Dal mondo

Tutti i danni procurati dalla “capitana” Carola Rachete

La capitana Carola ha soccorso in mare dei naufraghi per sottrarli al ritorno nell’inferno libico e li ha resi ostaggi della sua personalissima e curiosa guerra contro le regole, gli interessi, la linea del legittimo governo dell’Italia. I graffi di Damato

Fermata o arrestata che sia mentre scrivo, avendo di fronte a me il dispaccio dell’Ansa sugli sviluppi notturni della vicenda della nave arrivata al suo comando nel porto di Lampedusa con una quarantina di migranti, non certamente destinati a morire di fame e altri stenti dal momento del loro soccorso in mare, la giovane “capitana” tedesca Carola Rachete è riuscita paradossalmente a creare più danni a chi l’ha issata come una bandiera in questi giorni che a se stessa, e ai proprietari della nave battente bandiera olandese affidata incautamente alla sua guida.

La stecca nel coro mediatico improvvisatosi a favore di questa donna scambiata addirittura per un’Antigone dei nostri giorni, rivoltatasi contro il Creonte di turno, che sarebbe il vice presidente leghista del Consiglio italiano e ministro dell’Interno Matteo Salvini, con o senza il permesso dell’incolpevole Sofocle, è di tale livello da lasciare tramortiti. E’ stato Domenico Quirico, lo storico inviato della Stampa, che ne ha viste, vissute e raccontate di tutti i colori nella sua esperienza professionale a contatto con guerre, carestie e atrocità di ogni tipo, a scrivere un onestissimo e ragionevolissimo articolo intitolato con la stessa semplicità ed efficacia dei suoi reportage: “Cara Carola, stai sbagliando”. Ne sarà arrossito di imbarazzo, spero, leggendolo il direttore dell’affiliata, associata e non so come altro definirla Repubblica diretta da Carlo Verdini, dopo i ventenni di Eugenio Scalfari e di Ezio Mauro, e il regno breve di Mario Calabresi.

Il succo del discorso, ragionamento e quant’altro di Quirico, anche se non esplicitato come sto facendo io, è lo stesso del vecchio adagio popolare sulla strada dell’inferno lastricata di buone intenzioni. La presunta, nuova Antigone ha soccorso in mare dei naufraghi per sottrarli al ritorno nell’inferno libico e li ha resi ostaggi della sua personalissima e curiosa guerra contro le regole, gli interessi, la linea del legittimo governo dell’Italia. Della quale tutto si può francamente dire e scrivere ma non che non abbia dato, e abbastanza, di suo sul terreno dell’ospitalità e del soccorso ai migranti, tra l’indifferenza e spesso la dichiarata ostilità di altri paesi europei che godono della loro lontananza dalle coste africane. E stanno lì a misurare, di giorno e di notte, di quanti decimali di punti siano contestabili i nostri bilanci, e di quali e quante multe e procedure d’infrazione sia minacciabile il governo di turno a Roma. Via, diciamo la verità, è un’autentica vergogna. E che lo si lasci dire solo a Salvini è un’altra vergogna.

Ci sono “anti-italiani”, come li ha chiamati dalla lontana Osaka, in Giappone, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, pur parlando dei nostri conti e non dei migranti, che pur di tifare per la “capitana”Carola Conte contro il “capitano” Salvini hanno sognato per qualche giorno un morto, qualsiasi e per qualsiasi ragione, sulla nave Sea Watch, o su qualsiasi spiaggia italiana, da poter fotografare e stampare sulle prime pagine accanto all’immagine del padre e della figlia affogati nelle lontane acque ai confini fra gli Stati Uniti e il Messico. Vergogna, per la terza volta.

Ma chi è riuscito e venir fuori nel peggiore dei modi da questa guerra dei capitani, chiamiamola così, è stato lo sfigatissimo Pd di Nicola Zingaretti, ormai inarrestabile, nonostante i segretari nel frattempo avvicendatisi al suo vertice o capezzale, nella marcia dalla vocazione maggioritaria di Walter Veltroni, nel 2007, che sembrava ravvivata da Matteo Renzi nelle elezioni europee del 2014, alla vocazione al suicidio.

Carola è diventata per ventiquattro ore, festeggiata sulla sua stessa nave da un grappolo di parlamentari saltativi a bordo, una specie di Papessa di un Pd rigenerato, capace finalmente di mettere nell’angolo o schiacciare come un verme Salvini. Il quale invece sta ora festeggiando, e a ragione, anche quest’altra occasione che il Pd ha voluto perdere per non rendere inconciliabile la sicurezza e la sinistra, che solo il povero Marco Minniti da quelle parti raccomanda, inascoltato, di sapere invece coniugare.

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