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Chi ha più visto Luigi Di Maio su Facebook?

Di Maio Facebook

Ogni intervento social, su Facebook e Twitter, dell’ex capo politico 5 Stelle viene sommerso dagli insulti: per questo Di Maio è scomparso da Facebook e ha disattivato i commenti su Instagram

Il web non è una bestia facile da domare, sulla quale poter restare a lungo in sella. Solleticando troppo a lungo la “pancia del Paese”, si rischia di finire liquefatti nella bile che gli haters riversano quotidianamente contro tutto e tutti. Sembra averlo scoperto a proprie spese anche il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, che da settimane ha interrotto ogni apparizione pubblica virtuale sui social, da Facebook in giù, trincerandosi dietro il silenzio dello status “offline”.

Il creatore, nell’ormai lontanissimo 2007, del meetup M5S di Pomigliano aveva, fino a pochi giorni fa, come molti altri esponenti del Movimento, cavalcato con profitto l’odio e il livore riversati in Rete da molti connazionali (e talvolta pure da tantissimi bot russi). Basti pensare a quella notte di insulti e improperi che colpirono il Quirinale dopo che proprio Di Maio, intervenendo da Fazio, avanzò la richiesta di impeachment per il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Contro il Capo dello Stato si scatenarono utenti fasulli e legioni di Troll assoldati ad hoc. E benché il Movimento e Di Maio non avessero responsabilità in merito, ne trassero comunque un vantaggio in termini di immagine.

La medesima tempesta infuria ora sulla Farnesina, o meglio sui profili social di Di Maio, da Facebook in giù. Su quest’ultimo, il ministro degli Esteri non pubblica più nulla dal 13 giugno scorso, quando è volato ad Addis Abeba per incontrare il Primo Ministro etiope Abiy Ahmed Ali. Il suo ultimo intervento straripa di commenti: oltre 23mila (gli ultimi si attestavano mediamente tra i mille e i tremila) e basta scorrerli per capire il perché: sono insulti, meme (la scena dell’esultanza dal balcone di Palazzo Chigi per l’ok al reddito di cittadinanza trasformata in “abbiamo abolito la dignità”), sfottò che sembrano arrivare da attivisti della prima ora indispettiti dal suo strappo che ha portato alla creazione del gruppo di Insieme per il futuro, che vede l’ex ministro Spadafora coordinatore politico, Iolanda Di Stasio e Primo Di Nicola capigruppo Camera e Senato (vicario Pasquale Maglione, vicepresidente Maria Luisa Faro, tesoriere Gianluca Vacca e Daniele Del Grosso, Vita Martinciglio e Margherita Del Sesto delegati d’Aula).

 

 

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Un post condiviso da Luigi Di Maio (@luigi.di.maio)

Uno degli ultimi post Instagram di Di Maio riguarda proprio Iolanda Di Stasio, fedelissima dimaiana, appena convolata a nozze con Pietro Dettori, tra i personaggi di spicco della comunicazione grillina. L’ex leader pentastellato ha pensato bene di fargli i propri auguri sui social, ottenendo però una gragnuolata di attacchi: “Ormai sei come Salvini, dove si mangia stai tu”, scrive uno della base, “Sei il Renzi 2 nella politica italiana”, gli fa eco un altro.

Forse anche per questo, nei due post successivi chi cura il profilo Instagram di Di Maio ha disabilitato i commenti, salvo poi consentirli nuovamente nell’ultima foto, che ritrae il titolare della Farnesina in Turchia assieme al presidente del Consiglio, Mario Draghi e lì di nuovo gli utenti si sono scatenati, con gli interessi, si potrebbe dire, dato che in molti sottolineano a più riprese la disattivazione dei commenti negli interventi precedenti. “Togli i commenti nei video perché pensi che sprechiamo tempo ad ascoltarti?😂😂😂😂”, “Sei peggio dei vecchi Democristiani altro che cambiamento… L’effetto boomerang farà il suo corso…. voltagabbana” e ancora: “Ma davvero credi che la gente sia tanto stupida da crederti ancora !!!”

Insomma, il Movimento nato dal basso, dai meandri oscuri della Rete, affollati di complottisti e odiatori seriali, si è rivoltato contro uno degli esponenti grillini della prima ora, costretto a sperimentare in prima persona non solo le incognite della “digital reputation”, ma anche tutti i limiti della democrazia diretta, basata sul web: come può dirsi democratico un posto in cui vince chi urla più forte, in cui si può scrivere ciò che si vuole, magari protetti dall’anonimato di un nickname, in cui hanno lo stesso spazio sterili insulti e opinioni motivate e ragionate, in cui è sufficiente una “shit-storm” di “troll” per costringere un personaggio politico alla fuga dai social? Forse anche per questo Di Maio, prima di abbandonare il Movimento 5 Stelle (e Facebook) ha detto che no, “uno non vale uno”…

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