Dal mondo

Russia, Putin alla prova del referendum costituzionale

Russia Putin

Aleksandr Tsipko, professore presso l’Accademia russa delle scienze, smonta l’immagine sacra di Putin alla vigilia del referendum costituzionale. L’approfondimento di Giulia Alfieri

Oggi, 1° luglio 2020, in Russia si terrà il referendum per votare le modifiche alla Costituzione volute dal presidente Putin, in carica dal 2000. Il testo – che gli darebbe la possibilità di ricandidarsi nel 2024 e prolungare la sua permanenza fino al 2036 – è stato tuttavia già approvato dal Parlamento e ritenuto compatibile con la legge anche dalla Corte Costituzionale del Paese. Il referendum sembra dunque una formalità. Ma il Presidente può ancora ritenersi forte dell’immagine costruita e consacrata negli anni?

Aleksandr Tsipko, professore presso l’Accademia russa delle scienze, ha scritto sul quotidiano russo Nezavisimaya Gazeta, riportato dal Courrier international, che la pandemia ha fatto cadere Putin dall’Olimpo: “Le persone guardano con altri occhi il mondo e coloro che li governano quando la vita di ciascuno è messa a rischio. E quello che vedono è che le persone che ci governano sono mortali quanto noi. Nonostante la loro arroganza, hanno in realtà il controllo di poche cose al mondo”.

Per il Professore, il padrone delle nostre esistenze – il caso – stanco dell’arroganza dell’uomo, ha deciso, affliggendoci con questa pandemia, di azzerare il contatore della nostra vita, compreso il barometro di sacralizzazione di Putin. La costruzione della sua immagine è passata attraverso l’esaltazione dei valori di ordine e forza. L’accumulazione di immagini e rappresentazioni pone però un problema: dà l’impressione che sia un uomo onnisciente e onnipotente richiamando l’antica figura del vojd (guida) o zar.

LE RAPPRESENTAZIONI DI PUTIN

Negli anni sono state diffuse in tutto il mondo le immagini di Putin in veste di judoka, sciatore o nuotatore in acque gelide. Dall’esaltazione degli sport si è poi passati all’esposizione del corpo. Non si contano più le fotografie del Presidente a torso nudo da cui ne è derivata un’erotizzazione della comunicazione rafforzata da dichiarazioni d’amore a Putin, canzoni in suo onore e calendari sexy.

Lo abbiamo visto a cavallo, su moto, motoslitte, macchine, aerei, sottomarini. Se si trova al comando di un aereo è per rappresentarlo come protettore del popolo su cui sorvola. La costruzione dell’immagine di leader virile è passata anche dalla caccia e dalla pesca. Ma ovviamente un uomo simile non può cacciare dell’ordinaria selvaggina e quindi viene mostrato durante la caccia alla balena o mentre spara a una tigre con un fucile caricato con una siringa di sonnifero per salvare una troupe televisiva.

“Dio e il destino hanno inviato Putin alla Russia in un periodo difficile”, dichiarava nel 2012 Vladislav Surkov – ai tempi conosciuto come “l’eminenza grigia” del Cremlino e consigliere del Presidente per gli affari inerenti all’Ucraina, ormai licenziato all’inizio di quest’anno. Altre sviolinate giungevano dalla politologa Olga Mefodjeva: “Putin ha un lato da eroe dei racconti popolari: doma belve feroci, lotta sul tatami… è lo zar protettore!”.

Oggi, secondo Tsipko, per preservare l’infallibilità di Putin, la menzogna continua a regnare nella televisione pubblica. Ma la pandemia sta distruggendo tutto quello su cui si fonda la sacralizzazione del potere di Putin.

LA DESACRALIZZAZIONE DI PUTIN

Il futuro della Russia ora dipende quindi dall’impatto che la pandemia avrà sulla desacralizzazione del Presidente. La sacralizzazione del suo potere si è fusa con la sacralizzazione della sovranità statale. Come ha detto Tsipko, tutto ciò che riguarda il “pensiero russo” è al servizio del potere in quanto anestetizza il buonsenso e qualunque istinto di sopravvivenza. Più misticismo e messianismo sono presenti nel racconto ufficiale della storia sovietica, più le persone perdono il senso della realtà, del valore della vita umana e dell’implicazione di ciascuno nella catastrofe russa.

La paura e l’orrore suscitati dal COVID-19 nelle persone sono utili a risvegliare quell’istinto spingendo gli uomini a percepire cosa minaccia realmente la loro esistenza. È la differenza tra la reazione popolare a una disgrazia dal volto umano e quella a una senza volto come nel caso del virus. Di solito, una minaccia tangibile, per esempio un’aggressione militare esterna, tende a rinsaldare il legame tra il potere e il popolo. Ma una disgrazia come il coronavirus accentua il divario.

Nel momento in cui l’istinto di conservazione ritorna, il misticismo si indebolisce così come la sacralizzazione del potere. Ecco perché Tsipko ritiene che la militarizzazione delle coscienze, la mistificazione della storia sovietica, i tentativi di sostituire i valori reali dell’uomo con delle favole sulla potenza russa sono ormai atteggiamenti incompatibili con la situazione politica, morale e psicologica provocata dalla pandemia, flagello che farà saltare il legame mistico che unisce il popolo a Putin distruggendo l’armatura di apoteosi del Presidente.

Il virus ha inoltre costretto Putin e le autorità russe ad aprire gli occhi sulla povertà che regna nel Paese considerando che il 70% del popolo non ha alcun risparmio e sopravvive con un salario incerto. Ha scritto Marta Ottaviani su Aspenia: “Tutto sembrerebbe andare secondo i piani del Presidente nonostante il COVID-19. Ma la situazione in Russia rimane critica e peggiorerà nei prossimi mesi. L’economia è a rischio e il prezzo basso del petrolio potrebbe darle il colpo di grazia. […] C’è un’altra cosa che preoccupa Putin e sono i dati sul suo consenso. Secondo l’Istituto di ricerca Levada, uno dei pochi indipendenti nel Paese, in questo momento sarebbe gradito solo al 59% della popolazione. Una percentuale che può apparire alta, ma in netto calo se la si paragona al 76,69% con cui ha vinto le elezioni nel 2018. Segnali che spiegano perché il presidente abbia tutta questa fretta di far passare la riforma costituzionale prima dell’autunno. Quando, probabilmente, il COVID-19 non sarà ancora stato sconfitto e la crisi farà sentire ancora di più la sua pressione”.

IL RAPPORTO TRA PUTIN E LA CHIESA ORTODOSSA

Le origini del rapporto tra il potere temporale e spirituale in Russia sono molto antiche. Come si legge nel libro del Professor Roccucci Stalin e il Patriarca, nell’Unione Sovietica il potere Comunista fece del credo antireligioso uno dei suoi cavalli di battaglia: “l’uomo nuovo” vagheggiato non avrebbe dovuto nutrire alcuna fede religiosa, né essa avrebbe dovuto occupare alcun posto nella società e nell’organizzazione dello Stato sovietico. Ma la Seconda guerra mondiale avrebbe cambiato molte cose, e Stalin avrebbe imparato a gestire in modo molto più sofisticato il suo rapporto con la Chiesa ortodossa.

Oggi, Putin, dall’alto della sua sacralità, è sceso di nuovo sulla terra, il suo viso si è animato, lasciando apparire la preoccupazione, a tratti forse anche lo sgomento. La pandemia ha rivelato che tutto quello che aveva pianificato non è realizzabile, che la vita è sufficientemente imprevedibile per ostacolare i piani del potere e che è vietato, anche a chi vorrebbe compiere l’impossibile, ignorare la linea rossa che ogni uomo, se vuole restare uomo, non deve superare.

Fino alla fine di febbraio 2020, nel testo proposto per modificare la Costituzione, non si parlava né di religione né di matrimonio, tutto è cambiato il 2 marzo quando il Presidente ha trasmesso al Parlamento 24 pagine di emendamenti supplementari. E questi emendamenti non sono degli aneddoti. Primo punto: Putin vuole che la “fede in Dio” sia integrata nella Costituzione in quanto tradizione millenaria russa e valore ricevuto dagli antenati – sebbene oggi la Russia sia ufficialmente un Paese secolare in cui la Chiesa dovrebbe essere separata dallo Stato. Secondo punto: il matrimonio rappresenta solo l’unione tra uomo e donna. Negli anni ‘90 la Russia si era ammorbidita sulla questione dei diritti della comunità LGBT – l’omosessualità ha smesso di essere un crimine nel 1993 – ma sette anni fa, una nuova legge ha vietato qualunque tipo di propaganda omosessuale poiché percepita come una deriva della cultura occidentale.

È la prova del peso sempre maggiore del clero ortodosso nella vita politica russa? Nel corso degli anni Putin si è molto avvicinato al patriarca Kirill e si stima che il 65% dei russi si dichiara ortodosso. Kirill è un personaggio controverso, è stato accusato di governare la sua Chiesa con un pugno di ferro e di amare un po’ troppo yacht e case di lusso. Ecco dunque che nel 2020 Dio potrebbe essere inserito nella Costituzione russa, ma basterà a salvare Putin?

 

 

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