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Col salario minimo gli anziani potrebbero ancora permettersi le badanti?

Badanti Piano Vaccini

Per l’associazione Domina, se attualmente a potersi permettere l’assistenza continuativa delle badanti con il reddito da pensione è solo il 10% del totale, con il salario minimo questa percentuale si ridurrebbe al 2,2%. Un report di Confindustria, però, dipinge la platea anziana come quella più robusta e in salute del Paese, anche dal punto di vista economico…

Il dibattito sul salario minimo scuote anche la terza età. Sebbene la silver economy in tutto il mondo valga sempre di più e in Europa generalmente siano proprio i soggetti più anziani i consumatori col maggior potere d’acquisto, dato sia dalla casa di proprietà che comporta un minor numero di spese, sia della sicurezza di una entrata fissa (la pensione), secondo la Associazione Nazionale Famiglie Datori di Lavoro Domestico, se entrasse in vigore il salario minimo, gli anziani non potrebbero più permettersi le badanti. Ma andiamo con ordine.

LA SILVER ECONOMY IN ITALIA

L’Italia si caratterizza per avere una popolazione mediamente molto longeva (81 anni gli uomini e 85 le donne) e con una quota di over 65 tra le più alte al mondo: nel 2018 erano 13,6 milioni (22,8% del totale), in aumento dell’11% dal 2012. Sono previsti crescere ininterrottamente fino al 2047, quando saranno quasi 20 milioni (34%). Nel 2018 l’indice di vecchiaia ha raggiunto il suo massimo storico di 173,1: ogni 100 giovani ci sono dunque 173 anziani; erano 130 nel 2000 e 58 nel 1980. L’indice di dipendenza degli anziani ha raggiunto il 35,7%, ciò significa che in Italia ogni 3 persone attive ve n’é 1 over 65. Si tratta del valore più elevato in Europa (31%) e il secondo al mondo dopo il Giappone (46%).

QUANTO SPENDONO OVER 60 E 65?

Tradizionalmente il perimetro della cosiddetta Silver Economy è identificato dalla quota di spesa pubblica per il capitolo “vecchiaia” (che vale circa il 27% del totale). Ma non si tiene conto della spesa privata per domanda di servizi domestici di assistenza e cura che è a carico delle famiglie e che da occupazione a circa 1,6 milioni di persone (nella veste di badanti e personale domestico). In realtà gli ambiti che compongono l’economia della terza età sono più numerosi e rappresentano una fonte importante di domanda potenziale e quindi un’opportunità per il sistema economico.

Secondo un recente report di Confindustria, gli over 65 si caratterizzano per un consumo pro-capite medio annuo più elevato, 15,7mila euro (contro i 12,5 per gli under 35), un reddito medio più alto, 20mila euro (a fronte di 16mila degli under 35); una maggiore ricchezza reale pro-capite, 232mila euro (vs 110mila), una solidità finanziaria superiore, con 1 anziano su 10 indebitato (a fronte di quasi 1 su 3 tra gli under 40), un’incidenza della povertà inferiore della metà rispetto agli under 35 (13% vs 30%); una resilienza al ciclo economico in quanto il reddito medio annuo degli over 65, tra le diverse fasce d’età, è l’unico ad avere superato i livelli pre-crisi.

La domanda generata direttamente dagli over 65 in Italia è rilevante: in euro correnti, il valore complessivo della spesa realizzata da questa fascia della popolazione è di circa 200 miliardi di euro, quasi un quinto dell’intero ammontare dei consumi delle famiglie residenti. Si stima che nel 2030 la quota varrà circa il 25% del totale e nel 2050 il 30%. Gli anziani in salute rappresentano un segmento di consumatori appetibile per le imprese. Diverse aziende stanno ritarando i propri prodotti, beni o servizi, a misura di anziano. Il punto cruciale, dunque, non è tanto invecchiare, ma invecchiare “bene”. In Italia, da questo punto di vista la situazione è favorevole: l’indicatore “speranza di vita a 65 anni” è di 21 anni, mentre secondo quello “senza limitazioni nelle attività”, un sessantacinquenne avrebbe in media davanti a sé 9,9 anni di vita in salute.

PER DOMINA, PERO’ IL SALARIO MINIMO IMPEDIREBBE AGLI ANZIANI DI PAGARE LE BADANTI

Non è d’accordo Domina, che naturalmente porta le istanze dei datori di lavoro. Attualmente, viene difatti evidenziato, a potersi permettere un’assistenza continuativa con il solo reddito da pensione è solo del 10% dei pensionati; mentre con il salario minimo questa percentuale si ridurrebbe al 2,2%, rendendo necessario l’intervento dei familiari (generalmente i figli) o l’utilizzo di risparmi.

Per stimare quanti anziani possono sostenere la spesa di una badante, l’Osservatorio Domina ha sommato alla spesa annua per consumi il costo di ogni lavoratore domestico e confrontato questa spesa con il reddito netto da pensione di quasi 14 milioni di pensionati.

Per meglio comprendere le disponibilità economiche degli anziani – riporta il report dell’Associazione – possiamo considerare i dati dell’indagine dei consumi dell’Istat, che riporta una spesa mediana per le persone sole con almeno 65 anni pari a 1.338 euro mensili. A questi togliamo le spese per gli affitti figurativi in quanto la maggior parte degli anziani vive in case di proprietà. Abbiamo quindi un consumo di oltre 10 mila euro all’anno dovuto principalmente a cibo, vestiario ed utenze, da tenere in considerazione nel conteggio della capacità di gestione economica della “badante”.

Secondo il report di Domina, oltre il 60% degli anziani ha un reddito complessivo al di sotto dei 20 mila euro annui, ovvero al di sotto di circa 14.600 euro annui spendibili (al netto delle tasse), e oltre un quarto è addirittura sotto i 10 mila euro annui.

Per rendersi conto a quale costo vadano incontro le famiglie che necessitano di un aiuto supplementare, l’Osservatorio DOMINA ha analizzato tre casi specifici, utilizzando i livelli retributivi relativi all’assistenza a persone (v. appendice). L’introduzione del salario minimo aumenterebbe i costi annui del +41,1% nei casi di utilizzo solo per 25 a settimana, fino ad un +91,5% nel caso di 54 ore settimanali con convivenza.

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