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Tokyo Vice? Così in Giappone le ecig hanno soppiantato le sigarette

giappone ecig

In Giappone la quota di mercato delle ecig è oggi pari al 25,8% del mercato del totale, determinando la contrazione più significativa di sempre del comparto delle sigarette tradizionali

Ai giapponesi, si sa, l’elettronica è sempre piaciuta tantissimo. Quando noi eravamo ancora alle prese con le ingombranti macchine da scrivere Olivetti, i figli del Sol Levante stavano già miniaturizzando macchine fotografiche e videocamere. Forse anche per quello in Giappone il successo delle ecig è tale da farlo diventare quasi un caso di studio.

Mentre nel Vecchio continente si sta combattendo una battaglia cruciale sul destino delle ecig, che potrebbero presto essere intese, dalla legislazione comunitaria, al pari delle sigarette tradizionali, senza tenere perciò conto del principio della riduzione del danno, il Giappone dimostra che la loro diffusione ha ridotto il numero di fumatori di prodotti tradizionali, maggiormente cancerogeni per la salute. Con un netto vantaggio per i singoli e per la sanità nipponica.

A pochi anni dall’introduzione dei primi dispositivi elettronici, infatti, la quota di mercato del tabacco riscaldato è oggi pari a oltre un quarto (25,8%) del mercato del tabacco complessivo, determinando la contrazione più significativa di sempre del mercato delle sigarette. Ricerche condotte in Giappone dimostrano come la penetrazione su larga scala dei prodotti senza combustione abbia contribuito significativamente al un calo significativo della vendita di sigarette. Uno studio indipendente condotto da ricercatori dell’American Cancer Society ha poi dimostrato come le vendite di sigarette abbiano visto un calo sostanziale in seguito all’introduzione dei prodotti del tabacco senza combustione.

E non è un caso limitato al Giappone e ai giapponesi, frutto dunque della loro incredibile passione per l’alta tecnologia. L’ultima edizione del Libro Blu 2019 dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli rileva infatti il ruolo sempre più importante che i prodotti senza fumo stanno avendo sul consumo di sigarette anche in Italia. I dati riportano come negli ultimi due anni si sia assistito ad un calo del consumo di sigarette tradizionali che non pare avere precedenti (-6,80%, in volume, dal 2017), trainato non soltanto dalle campagne di sensibilizzazione contro il fumo, ma anche dalla sostituzione delle sigarette con i prodotti a tabacco riscaldato senza combustione. Questo mutamento nei consumi avviene in un contesto in cui la domanda complessiva di tabacchi è diminuita nello stesso periodo del -1,59%, in linea con i trend storici, e con una sostanziale stabilità del gettito complessivo per lo Stato. In altre parole, in uno scenario di in cui cala nel suo complesso il mercato della nicotina, si assiste ad una sostituzione delle sigarette con prodotti senza combustione, a fronte di un equilibrio delle entrate fiscali.

Soltanto durante l’emergenza Covid, secondo i dati forniti dall’Istituto Superiore di Sanità, 600 mila persone hanno lasciato le sigarette. Tale calo ha coinciso con l’aumento degli utilizzatori di sigaretta elettronica e tabacco a riscaldato, che hanno visto un aumento rispettivamente dell’1% e dello 0,3%. Sempre secondo i dati ISS, il passaggio a questi prodotti è stato particolarmente evidente tra coloro che rilevano una fascia di istruzione medio-alta. Insomma, nonostante anche le ecig possano far male alla salute, non essendo pericolose come le sigarette tradizionali potrebbero essere una exit strategy dal vizio del fumo utile a raggiungere i pretenziosi obiettivi che l’Ue ha fissato nel proprio European Beating Cancer Plan, evitando però svolte improvvise o misure simili ai proibizionismi che rischiano semplicemente di fare aumentare il giro d’affari della criminalità organizzata.

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