Dal mondo

La protesta dei giovani in Thailandia che chiede le riforme

Thailandia

I giovani thailandesi scendono in piazza. Si tratta della più grande manifestazione di protesta in Thailandia dal colpo di Stato del 2014. Oltre 20.000 persone al raduno pacifico chiedono a gran voce riforme democratiche

La manifestazione dei giovani thailandesi a Bangkok è stata organizzata in difesa della libertà di parola e chiede al governo riforme democratiche. I giovani che sono scesi in piazza per far sentire la loro voce hanno ottenuto un sostegno sempre più aperto da parte di accademici, celebrità e una fascia sempre più ampia di pubblico, mentre le autorità e l’establishment monarchico tentano senza successo di metterli a tacere.

CHI HA ORGANIZZATO LA MANIFESTAZIONE

Free People è un gruppo di attivisti costituito prevalentemente da studenti thailandesi. È stato istituito il 7 agosto per facilitare un più ampio sostegno pubblico alle riforme politiche. Tre delle principali richieste che vengono avanzate ci sono la fine delle vessazioni ufficiali che impediscono alle persone di esercitare i diritti, la riscrittura di parti controverse della Costituzione redatta dai militari e lo scioglimento del Parlamento. Il gruppo ha organizzato un grande raduno domenica pomeriggio presso il Monumento alla Democrazia, vicino al cuore amministrativo della capitale della Thailandia, Bangkok. Il Metropolitan Police Bureau ha detto che il numero dei manifestanti ha superato i 12.000, ma un poliziotto sul posto ha detto al Nikkei Asian Review che si sono radunati circa 20.000 giovani. Altre fonti di informazione hanno stimato che la folla, che riempiva le strade che conducono alla grande rotatoria del monumento, si avvicinava a 25.000 persone. Ma anche le stime più basse hanno trasformato l’evento nel più grande raduno politico che la Thailandia abbia mai visto da quando i militari hanno inscenato il colpo di Stato del 2014.

CONTRO CHI SI PROTESTA

All’inizio della protesta, almeno 600 poliziotti in uniforme erano stati incaricati di bloccare l’accesso al monumento e di pattugliare le zone circostanti. Nelle ultime settimane, tuttavia, gli attivisti sono stati pedinati da agenti di sicurezza in borghese. Si ritiene che la polizia ne abbia 31 sotto sorveglianza e che siano stati presi di mira per un possibile arresto. Venerdì, Parit Chiwarak dell’Unione studentesca della Thailandia, è stato arrestato da quattro poliziotti. Parit, meglio conosciuto come Penguin, è stato rilasciato su cauzione subito dopo l’inizio della protesta di domenica. Le proposte di riforme della monarchia sono viste come pura blasfemia da un’ampia parte della popolazione in un regno dove la venerazione del monarca è inserita nella Costituzione. La mattina, un centinaio di monarchici ha organizzato un altro raduno nello stesso luogo. Uno striscione esposto recitava: “Puoi inseguire chiunque, ma non toccare la dinastia dei Chakri” – un riferimento alla Casa dei Chakri, che ha a lungo governato la Thailandia. L’attuale re in carica, il re Maha Vajiralongkorn, è conosciuto anche come Rama X e risiede per la maggior parte del tempo in Germania. “Voglio che i leader del Paese pensino ai benefici pubblici piuttosto che a se stessi”, ha detto Bia, 38 anni, nativo della provincia di Surat Thani, che ha percorso 500 km per partecipare alla manifestazione. Molti manifestanti indossavano magliette nere. A loro si sono uniti altri con magliette rosse a segnalare la loro fedeltà a Thaksin Shinawatra, il primo ministro populista spodestato dai militari in un colpo di Stato nel 2006.

PERCHÉ SI PROTESTA

Il malcontento politico arriva in un momento di crescente disagio economico causato dalla pandemia Covid-19. Secondo la Banca di Thailandia, la seconda economia del Sud-est asiatico quest’anno dovrebbe subire una contrazione dell’8,1%. Gli studenti hanno attinto al risentimento pubblico anche attirando l’attenzione su un sistema giudiziario che molti ritengono offra impunità ai ricchi e ai potenti. Vorayuth Yoovidhya, nipote del miliardario cofondatore della Red Bull Chaleo Yoovidhya, è stato accusato di aver ucciso un agente di polizia mentre era ubriaco in un incidente con omissione di soccorso nel 2012, ma è fuggito all’estero prima del suo arresto. Il caso è stato archiviato dall’ufficio del procuratore generale a gennaio e la notizia della sua assoluzione legale è emersa solo a luglio.

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