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Draghi: Bce lascia invariati i tassi. Ecco il discorso integrale

Riportiamo integralmente il discorso di Mario Draghi presidente della Banca Centrale europea (Bce) tenuto oggi in conferenza stampa a Francoforte, dopo la riunione del Consiglio direttivo

Onorevoli colleghi, il Vicepresidente ed io siamo molto lieti di darvi il benvenuto alla nostra conferenza stampa. Riportiamo ora i risultati della riunione odierna del Consiglio direttivo, cui ha partecipato anche il Vicepresidente della Commissione, onorevole Dombrovskis.

I TASSI DI INTERESSE RIMANGONO INVARIATI

Sulla base delle nostre regolari analisi economiche e monetarie, abbiamo deciso di mantenere invariati i principali tassi di interesse della Bce. Continuiamo ad aspettarci che essi rimangano ai livelli attuali almeno fino all’estate del 2019, e in ogni caso per tutto il tempo necessario a garantire la continua e sostenuta convergenza dell’inflazione a livelli inferiori, ma prossimi al 2% nel medio termine.

Per quanto riguarda le misure di politica monetaria non convenzionali, intendiamo continuare a reinvestire integralmente, per un lungo periodo di tempo oltre la data di inizio del rialzo dei tassi di riferimento della BCE, e comunque per tutto il tempo necessario a mantenere condizioni di liquidità favorevoli e un ampio grado di accomodamento monetario.

Le informazioni ricevute hanno continuato ad essere più deboli del previsto a causa di una domanda esterna più debole e di alcuni fattori specifici per paese e per settore. Il persistere di incertezze, in particolare per quanto riguarda i fattori geopolitici e la minaccia di protezionismo, pesa sul clima economico. Allo stesso tempo, condizioni di finanziamento favorevoli, dinamiche favorevoli sul mercato del lavoro e una crescita salariale in aumento continuano a sostenere l’espansione dell’area dell’euro e le pressioni inflazionistiche in graduale aumento. Ciò conferma la nostra fiducia nella continua e sostenuta convergenza dell’inflazione a livelli inferiori, ma prossimi al 2% nel medio termine. Rimane essenziale un significativo stimolo alla politica monetaria per sostenere l’ulteriore aumento delle pressioni sui prezzi interni e l’andamento dell’inflazione apparente a medio termine. Ciò sarà fornito dai nostri orientamenti previsionali sui tassi di interesse di riferimento della Bce, rafforzati dai reinvestimenti del consistente stock di attività acquisite. In ogni caso, il Consiglio direttivo è pronto ad adeguare tutti i suoi strumenti, se del caso, per garantire che l’inflazione continui a progredire verso l’obiettivo del Consiglio direttivo in materia di inflazione in modo duraturo.

IL PIL DELL’AREA EURO RALLENTA NELLA SECONDA META’ DEL 2018

Consentitemi ora di illustrare più dettagliatamente la nostra valutazione, a partire dall’analisi economica. Il Pil reale dell’area dell’euro è aumentato dello 0,2 per cento, trimestre su trimestre, nel terzo trimestre del 2018, dopo una crescita dello 0,4 per cento nei due trimestri precedenti. I dati in entrata hanno continuato ad essere più deboli del previsto a causa di un rallentamento della domanda esterna aggravato da alcuni fattori nazionali e settoriali. Mentre si prevede che l’impatto di alcuni di questi fattori si attenuerà, è probabile che il ritmo di crescita a breve termine sia più debole di quanto previsto in precedenza. In prospettiva, l’espansione dell’area dell’euro continuerà ad essere sostenuta da condizioni di finanziamento favorevoli, da ulteriori incrementi occupazionali e salariali, dal calo dei prezzi dell’energia e dall’espansione dell’attività mondiale, per quanto più lenta, in corso.

I rischi relativi alle prospettive di crescita dell’area dell’euro sono passati al ribasso a causa del persistere di incertezze legate a fattori geopolitici e della minaccia del protezionismo, delle vulnerabilità dei mercati emergenti e della volatilità dei mercati finanziari.

L’inflazione IAPC annua dell’area dell’euro è scesa all’1,6% a dicembre 2018, dall’1,9% di novembre, principalmente a causa della minore inflazione dei prezzi dell’energia. Sulla base degli attuali prezzi a termine del petrolio, l’inflazione apparente dovrebbe diminuire ulteriormente nei prossimi mesi. Le misure dell’inflazione sottostante restano in generale limitate, ma le pressioni sul costo del lavoro continuano a rafforzarsi e ad ampliarsi in un contesto di elevati livelli di utilizzo delle capacità e di stretta dei mercati del lavoro. In prospettiva, l’inflazione sottostante dovrebbe aumentare nel medio termine, sostenuta dalle nostre misure di politica monetaria, dall’espansione economica in corso e dalla crescita dei salari.

CONTINUA LA POLITICA DI ACCOMODAMENTO MONETARIO

Per quanto riguarda l’analisi monetaria, la crescita della moneta in senso lato (M3) è scesa al 3,7% nel novembre 2018, dopo il 3,9% in ottobre. La crescita di M3 continua ad essere sostenuta dalla creazione di credito bancario. L’aggregato monetario ristretto M1 è rimasto il principale fattore che ha contribuito all’ampia crescita della moneta.

Il tasso di crescita annuale dei prestiti alle società non finanziarie si è attestato al 4,0% nel novembre 2018, dopo il 3,9% in ottobre, mentre il tasso di crescita annuale dei prestiti alle famiglie è rimasto sostanzialmente invariato al 3,3%. L’indagine sui prestiti bancari dell’area dell’euro per il quarto trimestre del 2018 suggerisce che le condizioni generali dei prestiti bancari sono rimaste favorevoli, dopo un lungo periodo di allentamento netto, e che la domanda di credito bancario ha continuato a crescere, sostenendo così la crescita dei prestiti.

Il passaggio delle misure di politica monetaria attuate dal giugno 2014 continua a sostenere in modo significativo le condizioni di indebitamento delle imprese e delle famiglie, l’accesso ai finanziamenti – in particolare per le piccole e medie imprese – e i flussi di credito nell’area dell’euro.

In sintesi, una verifica incrociata dei risultati dell’analisi economica con i segnali provenienti dall’analisi monetaria ha confermato che un ampio grado di accomodamento monetario è ancora necessario per mantenere una convergenza sostenuta dell’inflazione a livelli inferiori, ma prossimi al 2% nel medio termine.

RAFFORZARE LE RIFORME STRUTTURALI DEI PAESI DELL’AREA EURO

Per trarre il massimo beneficio dalle nostre misure di politica monetaria, altri settori devono contribuire in modo più deciso ad aumentare il potenziale di crescita a lungo termine e a ridurre le vulnerabilità. L’attuazione delle riforme strutturali nei paesi dell’area dell’euro deve essere notevolmente rafforzata per aumentare la resilienza, ridurre la disoccupazione strutturale e stimolare la produttività e il potenziale di crescita dell’area dell’euro. Per quanto riguarda le politiche di bilancio, il Consiglio direttivo ribadisce la necessità di ricostituire le riserve di bilancio. Ciò è particolarmente importante nei paesi in cui il debito pubblico è elevato e per i quali il pieno rispetto del patto di stabilità e crescita è fondamentale per salvaguardare posizioni di bilancio sane. Analogamente, l’attuazione trasparente e coerente del quadro di governance economica e di bilancio dell’Ue nel tempo e in tutti i paesi rimane essenziale per rafforzare la resilienza dell’economia dell’area dell’euro. Il miglioramento del funzionamento dell’Unione economica e monetaria rimane una priorità. Il Consiglio direttivo si compiace dei lavori in corso e sollecita ulteriori misure specifiche e decisive per completare l’unione bancaria e l’unione dei mercati dei capitali.

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