Cosa c’entrano la famigerata Ice e le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026? All’apparenza nulla, dal momento che l’agenzia federale statunitense si occupa formalmente di immigrazione e dogane, operando per lo più all’interno dei confini di Washington. Eppure negli ultimi giorni il funesto acronimo, ormai legato alle feroci campagne di repressione d’Oltreoceano, imperversa anche sulle cronache italiane.
Negli ultimi giorni, l’acronimo ICE – l’Immigration and Custom Enforcement – rimbalza con insistenza nelle cronache nostrane. E non soltanto per gli sconvolgenti accadimenti di Minneapolis, dove le operazioni dell’agenzia federale statunitense sono sfociate in decine di arresti indiscriminati e nelle uccisioni della poetessa e osservatrice legale Renee Nicole Good e dell’infermiere Alex Jeffrey Pretti.
Il caso italiano è esploso a seguito delle indiscrezioni del Fatto Quotidiano, in parte smentite dal Viminale, secondo cui alcuni agenti dell’Ice sarebbero già in Italia per dare supporto alle forze dell’ordine italiane in vista delle Olimpiadi di Milano Cortina. Il governatore della Regione Lombardia Attilio Fontana oggi ha chiarito che membri della forza speciale anti-immigrazione potrebbero anche essere presenti, ma solo in qualità di scorta alle delegazioni statunitensi di JD Vance e Marco Rubio. Il punto
L’ICE IN ITALIA? NON È UNA NOVITÀ
In realtà, l’Ice non è affatto un volto nuovo per il nostro Paese. L’agenzia è presente in Italia sin dalla sua fondazione nel 2003 — dunque ben prima dell’era Trump — con un ufficio presso l’ambasciata statunitense a Roma.
Negli anni, la collaborazione con le autorità italiane si è concentrata soprattutto sul contrasto alla criminalità organizzata e al riciclaggio. Non è quindi implausibile che, per un evento di portata globale come le Olimpiadi, vengano mobilitate tutte le risorse già presenti sul territorio per lo scambio di informazioni e il coordinamento logistico.
Dopo quanto accaduto a Minneapolis, rimane però il dubbio sull’opportunità di un dispiegamento di per sé singolare, ammesso e non concesso che non faccia parte di una precisa strategia mediatica di Washington, volta in qualche modo a legittimare – e accreditare anche presso il pubblico europeo – le operazioni dell’Ice.
LA SMENTITA DEL VIMINALE E DI FONTANA
A fare chiarezza è intervenuto subito il Viminale, smentendo l’ipotesi di una “invasione” operativa. Il Ministro dell’Interno ha ribadito un principio cardine: in Italia le forze di sicurezza straniere non possono svolgere attività di polizia. La delegazione statunitense potrà certamente contare su un proprio dispositivo di sicurezza, ma si tratterà esclusivamente di una scorta passiva a difesa dei propri rappresentanti.
Oggi ha parlato anche il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, che ha ipotizzato che l’Ice potesse occuparsi della protezione di figure di alto profilo come il vicepresidente J.D. Vance o il segretario di Stato Marco Rubio. Parole cui s’è subito aggiunta una nota dell’ufficio stampa della Regione, che ha precisato come il presidente non volesse in tal modo confermare l’eventuale presenza degli agenti ICE, ma solo chiarirne i confini operativi.
IL PESO DELLE CRONACHE AMERICANE
Il motivo di tanta apprensione risiede proprio in ciò che sta accadendo negli Stati Uniti. Il clima oltreoceano è incandescente: l’amministrazione Trump ha impresso una svolta muscolare all’agenzia, portando il contingente dai circa 10.000 agenti iniziali a oltre 22.000. Questa “nuova” Ice si è recentemente distinta per episodi che hanno scosso l’opinione pubblica mondiale: a Minneapolis, le operazioni anti-migranti sono sfociate nel sangue con l’uccisione della poetessa e osservatrice legale Renee Nicole Good e dell’infermiere Alex Jeffrey Pretti.
Questi tragici eventi, uniti a denunce di arresti indiscriminati che hanno coinvolto persino minori in tenerissima età, hanno spinto Barack Obama a parlare di un vero e proprio “campanello d’allarme” per la tenuta della democrazia americana. È in questo contesto di estrema tensione che la sola ipotesi di vedere agenti dell’Ice in Italia ha scatenato la reazione delle opposizioni e della società civile.
LA PETIZIONE ITALIANA CONTRO L’ICE IN ITALIA
Nel frattempo, ha superato quota 5.300 firme l’appello lanciato da Azione Milano su Change.org per chiedere il divieto di ingresso ai membri dell’ICE. La petizione sottolinea come l’immagine dell’agenzia, legata a contestate violazioni dei diritti umani negli USA, sia incompatibile con i valori di unità e rispetto dello spirito olimpico. Secondo i promotori, la presenza dei funzionari potrebbe rappresentare un segnale sbagliato agli occhi del mondo, legittimando indirettamente pratiche di controllo migratorio considerate inaccettabili.

