Oltreconfine, la rassegna stampa internazionale di Policy Maker
OLTRECONFINE: POLONIA PRONTA AD ACCOGLIERE PIÙ TRUPPE USA
La Polonia è pronta ad accogliere ulteriori soldati americani, come riportato da Bloomberg. Lo ha dichiarato sabato scorso il ministro della Difesa polacco Wladyslaw Kosiniak-Kamysz su X, poche ore dopo che il presidente statunitense Trump aveva aperto alla possibilità di trasferire truppe dalla Germania alla Polonia. “Il nostro Paese è pronto ad accettare truppe americane aggiuntive per rafforzare il fianco orientale della Nato e garantire una protezione ancora migliore all’Europa”, ha affermato Kosiniak-Kamysz, sottolineando che “l’alleanza polacco-americana è il pilastro della nostra sicurezza”. Trump, intervenendo alla Casa Bianca, ha lodato i rapporti con Varsavia e con il presidente polacco Karol Nawrocki, nazionalista da lui sostenuto e vincitore delle presidenziali dello scorso anno. “Abbiamo un ottimo rapporto con la Polonia, ho un ottimo rapporto con il presidente, l’ho appoggiato e ha vinto. È un grande combattente, mi piace molto. Quindi è possibile”, ha detto il presidente Usa in risposta a una domanda sul possibile spostamento di soldati in Polonia o su altri Paesi del fianco orientale, in caso di ritiro dalla Germania.
La settimana scorsa il capo della Casa Bianca ha annunciato l’intenzione di ridurre la presenza militare americana in Germania di oltre 5.000 unità, suscitando timori di frammentazione all’interno della Nato. Il primo ministro polacco Donald Tusk, avversario politico di Nawrocki, ha reagito con preoccupazione, avvertendo del rischio di disintegrazione dell’alleanza transatlantica e invitando tutti i membri a invertire “questa tendenza disastrosa”. Tusk mantiene una posizione più cauta verso Trump, pur ribadendo l’importanza strategica degli Stati Uniti per la Polonia, che ospita già circa 10.000 soldati Usa. La posizione geografica della Polonia sul fianco orientale della Nato la espone a rischi elevati, soprattutto dopo l’invasione russa dell’Ucraina e la presenza militare di Mosca in Bielorussia. Varsavia risponde con un forte impegno nella difesa: spende quasi il 5% del PIL per le forze armate. Il ministro delle Finanze Andrzej Domanski ha confermato questa settimana che la Polonia dispone delle risorse necessarie per accogliere ulteriori contingenti statunitensi.
RUSSIA OFFRE A IRAN 5.000 DRONI ANTI-JAMMING PER COLPIRE GLI USA NEL GOLFO
Secondo un documento riservato del GRU ottenuto da The Economist, la Russia ha proposto all’Iran un piano di assistenza militare avanzata per colpire le forze americane nel Golfo. Il documento, di dieci pagine con diagrammi e mappe, prevede la fornitura a Teheran di 5.000 droni a corto raggio con guida in fibra ottica del tipo già utilizzato con grande efficacia in Ucraina, un numero imprecisato di droni a lungo raggio guidati via satellite con terminali Starlink, e un programma di addestramento per gli operatori. I droni in fibra ottica sono particolarmente letali perché non emettono segnali radio e quindi non possono essere disturbati dai jammer. Consentono attacchi precisi oltre i 40 km e hanno creato “zone grigie” sul campo di battaglia ucraino. Versioni simili sono già state impiegate da Hezbollah in Libano, fornite dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica. Il piano includerebbe anche l’addestramento di operatori reclutati tra i circa 10.000 studenti iraniani nelle università russe, oltre a tagiki e alauiti siriani fedeli al vecchio regime di Assad, previa selezione per lealtà ed esclusione di estremisti religiosi.
Il documento sembra redatto nelle prime sei settimane del conflitto, quando Washington valutava un’operazione anfibia per controllare lo Stretto di Hormuz o l’isola di Kharg. I droni sarebbero stati ideali contro i lenti mezzi da sbarco americani, da lanciare a sciami da posizioni nascoste a 15-30 km di distanza. La proposta sottolinea i rischi politici e militari per Mosca ma ne evidenzia anche i vantaggi: complicare le operazioni americane restando in una zona di “plausibile negabilità”. Esistono già segnali di cooperazione militare Russia-Iran più stretta, tra cui l’invio di versioni migliorate di droni Shahed. Christo Grozev, esperto di servizi russi, ritiene la proposta coerente con la strategia del GRU di aumentare il sostegno all’Iran contro Usa e Israele. Al momento non ci sono conferme definitive che il piano sia stato attuato o che i droni siano arrivati in Iran.
PERCEZIONE USA CROLLA A LIVELLO GLOBALE: ORA PEGGIO DELLA RUSSIA
Secondo il Democracy Perception Index 2026, pubblicato venerdì dall’Alliance of Democracies Foundation, la percezione globale degli Stati Uniti è peggiorata per il secondo anno consecutivo, scendendo sotto quella della Russia. Lo riporta Reuters, che riferisce come il net approval rating degli Usa è passato dal +22% di due anni fa al -16% attuale, posizionandosi dietro la Russia (-11%) e davanti solo a percezioni più negative. La Cina, invece, registra un +7%. Gli Stati Uniti sono inoltre il Paese citato più frequentemente, dopo Russia e Israele, come maggiore minaccia per il mondo. Il sondaggio, condotto da Nira Data tra il 19 marzo e il 21 aprile su oltre 94.000 intervistati in 98 Paesi (46.600 per le percezioni di Paese), non specifica i criteri esatti ma fa parte di un’iniziativa per difendere i valori democratici.
“Il rapido declino della percezione degli Stati Uniti è triste ma non sorprendente”, ha dichiarato Anders Fogh Rasmussen, fondatore dell’Alliance e già Segretario Generale della Nato. Rasmussen ha citato le politiche di Donald Trump degli ultimi 18 mesi: l’imposizione di tariffe generalizzate, le minacce di invadere la Groenlandia, il taglio degli aiuti all’Ucraina, la guerra aerea Usa-Israele contro l’Iran con il conseguente aumento dei prezzi del petrolio e l’irritazione per il rifiuto europeo di inviare navi nello Stretto di Hormuz. Ad aprile Trump è persino arrivato a minacciare il ritiro degli Usa dalla Nato. Questi elementi hanno fortemente indebolito il rapporto transatlantico e messo in crisi l’Alleanza Atlantica. Il rapporto è stato diffuso alla vigilia del Copenhagen Democracy Summit del 12 maggio, dove ne saranno discussi i contenuti.


