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Così il mercato della Co2 Ue si collega al Regno Unito post Brexit

Co2

Il costo delle quote sta aumentando con l’ambizione di ridurre l’inquinamento. Il Regno Unito lancerà il proprio mercato per regolare le emissioni dopo la Brexit. L’articolo di Alessandro Sperandio

Nonostante la Brexit, il Regno Unito ha la possibilità di legare il proprio mercato della CO2 al sistema di scambio delle quote di emissione dell’Unione europea. Due settimane fa, infatti, il governo britannico ha deciso di creare un proprio mercato dei capitali e degli scambi di quote di emissioni, replicando gli accordi che lascerà con la sua uscita dall’Ue Malgrado tale sistema sia stato istituito indipendentemente dall’accordo sulla Brexit, l’accordo apre le porte a legami più profondi sulle norme ambientali con l’Europa.

GLI EFFETTI DELLA BREXIT

Il sistema Ets Ue si ridurrà di circa l’11% a causa dell’uscita del Regno Unito. Ma è anche chiaro che collegare i due sistemi ora distinti “aiuterebbe sia il Regno Unito che l’Ue a inviare segnali a lungo termine all’industria inquinante sull’importanza degli obiettivi di azzeramento delle emissioni entro il 2050”, si legge su Bloomberg. Che comunque evidenzia come le associazioni imprenditoriali hanno spinto per un mercato della Co2 nel Regno Unito che avesse titoli in grado di poter essere scambiati con il sistema europei, simile a quello in vigore per le imprese britanniche dall’inizio del 2005.

PREZZI CO2 AL TOP

I prezzi del carbonio sono nel trend più alto nelle ultime settimane e hanno toccato il record sopra i 32 euro per tonnellata metrica sulla base dell’accordo dei leader Ueper accelerare i tagli alle emissioni nei prossimi anni.

LE MODALITÀ DEL NUOVO SISTEMA ETS UK

Sebbene l’accordo stabilisse alcune condizioni generali sulla determinazione dei prezzi della Co2, chiarisce le modalità su quando un collegamento potrebbe verificarsi. “I negoziatori britannici si sono impegnati a favore di un sistema almeno altrettanto forte del programma cap-and-trade dell’Ue. Le aziende del Regno Unito rimangono soggette ai limiti di emissione dell’Ue per il 2020 e devono adempiere ai loro obblighi di consegnare le quote entro il 30 aprile 2021”, sottolinea Bloomberg.

“La progettazione del ciclo di conformità Eu Ets offre un ulteriore margine di manovra per i responsabili politici per concordare un collegamento che potrebbe ancora coprire il primo anno dopo la Brexit. Il termine entro il quali le imprese devono consegnare le quote per le emissioni del 2021 passa ad aprile 2022, concedendo ai negoziatori diversi mesi per raggiungere un accordo sulle condizioni di collegamento dettagliate”, ammette Bloomberg.

Quando il Regno Unito lascerà l’Ue, i suoi impianti elettrici e industriali dovranno acquistare quote nel nuovo sistema interno. I contratti di aste e futures dovrebbero essere lanciati entro la metà del prossimo anno.

LE NUOVE REGOLE DI BORIS JOHNSON

Il Regno Unito aveva detto che il mercato avrebbe incluso circa 156 milioni di quote nel 2021, ma ciò probabilmente si ridurrà significativamente negli anni successivi per tenere conto dell’obiettivo del primo ministro Boris Johnson di ridurre più rapidamente le emissioni di gas a effetto serra rispetto al previsto in precedenza.

“Un sistema collegato aggiungerebbe profondità al mercato dell’Ue e preserverebbe parte della liquidità nel momento di partenza delle quote del Regno Unito – sottolinea Bloomberg -. Secondo BNEF, ai servizi pubblici spetterebbero quote in grado di coprire da 80 a 90 milioni di tonnellate di emissioni. È probabile che abbiano gradualmente ridotto la Co2 in previsione della Brexit, ma potrebbe esserci ancora un sell off nel caso in cui decidessero di liberarsi di eventuali posizioni a termine in sospeso a copertura delle emissioni nei prossimi anni”.

Articolo pubblicato su energiaoltre.it

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