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Coronavirus, cosa sta succedendo con la cassa integrazione

cassa integrazione

Cosa prevedono i decreti Cura Italia (ora legge) e Rilancio sulla cassa integrazione, le polemiche sui numeri che non tornano e le scuse del presidente del Consiglio Giuseppe Conte

Emergenza sanitaria e lockdown, ripresa — in alcuni casi parziale — delle attività ma c’è ancora chi in questi mesi non ha lavorato, non ha percepito stipendio e non ha neppure ricevuto una delle integrazioni salariali messe in campo dal governo. Polemiche e accuse si succedono tanto che ieri lo stesso presidente del Consiglio è intervenuto cospargendosi il capo di cenere: “Ammetto errori e ritardi sulla cassa integrazione e per questo faccio ammenda ma non posso rispondere di carenze strutturali che il sistema Italia si porta dietro da circa 20 anni” ha detto Giuseppe Conte agli Stati Generali in corso a Villa Pamphilj, a Roma. Ma vediamo cosa sta accadendo.

COS’È STATO DECISO PER L’EMERGENZA COVID-19

Con il decreto Cura Italia, ora legge 24 aprile 2020 n. 27, l’esecutivo ha messo in campo diverse misure di sostegno al reddito per i lavoratori di aziende colpite dall’emergenza per la pandemia: cassa integrazione ordinaria e assegno di solidarietà dei Fondi di solidarietà e del Fondo di integrazione salariale. Poi con il decreto Rilancio sono state corrette alcune criticità emerse, ad esempio si è deciso di ricondurre nell’alveo il settore agricolo che ne era rimasto fuori con il Cura Italia.

Dunque, al momento si possono richiedere 14 settimane di cassa integrazione (con divieto di licenziare fino al 17 agosto), fruibili dal 23 febbraio al 31 agosto, e poi altre 4 settimane (introdotte con il dl Rilancio) ma tra 1° settembre e 31 ottobre.

Con la cassa per Covid-19 è stata introdotta una disciplina specifica per cui i datori di lavoro sospendono o riducono l’attività per eventi riconducibili all’emergenza e possono fare domanda utilizzando la causale “Covid-19” essendo anche esonerati dalla procedura solita di informazione, consultazione ed esame congiunto. I periodi richiesti sono neutralizzati ai fini di successive richieste di cigo (cassa ordinaria) o di cigs (cassa straordinaria). Inoltre, l’intervento in questione non rientra nel limite delle 52 settimane nel biennio mobile.

E ancora: la concessione della cassa per Covid-19 sospende e sostituisce la cigs eventualmente in corso e può riguardare gli stessi lavoratori beneficiari a totale copertura dell’orario di lavoro.

LA QUERELLE SUI NUMERI

Non tutti coloro che hanno fatto domanda, però, hanno ricevuto l’assegno e da settimane si parla dei ritardi e montano le polemiche tanto che la settimana scorsa il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, ha promesso che entro venerdì 12 giugno sarebbero state pagate “tutte le 419mila domande di cassa integrazione giacenti”.

Intanto, prima un documento interno dell’istituto di previdenza datato 12 giugno e diffuso dal Tempo, poi altri dati, al 15 giugno, riferiti ieri dal senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri rivelano che sono circa 1,2 milioni i cittadini che non ancora ricevuto l’assegno. Ecco dunque, spiega il parlamentare che chiede le dimissioni di Tridico, che al 15 giugno per le richieste di cigo sono stati pagati oltre 1,3 milioni su oltre 1,6 di aventi diritto, per quelle di cigd (cassa in deroga) sono stati pagati poco più di 1,2 milioni su 1,8 milioni di aventi diritto mentre per quanto riguarda i fondi integrativi speciali 271 mila persone devono ancora ricevere l’assegno. Insomma, lamenta Gasparri, la cigo è stata pagata al 79,8% degli aventi diritto e la cigd al 66,4%. In totale, chiarisce, sono 1 milione e 222mila i lavoratori senza cassa e senza Fis.

Ieri si è registrato pure l’intervento del ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Nunzia Catalfo (M5S), secondo cui è stato fatto il 96% dei versamenti e restano da pagare solo 123.542 persone.

Cifre molto diverse, effettivamente, e forse la verità sta nel mezzo come scrive oggi Repubblica perché “il documento che parla di oltre un milione di persone in attesa fa la differenza tra le persone che avevano prenotato la casa e quelle che lo hanno effettivamente incassato e non considera il fatto che nel frattempo alcune richieste potrebbero essere state non confermate o rifiutate”.

LE CRITICHE DI CONFINDUSTRIA

Sul tema si registrano pure gli appunti arrivati ieri anche da Viale dell’Astronomia. La cassa integrazione “è stata anticipata in vasta misura dalle imprese e così sarà per ulteriori 4 settimane – ha commentato il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, intervenuto agli Stati Generali in corso a Villa Pamphilj, a Roma -. Gravi ritardi anche per le procedure annunciate a sostegno delle liquidità. Le misure economiche italiane si sono rivelate più problematiche di quelle europee”. Inoltre, Bonomi ha chiesto di sciogliere i nodi Inps e Anpal “entrambi gravati da una serie di anomalie e incompatibilità”.

LA TASK FORCE PER SVENTARE LE FRODI

A complicare la situazione ci si sono messe pure le frodi sugli ammortizzatori sociali. Per cercare di sradicare il fenomeno l’Inps ha deciso di istituire un organismo che opera all’interno della direzione Antifrode dell’istituto. “I tentativi di frode sono sicuramente aumentati durante il periodo emergenziale – spiegano proprio dalla direzione al Mattino -. Questo è dovuto, probabilmente, alla semplificazione dei requisiti richiesti alle aziende e ai lavoratori per l’accesso agli ammortizzatori sociali. Basti pensare che, relativamente al fenomeno delle aziende fittizie, l’istituto ha intercettato, nel corso di questi tre mesi, più aziende create ad hoc di quante ne abbia individuate in tutto il 2019”. Il primato in classifica spetta alla Campania e in particolare a Napoli dove sono stati scoperti finora 348 casi.

Dunque, alla base della proliferazione del fenomeno, la semplificazione dei controlli preventivi introdotti con il Cura Italia. Le frodi che vengono individuate grazie a un “sistema di controlli incrociati tra i vari database” cui seguono “ispezioni rigorose perché non vogliamo rischiare di creare quelli che definiamo falsi positivi, ovvero quei casi di presunte irregolarità che poi non si rivelano tali”.

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