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Cos’è l’economia di guerra e quanto peserà sul nostro portafogli

Economia Di Guerra

Tasse e debito pubblico finanzieranno misure straordinarie con conseguente perdita del potere d’acquisto, eroso dall’aumento dei beni di prima necessità e dei prodotti energetici. Cos’è l’economia di guerra e quali scenari si aprono

Il primo ad aver evocato lo spettro dell’economia di guerra con riferimento al conflitto in Ucraina voluto dalla Russia era stato, durante il vertice di Versailles dello scorso 10 marzo, il presidente del Consiglio, Mario Draghi, avvertendo gli italiani che fosse meglio “prepararsi” a tale eventualità. È ritornato sul medesimo concetto il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani, nel suo recente intervento al Festival Città Impresa: “Siamo in un’economia di guerra”, ha scandito. “Su un secondo Recovery la commissione sta discutendo perché si sta facendo avanti una questione europea”, ha spiegato. “In questa economia di guerra – ha concluso – alcuni Paesi saranno molto più colpiti da queste scelte energetiche di altri”.

COS’È L’ECONOMIA DI GUERRA

In senso stretto si parla di economia di guerra quando uno Stato partecipa attivamente a un conflitto e pertanto è costretto a sacrificare parti della propria attività economica, import ed export, destinando le risorse a ciò che è necessario all’industria bellica. Qualora sia in atto una guerra, lo Stato deve adeguare il proprio sistema produttivo al fine di garantire un adeguato livello di rifornimento di materiale bellico e un livello produttivo di beni di consumo che assicuri l’approvvigionamento della popolazione.
Se da un lato è necessario condurre un’opera di riconversione dell’apparato produttivo nazionale per assicurarsi il materiale bellico, dall’altro bisogna assicurare alla popolazione una adeguata quantità di beni di consumo primari. Il problema più importante è, quindi, quello di comprimere in qualche modo i consumi privati e indirizzare la capacità d’acquisto delle famiglie verso altri impieghi.

Leggi anche: Si va verso il razionamento del gas? Quali scenari si aprono?

Questa manovra, però, è resa difficile anche dalla circostanza che nel corso degli eventi bellici, data la scarsità di manodopera disponibile. Solitamente, si raggiunge una situazione di piena occupazione per cui alle famiglie affluisce un reddito maggiore, rispetto a una situazione di pace, che tuttavia non può essere utilizzato per l’acquisto di beni di consumo. Ciò potrebbe determinare una spinta inflazionistica da eccesso di domanda (v. Inflazione da domanda), a cui i vari governi nazionali rispondono, in genere, adottando politiche di razionamento dei beni.

Un altro strumento spesso utilizzato per assorbire l’eccessiva capacità di spesa delle famiglie è rappresentato dall’emissione di titoli di Stato che permette di limitare la quantità di moneta in circolazione: tale manovra pone, tuttavia, dei seri problemi al termine degli eventi bellici quando lo Stato dovrà provvedere al rimborso dei titoli senza poter contare su adeguate riserve monetarie e con il rischio di provocare fenomeni inflazionistici, qualora provveda al rimborso mediante l’emissione di banconote.

QUALI SCENARI SI APRONO

Quanto visto nel paragrafo precedente è ciò che gli economisti definiscono economia di guerra in senso stretto. L’Italia però non è in guerra, quindi non si verificherà lo scenario peggiore. È però vero che il supporto all’Ucraina con armi e munizioni ha un costo, perché i magazzini dovranno essere riempiti nuovamente. In più l’assenza di materie prime spinge l’inflazione. Molte dinamiche sono allora simili a quelle appena descritte: tasse e debito pubblico finanzieranno misure straordinarie con conseguente perdita del potere d’acquisto, eroso dall’aumento dei beni di prima necessità e dei prodotti energetici (utenze, benzina).

GLI AUMENTI VISTI FINORA

Secondo Altroconsumo, il costo del gas è già quintuplicato in meno di un anno e mezzo, mentre la farina 00 è cresciuta del 6,2% e il caffè del +4%. Sempre per colpa della guerra in Ucraina, il petrolio, che solo 12 mesi fa si aggirava sui 70 dollari al barile, oggi veleggia abbondantemente sopra i 100. Coldiretti stima che i concimi siano aumentati del 170% e il gasolio del 129% . Soltanto nella prima settimana di questo mese, i prezzi del grano sono aumentati a livello mondiale di un ulteriore 5%  dopo la decisione di sospendere l’attività dei porti sul Mar Nero. Alla chiusura settimanale del Chicago Board of Trade, punto di riferimento internazionale del mercato future dei cereali, il grano tenero invernale è salito a 11,08 dollari a bushel. Si stima che – sottolinea la Coldiretti – quasi 25 milioni di tonnellate di cereali, tra grano e mais, siano fermi nei magazzini ucraini in attesa di essere spediti, con un impatto devastante sugli approvvigionamenti di numerosi Paesi in via di sviluppo ma anche su quelli ricchi.

 

 

 

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