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Cos’è una bicamerale? Breve storia delle volte che ci hanno provato

Bicamerale

Dalla riforma in senso monocamerale del referendum perso nel modo più tragico possibile alla bicamerale per ricostruire il Paese: così Renzi prova a stordire gli avversari

La grande notizia di ieri, giornata interamente sfruttata dai possibili azionisti della maggioranza per trovare un documento di sintesi su cui impalcare un nuovo esecutivo guidato da Giuseppe Conte (o chi per lui, comunque con i medesimi partiti del Conte bis), è stata rappresentata dalla carta della bicamerale, buttata sul tavolo fin dal mattino da Italia viva forse a mo’ di bluff e per sparigliare le carte degli avversari, che tutto s’aspettavano tranne che il senatore di Rignano se ne uscisse con l’intenzione di inaugurare una lunga stagione di riforme strutturali dal sapore epocale.

LA BICAMERALE SECONDO ITALIA VIVA

I renziani invece chiedono alle altre forze della maggioranza l’istituzione di una commissione bicamerale (in verità anche più d’una: per la Giustizia, per il Recovery Fund e per le riforme costituzionali) per le riforme sostenute da tutto l’arco parlamentare. Una sorta di Costituente: quest’ultima ebbe il compito di ricostruire il Paese uscito distrutto dalla II guerra mondiale traghettandolo nell’era repubblicana; quella immaginata da Matteo Renzi servirebbe a ricostruire il Paese uscito distrutto dalla pandemia con il compito di mettere a terra quelle riforme che, ancorché annunciate da ogni governo degli ultimi 30 anni, sono state puntualmente disattese. La mano tesa alle forze dell’opposizione è quanto mai cordiale: la poltrona della presidenza della bicamerale.

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COSA DOVREBBE FARE LA BICAMERALE POST COVID

Sono davvero tante le riforme che Italia viva vorrebbe mettere nell’agenda della bicamerale guidata dall’opposizione. E le ha elencate il deputato renziano Roberto Giachetti: dalla riforma elettorale, alla redistribuzione delle competenze tra Stato e Regioni, dalla riforma del sistema parlamentare in senso monocamerale all’introduzione dell’istituto della sfiducia costruttiva, fino ai limiti alla decretazione d’urgenza. La Commissione dovrebbe lavorare per 6 mesi, salvo proroghe, dalla sua costituzione.

IL SOGNO PROIBITO DELLA BICAMERALE

Ma non è la prima volta che in Italia si parla di istituire una bicamerale. Non è successo nemmeno così di frequente, dato che, soprattutto nella lunga era berlusconiana, la figura del presidente del Consiglio era troppo divisiva perché l’opposizione potesse accettare serenamente di lavorare gomito a gomito con i forzisti (comunque accadde, e infatti Massimo D’Alema, che la guidò, venne accusato dai suoi e da parte dell’elettorato persino “di tradimento”). Comunque, questi parlamentini a rango ridotto, studiati per elaborare riforme della Costituzione, sono stati caratterizzati soprattutto da una cosa: non ce ne è stato uno in grado di cambiare un solo comma della Carta. In poco più di trent’anni ne abbiamo avuti tre. E due sono morti in culla.

LA PRIMA BICAMERALE, LA COMMISSIONE BOZZI

Nelle sedute del 14 aprile 1983, raccontano le cronache ufficiali, la Camera e il Senato approvano due analoghi documenti (una risoluzione alla Camera, un ordine del giorno al Senato), con i quali deliberano di costituire una Commissione bicamerale composta di venti deputati e venti senatori nominati dai Presidenti dei due rami del Parlamento in modo da rispecchiare la proporzione tra i gruppi parlamentari, con il compito di formulare proposte di riforme costituzionali e legislative, nel rispetto delle competenze istituzionali delle Camere e senza interferire sull’iter delle iniziative legislative in corso.

Ma l’annosa instabilità politica, già ricorrente 37 anni fa, causa le elezioni anticipate del 1983 e tutto viene rinviato all’autunno. La Commissione avrebbe dovuto rassegnare le sue conclusioni ai Presidenti delle due Camere entro un anno dalla sua prima seduta. Nelle sedute del 28 e del 29 novembre 1984, rispettivamente, la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica prorogano il termine per la presentazione della relazione conclusiva della Commissione, che scade il 30 novembre, di ulteriori 60 giorni. È la “Commissione Bozzi” – dal nome del suo presidente, Aldo, deputato liberale. Lavora intensamente per modificare assetti fondamentali della Costituzione. In particolare, si prevede la riduzione dei parlamentari e di virare verso il presidenzialismo. Temi che forse vi diranno qualcosa. Non se ne farà mai nulla però perché non c’è stata né la volontà né la forza politica di riuscire a modificare una sola virgola.

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LA BICAMERALE PER LA (MANCATA) SVOLTA TEDESCA

Sorretta dalla L.Cost. 6 agosto 1993, n. 1, la seconda Bicamerale nasce esattamente 10 anni dopo, dietro la spinta incalzante che arriva dalla società civile di riformare un Paese che non riesce a stare al passo coi tempi. Ma sono anni troppo difficili: economicamente l’Italia rischia il fallimento e non si può continuare a svalutare la Lira per fare i cinesi d’Europa. Anche perché dobbiamo agganciarci al progetto dell’Euro, ma per farlo occorre rimettere a posto i conti pubblici e ormai è chiaro a tutti che nelle due decadi precedenti il debito pubblico è esploso. Sono poi gli anni delle stragi di mafia e pure di Tangentopoli. La politica non è mai stata così debole: la Prima Repubblica si sfarina sotto il peso delle inchieste giudiziarie. Anche la seconda bicamerale, che avrebbe dovuto, nei progetti, riformare la Costituzione con un premierato forte alla tedesca (non a caso si guardava alla locomotiva d’Europa, che in quegli anni aveva un Marco sempre più apprezzato, mentre noi una Lira sempre più svalutata), viene travolta dal crollo delle istituzioni.

LA BICAMERALE D’ALEMA – BERLUSCONI

Anche la Seconda Repubblica è subito investita dall’esigenza di ridisegnare l’assetto istituzionale, scardinando una volta per tutte il bicameralismo perfetto e dando più potere a una sola persona. A lungo si dibatte se optare per una riforma semipresidenziale o per un premierato alla tedesca. Silvio Berlusconi e Umberto Bossi propendono per il presidenzialismo forte. La bicamerale presieduta da Massimo D’Alema macina chilometri e possibili riforme: in germe c’è persino la separazione delle carriere giudice requirente/giudicante; e poi molti più poteri alle Regioni, la Camera con possibilità d’ultima parola sul Senato in diverse materie e la possibilità per i singoli cittadini di adire la Consulta. Sembra impossibile eppure la bicamerale, pur ricalcando la composizione del Parlamento, litiga continuamente con le Camere, con queste ultime che la sommergono di emendamenti: decine di migliaia a ogni progetto di riforma. E infatti i lavori, anche questa volta, si arenano.

 

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