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Cosa chiedono di cambiare i 6 quesiti del referendum sulla Giustizia

Magistrati Assistenti Dei Giudici Referendum Giustizia

Non c’è solo la riforma Cartabia. La Giustizia potrebbe essere cambiata per volere del popolo: ecco allora il contenuto de sei quesiti del referendum

Il primo ad appoggiare convintamente il referendum sulla Giustizia proposto dai Radicali è stato Matteo Salvini. Certo prima o poi qualcuno dovrà chiedere al leader del Carroccio come si pone rispetto al quesito che vuole diminuire i casi di custodia cautelare in attesa di processo, dato che spesso la Lega si è rivelata più giustizialista dei giustizialisti nel commentare taluni fatti di cronaca, coi suoi maggiori esponenti impegnati a emettere sentenze di condanna senza nemmeno attendere l’apertura del procedimento. Poi, come aveva promesso, ha firmato Matteo Renzi. A favore anche l’UdC. E le firme ormai dovrebbero aver superato quota 400mila. Esaminiamo perciò i quesiti proposti.

Il primo riguarda la responsabilità civile dei magistrati: attualmente il meccanismo è indiretto, perché si chiama in causa lo Stato, che eventualmente si rifarà sul giudice in caso di dolo o colpa grave (è esclusa la colpa tradizionale, onde evitare di causare l’attendismo in chi è chiamato a giudicare e condannare). Il quesito vuole che il cittadino che si assume leso dall’azione di un giudice possa chiedere il risarcimento dei danni direttamente al magistrato condannato.

Il secondo referendum ha per oggetto l’annosa tematica della separazione delle carriere, ovvero separare una volta per tutte, a inizio carriera, i magistrati giudicanti da quelli requirenti (PM) ed evitare continui ‘salti’ degli stessi da una parte all’altra. Una commistione che taluni reputano poco salutare e che aumenterebbe il solco tra l’accusa e la difesa, sola parte ‘esterna’ nel processo penale.

Il terzo quesito riguarda la custodia cautelare ex articolo 274 del codice penale, vale a dire la custodia preventiva a cui un imputato può essere oggi sottoposto prima della sentenza nei casi in cui si ravvisi il pericolo di fuga, inquinamento delle prove o reiterazione del reato (o di illeciti d’altro tipo). Il referendum sulla giustizia punta a escludere le prime due ipotesi e a mantenere in piedi il carcere preventivo solo per la terza, data dalla presunta pericolosità sociale dell’inquisito. C’è da dire che con il sovraffollamento delle carceri accade molto spesso che non esista più la possibilità materiale di separare chi è in attesa di giudizio dai condannati in via definitiva, con gravi danni per chi è solo indagato.

Il quarto quesito del referendum sulla giustizia voluto dai Radicali chiede di abolire la legge Severino nella parte in cui prevede la sanzione accessoria dell’incandidabilità e del divieto di ricoprire cariche elettive e di governo dopo una condanna definitiva. È principalmente per questo che la Lega si è unita alla battaglia portata avanti dai radicali Radicali al fine di superare gli automatismi della legge e lasciare ai giudici la sindacabilità sul singolo caso.

Il quinto quesito vuole abolire il requisito della raccolta firme per il magistrato che intende candidarsi al Consiglio superiore della magistratura, l’organo di autogoverno della magistratura, al fine di attenuare la forza delle correnti. La proposta della commissione ministeriale voluta da Cartabia punta a ridurre il numero ma non cancellare il requisito.

L’ultimo quesito infine chiedono che in seno ai consigli giudiziari, gli organi che hanno il compito di valutare l’operato dei magistrati e che possono essere composti anche da membri non togati (avvocati), anche i membri non togati abbiano la possibilità di esercitare il diritto di voto sulle valutazioni dei magistrati.

Piccola nota a margine: il referendum sulla Giustizia e quello sul fine vita saranno i primi ad ammettere la “firma elettronica qualificata” nel processo di raccolta delle firme.

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