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Tutti i dossier al centro della visita di Conte in Russia

Mosca

L’approfondimento di Marco Orioles sulla visita del premier Conte a Mosca

Un volo di Stato porterà domani il primo ministro Giuseppe Conte a Mosca, dove sarà ricevuto dal presidente della Federazione Russa Vladimir Putin e dal premier Dmitrij Medvedev. È la terza visita russa in pochi giorni di un alto esponente del governo italiano: prima di Conte, a mettere piede sul suolo della Federazione sono stati il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi e, la settimana scorsa, il vicepremier Matteo Salvini.

LE PRIORITÀ ITALIANE IN RUSSIA

Questo pressing diplomatico italiano è dettato da ragioni cogenti. La prima delle quali rimanda alle priorità della politica estera italiana nel Mediterraneo. Il 12 e 13 novembre si terrà a Palermo la Conferenza sulla Libia, voluta dal nostro governo per riaffermare la primazia italiana sull’ex Terza sponda e per contrastare le azioni di disturbo effettuate dalla Francia di Emmanuel Macron.

Conte chiederà a Putin una presenza al massimo livello del suo governo a Palermo, puntando su quella dello stesso presidente russo. Non è esclusa una risposta positiva, anche alla luce dell’invito che Conte ha esteso a Donald Trump a margine dei lavori dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite dello scorso settembre. Anche la partecipazione di Trump non è un miraggio: il giorno prima del summit palermitano, The Donald sarà a Parigi per una cerimonia di commemorazione della Prima guerra mondiale. Immaginarlo su un volo dalla capitale francese all’isola più grande del Mediterraneo è la legittima ambizione del nostro governo e del primo ministro Conte in particolare, che vanta un feeling di marca populista con il tycoon.

L’APPUNTAMENTO DI PALERMO SULLA LIBIA

La presenza a Palermo dei leader delle due potenze mondiali conferirebbe alla Conferenza l’alto profilo necessario per assicurarle almeno un parziale successo. Confermerebbe, inoltre, la vocazione dell’Italia a fungere da ponte tra Occidente ed Oriente, una missione che sembra essere nel Dna di un esecutivo che sin dalle sue prime battute, a partire dalla stesura del contratto di governo, ha ribadito la sua volontà di muovere la propria politica estera su un doppio binario: interlocuzione stretta con l’alleato “privilegiato” a Washington e tessitura della tela per una riabilitazione della Russia sul palcoscenico mondiale.

L’IMPORTANZA DI HAFTAR

Corteggiare Putin significa aumentare le possibilità di una presenza, a Palermo, dell’uomo forte della Cirenaica, quel generale Khalifa Haftar che da sempre ha un’interlocuzione strategica con Mosca. Senza Haftar, la possibilità di riassorbire il caos libico risulterebbe una chimera, dati gli equilibri delle forze in campo e la debolezza delle altre figure che si muovono su quel terreno, in primis il presidente del Governo di Accordo Nazionale Fayez al-Serraj la cui poltrona lo scorso agosto, a seguito dei veementi scontri tra le tribù armate fino a lui leali, ha traballato fino a vacillare.

LA LINEA ITALIANA

Il governo giallo-verde soffre di un pesante deficit di comunicazione con Haftar. Le relazioni libiche dell’Italia di Salvini e Di Maio sono pesantemente sbilanciate in favore della Tripolitania di Haftar, un retaggio che rimanda alle azioni e decisioni dei precedenti esecutivi a guida Renzi e Gentiloni. A dire il vero, è tutta la strategia libica dell’Italia ad essere in bilico: è da agosto che il nostro ambasciatore a Tripoli Perrone è inchiodato a Roma, dopo essere stato dichiarato persona non grata dagli uomini di Haftar a seguito di un’infelice intervista rilasciata da Perrone ad un quotidiano libico. Non rende migliore la situazione il limbo in cui galleggiano i vertici dei nostri servizi segreti, che negli ultimi anni hanno giocato un ruolo cruciale nella tessitura dei rapporti con la Libia. Coltivare i rapporti con Putin significa, per l’Italia, colmare questo gap. E bilanciare le relazioni rispettivamente con la metà orientale e occidentale della Libia.

OPPORSI ALLA FRANCIA

A Palermo, l’Italia ha bisogno di alleati che sostengano la nostra linea e osteggino quella francese. I transalpini coltivano infatti un disegno che preoccupa non poco il nostro paese: quello che dovrebbe portare a celebrare una fondamentale tornata elettorale entro il mese di dicembre. È quanto fu concordato, sebbene senza l’appoggio di dichiarazioni scritte, al vertice di Parigi dello scorso maggio, alla presenza di Serraj e Haftar e sotto lo sguardo astuto di Macron. L’Italia si oppone strenuamente al progetto francese in quanto convinta che sarebbe un disastro tenere elezioni nell’attuale quadro deteriorato della sicurezza e, soprattutto, in assenza di una Costituzione approvata dal voto popolare e di una nuova legge elettorale. Con la Russia e gli Stati Uniti al suo fianco, l’Italia sarebbe in grado di far valere la propria voce, e di contrastare efficacemente i piani di Parigi.

A PROPOSITO DI SANZIONI

Se la Libia è la priorità numero uno del viaggio moscovita di Conte, non mancano altri argomenti in agenda. Il primo dei quali verterà senz’altro sulle sanzioni contro Mosca elevate dall’Occidente a seguito dell’occupazione della Crimea e delle ingerenze russe nel conflitto nel Donbass. È nota la contrarietà del governo italiano al rinnovo delle sanzioni che sarà in discussione in sede europea il prossimo dicembre. Lo ha ribadito a gran voce Salvini all’incontro organizzato da Confindustria Russia la scorsa settimana. Ma Salvini ha anche affermato di non voler ricorrere al veto italiano per bloccare il rinnovo. Una mossa del genere provocherebbe l’allarme dei partner europei e susciterebbe la legittima preoccupazione di Washington. Di fronte alla possibilità concreta di incrementare l’isolamento diplomatico di cui soffre al momento il governo italiano, è probabile che ci si accontenterà di attestazioni di fraterna amicizia italo-russa, e di una generica disponibilità a convincere gli alleati occidentali della necessità di archiviare la stagione della contrapposizione frontale con Mosca.

QUESTIONE NUCLEARE

Non è escluso, quindi, che Conte e Putin affrontino il tema caldo del momento, l’annuncio americano di un’imminente uscita dal trattato Inf sui missili nucleari e non nucleari a corto e medio raggio. Quale paese Nato, l’Italia rivendicherà voce in capitolo, sottolineando la sua preoccupazione per le conseguenze della mossa Usa che avrebbe nel prossimo futuro ripercussioni sul territorio italiano in termini di dislocamento di nuovi sistemi d’arma: un ritorno, insomma, all’incubo degli euromissili che trent’anni fa causò non poche fibrillazioni nell’opinione pubblica italiana. Ma la voce di Conte su questo tema sarà flebile, rappresentando tutt’al più un debole tentativo di operare una mediazione tra due superpotenze che peraltro proprio oggi, a Mosca, discuteranno del tema per il tramite dello stesso Putin e del Consigliere per la Sicurezza Nazionale americana John Bolton.

IL GAS CHE CI UNISCE

In primo piano, infine, ci saranno le relazioni economiche, a partire da quelle del gas. L’Italia è un partner di prim’ordine per la Russia, nel quadro di un interscambio che è stato danneggiato dalle sanzioni. Programmando un incontro con un numero selezionato di imprenditori, Putin e Conte ribadiranno l’importanza del rapporto reciproco e la necessità di consolidarlo in un quadro depurato dalle conseguenze negative delle sanzioni. Ma per le ragioni già citate, oltre ad una petizione di principio l’Italia non potrà fare granché su questo piano, avendo le mani legate dalla strenua opposizione di Washington e dei principali alleati europei a togliere le sanzioni in assenza di segnali tangibili da parte di Mosca sul fronte ucraino.

MOSCA AMICA

Che il governo pentaleghista punti ad un miglioramento dei rapporti con Mosca è un fatto noto e la visita di Conte ne sarà una riprova. Ma mancano le premesse internazionali per passare dalle parole ai fatti. Se il nostro primo ministro riuscirà a tornare a Roma con la promessa di una partecipazione russa alla Conferenza di Palermo e con qualche marginale ritocco all’insù dell’export tricolore sarà già un risultato che consentirà all’Italia di cantare vittoria senza suscitare la diffidenza, e l’ostilità, dei suoi partner storici.

Per l’Italia, la primavera russa è ancora un miraggio lontano.

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