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Editoria, a cosa punta Martella per il 2020

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Il sottosegretario del governo Conte 2 non ha dubbi: serve un organico intervento legislativo di riforma di tutti gli strumenti del settore editoria. In arrivo tavolo tecnico per l’Inpgi. Al lavoro per l’equo compenso

Editoria 5.0, prepensionamenti, equo compenso e messa in sicurezza dell’Inpgi. Non sono poche le sfide che attendono il sottosegretario all’Editoria, Andrea Martella, nel 2020. Di tutto questo l’esponente dell’esecutivo Conte 2 ha parlato in un intervento sul Sole 24 Ore riprendendo però temi e concetti chiave già espressi da quando si è insediato al governo.

L’EDITORIA 5.0

Asse portante dell’azione di Martella è la riforma dell’editoria in chiave 5.0, necessaria perché “il sistema editoriale attraversa, da almeno un decennio, una crisi profonda e per molti versi inedita, per natura e dimensione”. Secondo il sottosegretario si tratta di una “crisi sistemica e strutturale alla quale sarà possibile dare risposta non solo adottando misure urgenti, che pure sono indispensabili, ma anche e soprattutto individuando un nuovo paradigma d’intervento che orienti stabilmente ed efficacemente le politiche di sostegno per i prossimi anni”. A questo “pacchetto” di strumenti di sostegno pubblico – che definisce “‘imposto’ al legislatore per il rispetto del pluralismo come la Corte Costituzionale ha recentemente ribadito” – Martella dà il nome di “editoria 5.0”.

Su questo si era espresso già a novembre incontrando a Venezia il sindacato dei giornalisti. Nell’occasione aveva dato appuntamento a dopo la Legge di Bilancio per “un intervento legislativo di sistema per guidare la trasformazione digitale” del settore editoriale che è “strategico per la democrazia del nostro Paese”. “L’informazione — aveva aggiunto — garantisce la libertà degli individui, una libertà che si deve formare nell’ambito del pluralismo”.

INPGI

Tra i temi, e i problemi, del settore, Martella cita l’Inpgi, l’istituto di previdenza dei giornalisti, che naviga in pessime acque ormai da tempo. Va ascritto soprattutto a lui di aver evitato il commissariamento dell’istituto grazie a una norma inserita nel decreto Milleproroghe. Ora però, come detto anche dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte durante la conferenza stampa di fine anno, è tempo di lavorare al “tavolo tecnico con tutte le amministrazioni interessate” per “mettere in sicurezza l’Inpgi” come ha affermato a metà dicembre intervenendo a una manifestazione dell’Inpgi.

PREPENSIONAMENTI

Tema scottante, e su cui si registra diversità di vedute tra Partito democratico e Movimento Cinque Stelle, Martella torna a parlare dei prepensionamenti di giornalisti e poligrafici su cui è stata inserita una norma nella Legge di Bilancio. Grazie a nuove risorse messe a disposizione dallo Stato — il fondo per il 2020 era già esaurito — le aziende editoriali possono procedere a prepensionare nell’ambito di un piano di riorganizzazione o di ristrutturazione. “Lo abbiamo fatto per incentivare il mantenimento in attività delle imprese editrici e stampatrici che investono per ristrutturarsi” spiega nel suo intervento sul quotidiano confindustriale. E ancora: “Rivendichiamo di aver portato stabilmente al 50% la quota minima di turnover del personale: dal 2020 ogni due uscite di giornalisti dovrà essere assicurata almeno una nuova assunzione, con priorità per gli under 35 e per i precari storici delle stesse imprese e di quelle dello stesso gruppo”.

Sulla questione, si diceva, ci sono pareri discordanti fra i due partiti al governo visto che il predecessore di Martella, Vito Crimi (M5S), ha criticato la norma sui prepensionamenti temendo un “suicidio del settore”.

EQUO COMPENSO

Martella interviene pure su una questione specifica della professione giornalistica ovvero l’equo compenso di cui si parla da anni e su cui auspica di arrivare “presto alla definizione di un nuovo quadro di regole, idoneo a contrastare abusi e sfruttamento, per i professionisti dell’informazione”. E ancora: “La lotta alla precarizzazione del lavoro giornalistico passa anche attraverso la certezza delle regole e la dignità dei compensi. E’ una sfida ‘di filiera’ che coinvolge tanti segmenti. Per vincerla serve una visione d’insieme”.

Ma della questione il sottosegretario si è occupato già nei mesi scorsi visto che a fine novembre ha firmato il provvedimento per ricostituire la Commissione per l’equo compenso nel settore giornalistico prevista dalle legge 233/2012 così come annunciato durante le dichiarazioni programmatiche alla Camera. “Personalmente sono convinto — aveva detto nell’occasione — che per assicurare i necessari standard di qualità all’informazione professionale e per combattere la precarizzazione nelle redazioni occorra riconoscere un equo compenso per le prestazioni giornalistiche da individuarsi secondo criteri certi e condivisi”. I lavori della Commissione sono stati avviati il 4 dicembre scorso.

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