Italia

Editoria, cosa vuole fare il governo M5S-Pd

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Le idee del ministro Franceschini e del sottosegretario Martella per sostenere e dare impulso al settore dell’editoria puntando sull’innovazione e sulla web tax

Il governo giallorosso guarda con insistenza all’editoria e punta a nuove leggi che sostengano il settore. Dal suo insediamento il ministro dei Beni e delle Attività culturali, Dario Franceschini, va ripetendo la necessità di norme a favore ispirate a quelle del cinema mentre il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Editoria, Andrea Martella, promette una “legge sull’editoria 5.0” da realizzare al più presto. Nel frattempo una novità — forse non del tutto inattesa — ha segnato il comparto ovvero l’acquisizione della maggioranza del gruppo Gedi da parte di Exor, la cassaforte della famiglia Agnelli-Elkann.

LA LEGGE SULL’EDITORIA A CUI PENSA FRANCESCHINI

Come dicevamo il tema editoria, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti legati alla produzione libraria, è ricorrente nelle parole di Franceschini che è tornato sull’argomento anche ieri, a margine dell’inaugurazione, al Museo della scienza e tecnologia di Milano, dell’esposizione permanente dedicata a Leonardo Da Vinci. “Penso che il lavoro di questa legislatura sia anche costruire una legge sull’editoria, analoga alla legge del cinema, se è importante un film è importante un libro” ha affermato il ministro evidenziando che le nuove norme devono aiutare “tutta la filiera, dalle librerie agli editori ai traduttori e distributori. Esattamente come il cinema”. Già in precedenza l’esponente dem aveva sostenuto che “il libro è importante almeno quanto un film. Se è così, e io credo che sia anche più importante, perché non fare la stessa operazione, con qualche decennio di ritardo, sull’intera filiera del libro. E quindi aiutare le piccole e grandi, i distributori, gli autori, i giovani, gli editori. Il passo più ambizioso — aveva aggiunto — è quindi una legge per l’editoria che sostenga complessivamente il settore. Sono ottimista che con un po’ di buona volontà si possa arrivare a raggiungere questo risultato, credo anche con un consenso più ampio di questa maggioranza”.

A Milano Franceschini ha poi ricordato che ha già avuto il disco verde della Camera durante l’esecutivo precedente, ed è in attesa di passare al vaglio del Senato, una legge per il libro che è “condivisa tranne in un punto che stiamo discutendo e sul quale ci sono opinioni diverse anche all’interno del mondo degli editori”.

Intanto l’ultima fotografia scattata dall’Istat mostra un settore in trasformazione ma che continua a lamentare affari poco floridi: tra il 1998 e il 2018 sono aumentati i titoli pubblicati ma continua a diminuire la tiratura complessiva (-2,9% rispetto al 2017). Stabile negli ultimi tre anni il dato sui lettori: il 40,6% degli italiani legge almeno un libro all’anno. Sono quasi 9 milioni, invece, le persone che sono andate in biblioteca almeno una volta l’anno.

L’EDITORIA 5.0 DI MARTELLA

Circa un mese fa, invece, incontrando a Venezia il sindacato dei giornalisti, il sottosegretario Martella ha annunciato per i prossimi mesi, subito dopo la Legge di Bilancio, “un intervento legislativo di sistema per guidare la trasformazione digitale” del settore editoriale che è “strategico per la democrazia del nostro Paese” visto che “l’informazione garantisce la libertà degli individui, una libertà che si deve formare nell’ambito del pluralismo”.

Secondo Martella nella nuova legge occorre prevedere sia il sostegno alla produzione cartacea sia all’innovazione tecnologica ma anche ai giovani e a “forme di alfabetizzazione e promozione della lettura per creare un nuovo pubblico”. L’obiettivo però non è quello di puntare solo a nuove norme ma anche a un “nuovo sistema di incentivi che possano dare sostegno a tutto il settore, in tutta la sua filiera, anche con l’ampliamento del sostegno indiretto”.

IL FINANZIAMENTO DEL SETTORE

Sul fronte del finanziamento all’editoria il sottosegretario del Pd ha parlato di “dare parte della web tax”: “Credo possa essere un segno importante anche perché può essere destinata a favorire abbonamenti cartacei e digitali e a una campagna di diffusione dei giornali nelle scuole”.

Nei giorni scorsi Martella è tornato sull’argomento nel corso di un evento organizzato a Milano dall’agenzia Agi. Nel settore editoriale, ha chiarito, “il contributo dello Stato è fondamentale come avviene peraltro in tutti i Paesi europei” e seppure “andranno selezionate forme e modi, è un impegno sancito anche dalla Corte costituzionale recentemente. E’ un presupposto fondamentale per garantire il pluralismo dell’informazione”. E infatti “nella Legge di Bilancio è già previsto il differimento di quei tagli che erano stati precedentemente previsti”.

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