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Come si muove Trump su Huawei, 5G e Kim Jong-un

Cina

Il “Taccuino estero” di Marco Orioles

L’ambasciatore di Pechino: “ripercussioni” se il Canada dovesse bandire Huawei

Si aggrava la crisi tra Cina e Canada innescata dall’arresto, avvenuto a dicembre a Vancouver su mandato della giustizia americana, del CFO di Huawei Meng “Sabrina” Wanzhou nonché dalle voci di un possibile bando del governo di Ottawa alla partecipazione del colosso di Shenzen allo sviluppo dell’infrastruttura nazionale del 5G. In una rara intervista ai giornalisti, l’ambasciatore cinese in Canada, Lu Shaye, ha definito “un accoltellamento alle spalle” il provvedimento giudiziario nei confronti di Meng. Quanto alla restrizione nei confronti delle apparecchiature Huawei, Lu ha sottolineato che se “il governo canadese dovesse bandire Huawei dalla partecipazione alla rete 5G, allora (..) credo che ci saranno ripercussioni”. L’ambasciatore esorta perciò Ottawa a “prendere una decisione saggia su questo tema”. Lu ha affrontato anche la questione della condanna a morte di un cittadino canadese da parte di una corte cinese per reati di droga, mossa che ha allarmato il governo canadese e spinto il premier Justin Trudeau a denunciare quello che considera il ricorso “arbitrario” alla pena di morte da parte di Pechino. Rivolgendosi al ministro degli esteri canadese Chrystia Freeland, attesa questa settimana a Davos, l’ambasciatore l’ha invitata a non cedere alla tentazione di fare “diplomazia da microfono”, usando la platea del World Economic Forum per chiedere il sostegno della comunità internazionale. In tutta risposta, la ministra ha dichiarato che il governo canadese continuerà a “parlare ogni giorno” con gli alleati “di questa situazione” che, pochi giorni prima, aveva definito una “minaccia per tutti i paesi”. La replica alle parole dell’ambasciatore cinese sul possibile bando ad Huawei è arrivata invece attraverso il ministro della Pubblica Sicurezza Ralph Goodale: “Compendiamo che questo tipo di commenti saranno fatti nel corso del processo, ma noi prenderemo la nostra decisione sulla base di ciò che è giusto per il Canada e non ci faremo dissuadere (…) Siamo determinati a mantenere la nostra posizione sulla base di ciò che è giusto per il Canada… questo è un mondo difficile e turbolento”.

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Anche il governo tedesco valuta un bando a Huawei sul 5G

Anche il governo di Berlino, dopo le pressioni ricevute degli Stati Uniti, sta considerando di impedire a Huawei di partecipare allo sviluppo del 5G. Lo ha rivelato giovedì il quotidiano tedesco Handesblatt, in una notizia successivamente confermata da altre testate internazionali, tra cui il Wall Street Journal e Cnbc. Il governo federale starebbe considerando di rafforzare i requisiti di sicurezza richiesti per la realizzazione della rete mobile di quinta generazione in un modo da rendere impossibile ai detentori delle licenze di usare le apparecchiature Huawei. La discussione, che è ancora in fieri, vede coinvolti tre ministeri (Interni, Economia, Trasporti), l’Agenzia Nazionale per la Rete e l’Ufficio Federale per la Sicurezza dell’Informazione. “Stiamo conducendo”, ha spiegato un membro dell’esecutivo al Wall Street Journal, “una completa analisi interdipartimentale su come potremmo emendare i requisiti di sicurezza (della rete 5G) in modo da colpire Huawei”. Il funzionario cita gli avvertimenti ricevuti dall’intelligence Usa circa ” la possibile presenza di “backdoor nei componenti hardware” che consentirebbero a Huawei e al governo di Pechino di condurre una sofisticata opera di spionaggio ai danni degli utenti pubblici e privati della rete. Huawei ha reagito a queste indiscrezioni con compostezza tattica. In una dichiarazione resa alla stampa, l’azienda ha dato “il benvenuto” alla decisione di Berlino di “verificare e standardizzare le soluzioni tecnologiche” per lo sviluppo del 5G. “Siamo molto fiduciosi”, prosegue la dichiarazione, “di poter soddisfare completamente tutti i requisiti di sicurezza per le reti 5G”. Non sfuggono però, a Huawei, le implicazioni di un possibile bando anche nella locomotiva d’Europa. E la tensione sfocia nelle parole di un portavoce europeo. “La Germania”, ha dichiarato il portavoce, “ha avuto sinora una posizione molto equilibrata ed è stata in grado di resistere alle pressioni esterne. Spetta alle autorità tedesche fare le proprie decisioni e noi naturalmente ci atterremo a e rispetteremo qualsiasi decisione. (…) Ma la polarizzazione del tema 5G sta procedendo in diversi paesi europei. (…) Limitare l’accesso a certi player di mercato significa che i prezzi salirebbero e l’innovazione rallenterebbe”.

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Nuovo summit nucleare tra Donald Trump e Kim Jong-un

A fine febbraio ci sarà un secondo summit tra Donald Trump e il leader della Corea del Nord Kim Jong-un. Lo ha annunciato venerdì la Casa Bianca dopo che il presidente Usa ha avuto, definizione sua, un “incredibile incontro” nello Studio Ovale con l’inviato di Pyonyang, l’ex capo dell’intelligence militare Kim Yong Chol, giunto a Washington con una lettera di Kim per Trump. “Il presidente Donald J. Trump”, recita la nota della Casa Bianca, “si è incontrato con Kim Yong Chol per un’ora e mezza per discutere di denuclearizzazione e di un secondo summit, che si terrà intorno alla fine di febbraio”. La location “sarà annunciata più avanti”: tra le ipotesi al vaglio, Vietnam, Tailandia, le isole Hawaii e Singapore, dove si è tenuto il primo storico summit Trump-Kim lo scorso 12 giugno. “Abbiamo fatto molti progressi per quanto riguarda la denuclearizzazione”, ha dichiarato Trump dopo l’incontro, “e stiamo parlando di un sacco di cose diverse. (…) Le cose stanno andando molto bene con la Corea del Nord”. Prima di recarsi nella residenza del presidente americano, Kim Yong Chol ha avuto un colloquio con il Segretario di Stato Mike Pompeo: secondo il portavoce del Dipartimento di Stato, Robert Palladino, i due hanno avuto “una buona discussione” sugli “sforzi (necessari) per fare progressi sugli impegni che il presidente Trump e il presidente Kim Jong-un hanno preso al summit di Singapore”. L’accelerazione verso un secondo incontro al vertice tra Usa e Corea del Nord arriva dopo mesi di stallo nel negoziato tra i due paesi e dopo che, nel suo discorso di capodanno, Kim Jong-un si era detto disponibile a incontrare Trump “in qualsiasi momento”. All’inizio dell’anno, Kim si è recato in Cina alla corte di Xi Jinping, onde confrontarsi con il suo storico alleato sul modo con cui far progredire le trattative con l’America. A Pechino, il capo del regno eremita dichiarò che la Corea del Nord avrebbe perseguito l’obiettivo di un secondo summit con gli Stati Uniti per “raggiungere risultati cui la comunità internazionale darà il benvenuto”. Alcuni analisti guardano con sospetto al ruolo della Cina, supponendo che Pechino possa usare la leva con Pyongyang per ottenere concessioni dall’America sul fronte del negoziato sui commerci.

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