di carattere storico. Solitamente è abbastanza difficile disarcionare un presidente in carica. Negli ultimi quarant’anni, sono stati solo due i casi di inquilini della Casa Bianca non riconfermati: entrambi per problemi legati alla situazione economica. Se dunque l’economia dovesse continuare ad andare bene o se Trump dovesse rivelarsi in grado di fronteggiare adeguatamente una eventuale recessione, è abbastanza difficile che un democratico possa tornare alla presidenza nel 2021. Un’altra considerazione riguarda la situazione attualmente vigente nel Partito Democratico. Al momento, si registra ancora un certo caos interno, mentre le spaccature intestine non accennano a sanarsi. Joe Biden continua a mantenere la prima posizione nei sondaggi, ma la sinistra lo insegue. Trump sta approfittando di questa faide, criticando duramente quello che considera un eccessivo spostamento dell’Asinello su posizioni oltranziste: non solo – lo abbiamo visto – in materia migratoria ma anche in riferimento ad altri dossier, come l’ambientalismo (si pensi soltanto al Green New Deal). Non a caso, da mesi Trump definisce polemicamente i democratici come «sinistra radicale». La strategia perseguita dal presidente è, insomma, abbastanza simile a quella adottata da Richard Nixon alle presidenziali del 1972 contro George McGovern. Una strategia che, all’epoca, si dimostrò vincente.

LA QUESTIONE DELL’IMPEACHMENT

Troviamo infine la questione dell’impeachment. Secondo alcuni analisti, un processo di messa in stato d’accusa potrebbe seriamente azzoppare il Presidente. Bisogna tuttavia sottolineare alcuni fattori. In primo luogo, la questione dell’impeachment può paradossalmente favorire Trump, la cui leadership ha sempre teso a rafforzarsi nei momenti di difficoltà e di scontro diretto. Senza poi dimenticare che l’impeachment potrebbe trasformarsi in un boomerang per chi lo intenta: come accadde ai repubblicani contro Bill Clinton tra il 1998 e il 1999. In secondo luogo, non bisogna trascurare che i democratici non detengono la maggioranza al Senato: ragion per cui è altamente improbabile che ci siano i numeri parlamentari per arrivare a una condanna del Presidente. Infine, la battaglia su questo fronte sta subendo una radicale politicizzazione. Non solo i repubblicani accusano l’Asinello di essersi riservato un eccessivo potere nella conduzione dell’indagine per impeachment contro Trump. Ma la questione ucraina – su cui l’intera faccenda si basa – rischia di chiamare paradossalmente in causa lo stesso Joe Biden, per il controverso ruolo avuto nella politica di Kiev, quando era vicepresidente nel 2016.

 

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