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Cosa sappiamo della variante indiana

Variante Indiana Covid Egitto

Dopo i due casi segnalati in Veneto preoccupa la variante indiana, ma in realtà circola già da tempo. Ecco cosa sappiamo e cosa si può fare per contrastarla

Occhi puntati sulla variante indiana dopo che è stata riscontrata in Italia in due persone in Veneto: padre e figlia maggiorenne rientrati recentemente da un viaggio in India. Secondo quanto riferito dal presidente della regione Luca Zaia non hanno sintomi particolari e al momento non sono ricoverati ma stanno trascorrendo l’isolamento nella propria abitazione nel vicentino.

COS’È LA VARIANTE INDIANA

Da quanto riferito da diversi virologi, della variante indiana sappiamo ha una doppia mutazione (come quella sudafricana) in due punti della proteina spike – quella utilizzata dal virus per agganciare le cellule dell’ospite. “La proteina – ha spiegato Fausto Baldanti, virologo del San Matteo di Pavia – è composta di vari ‘mattoncini’ cioè amminoacidi, indicati con dei numeri. Nella variante indiana cambia, come nella brasiliana e nella sudafricana, il 484. Poi ha una mutazione anche in un altro punto, il 452”.

Il virologo ha anche aggiunto che non è ancora detto che la variante indiana sia più infettiva e nemmeno che provochi una malattia più violenta.

SONO EFFICACI I VACCINI?

Secondo uno studio israeliano citato dal virologo Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano, i vaccini sembrano efficaci anche contro questa nuova variante.

Baldanti ha ricordato anche che è stato sperimentato come Pfizer si sia dimostrato efficace contro le varianti cinese, inglese, brasiliana, sudafricana e nigeriana – con una parziale riduzione di efficacia solo nel caso della sudafricana, “che condivide la doppia mutazione, una delle quali nello stesso punto, con l’indiana”.

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IL VACCINO È L’UNICA ARMA

Più il virus circola più aumentano le possibilità di nuove varianti, al momento sono 400 quelle in osservazione nel mondo. “Il vaccino è l’unica arma – ha detto Pregliasco – Dobbiamo arrivare a fare più somministrazioni giornaliere, impedire la replicazione del virus per contenere le varianti e quindi procedere con la vaccinazione anche sui più giovani, che sono tra coloro che fanno circolare maggiormente il virus”.

L’IMPORTANZA DEL SEQUENZIAMENTO

Il vero problema, secondo gli esperti, resta il sequenziamento. La variante indiana, infatti, era stata individuata già in ottobre ma siamo arrivati solo ora a prendere azioni di contrasto.

“L’alert è scattato quando abbiamo raggiunto quota 100 casi di variante indiana in Europa – ha spiegato Pregliasco – è pur vero che i controlli sono a campione e quindi stiamo perdendo diversi casi. Come società di virologia abbiamo proposto di fare più test di sequenziamento, ampliando così l’indagine di secondo livello, anche perché il consorzio che dovrebbe occuparsene non è ancora decollato: mancano soldi e macchinari”.

I PROVVEDIMENTI

Intanto il ministro della Salute Roberto Speranza ha firmato una ordinanza che vieta l’ingresso nel nostro Paese a chi è stato in India negli ultimi 14 giorni. Per gli ingressi precedenti al provvedimento c’è l’obbligo di sottoporsi a tampone. I residenti in Italia potranno rientrare con tampone in partenza e all’arrivo e con obbligo di quarantena.

A Latina, si stanno inoltre svolgendo controlli nella comunità Sikh che lavora prevalentemente nei campi. L’assessore alla Sanità del Lazio, Alessio D’Amato, ha reso noto che è in corso una vasta indagine epidemiologica. I test sono stati inviati all’Istituto Spallanzani per il sequenziamento e verificare ipotesi di varianti.

Leggi anche: Il fiume di Covid in India

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