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Coronavirus, come si sta muovendo sul web l’Antitrust

Antitrust

Anche ieri l’Antitrust ha avviato tre procedimenti per pratiche commerciali scorrette. Pochi giorni fa la decisione di oscurare il sito che vendeva un “farmaco anticoronavirus” e a metà mese le due istruttorie contro Amazon ed Ebay

Tra i vari problemi scatenati dall’emergenza coronavirus bisogna annoverare anche il fiorire di pratiche commerciali scorrette. A piazza Verdi, sede dell’Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato, si continua a lavorare ponendo una forte attenzione soprattutto su quanto accade nel web. Dopo essersi occupata delle grandi piattaforme online come Amazon ed Ebay è la volta ora di piccole realtà dell’ecommerce che possono però trarre un grande profitto in un momento di oggettiva difficoltà emotiva e psicologica da parte dei consumatori. L’Antitrust, guidato dal presidente Roberto Rustichelli, si è riunito anche ieri e ha deciso di avviare una serie di procedimenti.

LA PUBBLICITÀ INGANNEVOLE

Il primo di questi è nei confronti del sito web https://carlitashop.com e ha disposto anche — in via cautelare — l’eliminazione di ogni riferimento all’efficacia preventiva contro il virus dei detergenti, prodotti cosmetici e integratori pubblicizzati e commercializzati sia sul sito sia sulla relativa pagina Instagram. Ma cos’è accaduto? Sulla homepage di carlitashop.com e attraverso il profilo social sono stati pubblicizzati e venduti prodotti (quali l’”Olio Essenziale di Manuka Antivirale Purificante Antibatterico Optima Naturalis”, l’”Integratore antivirale Manuka Defense Plus Optima Naturals”) di cui, scrive l’Autorità, “si decantano infondate capacità ‘antivirali’, antibatteriche e antisettiche nonché di rafforzamento del sistema immunitario e di protezione delle vie respiratorie, grazie a principi attivi che combatterebbero microorganismi in grado di scatenare infiammazioni nelle vie respiratorie e nei polmoni. Si vantano inoltre le proprietà disinfettanti e la capacità di contrastare il contagio da parte di detergenti e creme cosmetiche”.

Però, sia chiaro, “nessuna di tali affermazioni trova in realtà conforto nella letteratura scientifica e nessuno dei prodotti pubblicizzati è un presidio medico-chirurgico”. Di qui la decisione dell’Antitrust secondo cui le modalità di promozione di questi prodotti sono a un primo sguardo “ingannevoli e aggressive, in quanto il sito sfrutta l’alterata capacità di valutazione del consumatore dovuta all’allarme suscitato dal costante aumento del numero dei soggetti contagiati dalla Covid-19”.

LA PIATTAFORMA PER RACCOGLIERE DONAZIONI

Sempre ieri l’Antitrust  ha deciso un altro intervento in via cautelare nei confronti di un sito web, www.gofundme.com, che invece gestisce una piattaforma attraverso la quale è possibile effettuare raccolte di fondi a scopo benefico, il cosiddetto crowdfunding.

A far scattare il provvedimento dell’Authority il fatto che Il sito promuova la possibilità di effettuare le donazioni, tra cui molte a favore di ospedali e reparti ospedalieri delle zone più colpite dall’emergenza Coronavirus, in maniera gratuita e senza costi per chi dona. In realtà, spiega l’Agcm, “sussistono costi connessi alle transazioni con carte di credito e debito”. Inoltre, la piattaforma consente ai consumatori di elargire commissioni facoltative su ogni transazione ma la commissione è preimpostata su un valore pari a una quota percentuale della somma donata e solo cliccando su “Altro” in un menu a tendina adiacente e inserendo l’importo zero si può annullarla. I consumatori, insomma, potrebbero non rendersi conto della possibilità di modificare o annullare la cifra preimpostata dalla piattaforma. Per questo l’Autorità ha disposto che il meccanismo di preselezione della commissione facoltativa venga “immediatamente eliminato, lasciando piena libertà di scelta al consumatore donante attraverso l’indicazione del valore ‘zero’ che egli potrà modificare”

IL FARMACO ANTICORONAVIRUS

Solo pochi giorni prima l’Antitrust aveva avviato un procedimento istruttorio e disposto in via cautelare l’oscuramento del sito web  https://farmacocoronavirus.it, avvalendosi della collaborazione della Guardia di Finanza, Nucleo Speciale Antitrust, e la sospensione dell’attività di promozione e commercializzazione del farmaco “generico Kaletra” al prezzo di 634,44 euro.

Sul sito veniva reclamizzato questo farmaco, che contiene i principi attivi propri di un antivirale per il trattamento delle infezioni da HIV, come l’“unico farmaco contro il Coronavirus (COVID-19)” e l’“unico rimedio di combattere il Coronavirus (COVID-19)” sebbene in realtà a momento non esista una cura efficace per combattere il virus. Anche in questo caso l’Antitrust ha ritenuto tale pubblicità “ingannevole e aggressiva” e pure capace ad “alterare la capacità di valutazione del consumatore” visto l’allarme  per il crescente numero di contagi e di decessi.

Peraltro va ricordato che la vendita online di farmaci del genere non è consentita nel nostro Paese perché soggetta alla presentazione della prescrizione medica.

LE ISTRUTTORIE CONTRO AMAZON ED EBAY

Solo a metà mese l’Authority aveva avviato due istruttorie, dopo aver ricevuto numerose segnalazioni, nei confronti dei due importanti colossi dell’e-commerce, Amazon ed Ebay, sempre in relazione all’emergenza coronavirus. A fine febbraio l’Antitrust aveva già chiesto “informazioni alle principali piattaforme di vendita e di altri siti di vendita on line in riferimento alle modalità di commercializzazione di prodotti igienizzanti per le mani e di mascherine monouso di protezione delle vie respiratorie”.

Si ricorderà il caso dei quattro piccoli flaconi di Amuchina venduti a 100 euro o le mascherine chirurgiche fino a 10 volte il prezzo solito. Amazon ha cercato di correre ai ripari intervenendo sui venditori che partecipano al programma Seller (che consente ai privati di sfruttare la vetrina della piattaforma), chiedendo loro di non esagerare se non volevano essere cacciati.

Sulla questione si è attivata anche la Guardia di Finanza di Milano che ha acquisito documenti nelle sedi di Amazon ed Ebay nell’ambito dell’inchiesta dei procuratori aggiunti Tiziana Siciliano ed Eugenio Fusco relativa alle “manovre speculative” nella vendita di prodotti igienico-sanitari.

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