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Vaccini e brevetti, perché si accapigliano Moderna e governo Usa

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La lite sui brevetti dei vaccini si arricchisce di un nuovo capitolo: Moderna non vuole includere i ricercatori del centro governativo Nih. Se fossero menzionati anche i loro nomi, il governo federale potrebbe dire la sua sugli impianti in cui produrre il vaccino e otterrebbe la possibilità di concedere in licenza la tecnologia alla base del prodotto

Dopo l’intervento a gamba tesa del presidente USA Joe Biden, che lo scorso maggio aveva proposto di sospendere temporaneamente i diritti sui vaccini anti Covid-19, nuova grana sul fronte brevetti per Moderna, che si sta contendendo col National Institutes of Health (Nih) il diritto al riconoscimento della paternità della componente centrale del vaccino anti Covid. Il prodotto sviluppato dall’azienda americana è stato messo a punto grazie alla collaborazione di uno dei più grandi centri di ricerca mondiali, di natura federale. E Moderna stessa ha ricevuto quasi 10 miliardi di dollari di fondi federali per sviluppare il vaccino.

Un conflitto, spiega il New York Times, che potrebbe avere ampie implicazioni sulla distribuzione a lungo termine del vaccino stesso e su futuri profitti miliardari. Controllando tra i brevetti dei vaccini, risulta che Moderna non vuole citare nella sua richiesta i nomi di tre scienziati del centro di ricerca sui vaccini del Nih, sostenendo che non hanno co-inventato la componente in questione.

L’agenzia governativa statunitense invece sostiene adducendo che John R. Mascola, direttore del centro, Barney S. Graham, nel frattempo andato in pensione, e Kizzmekia S. Corbett, ora ad Harvard, hanno lavorato con gli scienziati di Moderna per progettare la sequenza genetica che induce il vaccino a produrre una risposta immunitaria.

Perché è così importante determinare la paternità del prodotto? Non per mero punto di principio. Infatti, se fossero inclusi anche i loro nomi, il governo federale potrebbe dire la sua sugli impianti in cui produrre il vaccino, influenzando così la scelta dei Paesi cui dare l’accesso, ma, soprattutto, si assicurerebbe il diritto di dare in licenza la tecnologia. E dato che Biden ha già parlato di liberalizzare i brevetti, i vertici del Gruppo ora nutrono timori più che comprensibili di ciò che potrebbe fare del prodotto, se diventasse anche governativo. La battaglia potrebbe quindi presto spostarsi in tribunale.

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