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Energia, tutti i numeri della relazione Arera 2019

energia Arera

Fatti, numeri, prezzi e trend del mondo dell’energia: tutti i dettagli della relazione annuale di Arera su gas, elettricità, rinnovabili, acqua e rifiuti

Cresce la domanda di gas mondiale e cresce anche la domanda di elettricità. In Italia, le rinnovabili soddisfano un fabbisogno sempre maggiore, grazie al boom dell’idroelettrico, mentre sempre più famiglie passano al mercato libero dell’energia.

I prezzi del petrolio sono in crescita e gli italiani (clienti domestici) pagano per il gas prezzi più alti della media Ue. Compensiamo con l’energia elettrica: per il 97,5% dei clienti domestici i prezzi sono più bassi della media Ue (con la Germania che ha prezzi superiori del 30% a quelli nostri). Questo, in estrema sintesi, è quanto riportato nella Relazione Annuale 2019 sullo Stato dei servizi e sull’Attività svolta da Arera.

Tutti i dettagli.

GAS: IN AUMENTO DOMANDA MONDIALE, +4,6%, NUOVO RECORD PER IL GNL

La domanda mondiale di gas nel 2018 è risultata ancora in aumento (+4,6%, contro il +2,8% del 2017), raggiungendo i 3.812 miliardi di metri cubi con dinamiche regionali che riflettono quelle economiche: aumenti in Cina: +11 miliardi di metri cubi, +69 miliardi di metri cubi nell’area americana, soprattutto a seguito dell’entrata in esercizio di nuova produzione termoelettrica negli Usa. Nell’Unione europea c’è stata invece una contrazione di 16 miliardi di metri cubi (-3,3%): i cali più significativi sono stati in Germania (-7,2 miliardi di metri cubi); nei Paesi Bassi (-3,4 miliardi di metri cubi, per effetto della sostituzione del gas nazionale nelle centrali termoelettriche nazionali con importazioni di energia elettrica). L’offerta di gas via gnl segna per il quinto anno consecutivo un nuovo record dei volumi scambiati a livello mondiale (313,8 milioni di tonnellate, +8,3%), dopo l’entrata in esercizio di nuova capacità di liquefazione di gas in Asia. Aumentano i flussi di gnl in Europa sia dagli Stati Uniti (passati da 5,7 a 7,6 milioni di tonnellate, +33%), sia dalla Russia (da 0,1 a 4,4 milioni di tonnellate).

Dopo due anni di rialzi, i prezzi del gas hanno continuato a crescere in Europa e in Asia anche nel 2018, mentre gli aumenti sono stati marginali negli Usa. Gli Usa continuano a beneficiare di prezzi dell’energia significativamente più bassi. È venuto meno il progressivo allineamento nei tre mercati regionali (asiatico, americano, europeo) che si era registrato fino al 2015: l’Asia continua ad assicurare ottimi sbocchi e prezzi più alti rispetto a quelli europei.
I prezzi spot del gas nelle principali borse europee hanno registrato un rialzo da 18,6 a 24,4 c€/m3 (+31%). Le loro dinamiche si confermano influenzate da quelle del petrolio, riflettendone anche i momenti di tensione (maggio-ottobre).

ELETTRICITÀ: PER IL 97,5% DEI CLIENTI DOMESTICI ITALIANI PREZZI PIÙ BASSI RISPETTO ALLA MEDIA EUROPEA

Il 2018 conferma i significativi cambiamenti, registrati per la prima volta nel 2017, in termini di prezzi finali dell’energia elettrica per i consumatori italiani rispetto a quelli europei. In passato, i prezzi italiani per le prime due classi di consumo (consumi annui inferiori a 1.000 kWh e consumi tra 1.000 a 2.500 kWh/a) si assestavano su valori inferiori a quelli mediamente praticati nell’Area euro, sia al netto, sia al lordo degli oneri e delle imposte. Per le classi successive, al contrario, si registravano valori più elevati, anche con differenze accentuate. Come già nell’anno precedente, nel 2018 si assiste invece a un differenziale negativo dei prezzi italiani lordi rispetto alla media dell’Area euro, che si estende alle prime tre classi di consumo (consumi <5.000 kWh/a).

Se per la prima classe si riapre il divario, con un significativo -23% (era del -16% nel 2016) la seconda classe (consumi tra 1.000 e 2.500 kWh) conferma un differenziale del -10% a favore dei prezzi italiani e la terza (consumi tra 2.500 e 5.000 kWh) segna minime variazioni (-5% contro il -4% del 2017).
All’origine di tali dinamiche vi sono aumenti dei prezzi netti italiani inferiori rispetto a quelli dell’Area euro, o nel caso di alcune classi, riduzioni dei prezzi netti a fronte invece di aumenti per l’area euro. Con l’entrata in vigore della riforma delle tariffe elettriche introdotta dall’Autorità (1° gennaio 2016) ha avuto inizio il progressivo riallineamento dei corrispettivi di rete applicati alle diverse classi di consumo, che ha contribuito ad avvicinare i prezzi netti italiani a quelli medi europei, grazie al graduale superamento della previgente struttura progressiva delle tariffe. A ciò si sono accompagnate nel 2018 le riduzioni, anch’esse più vantaggiose per il cliente italiano, della componente oneri e imposte. Tale componente mantiene una struttura non degressiva, a differenza di quanto accade in altri paesi europei.

Poiché il 97,5% dei clienti italiani si colloca nelle prime tre classi di consumo (entro i 5.000 kWh/a), e consuma il 90,5% del volume dell’energia venduta in Italia nel settore domestico, si conferma anche per il 2018 che la quasi totalità dei consumatori domestici italiani beneficia di prezzi più bassi rispetto alla media dell’Area Euro. Tra i principali paesi europei, la Germania si conferma il paese con i prezzi più alti per i clienti domestici di energia elettrica. Rispetto alla Germania, i clienti finali italiani pagano prezzi inferiori del -30% per le prime tre classi e del -20% per le ultime due. Per queste ultime, prima del 2017 erano invece i clienti italiani a pagare prezzi superiori (+25% nel 2015).

ELETTRICITÀ: PREZZI PER IMPRESE IN RIDUZIONE, MA ANCORA PIÙ ALTI RISPETTO MEDIA EU

Anche per il settore industriale il 2018 segna il consolidamento delle positive tendenze registrate già nel 2017. Continua infatti la riduzione del divario tra i prezzi che i clienti industriali pagano nel nostro Paese e i valori medi pagati nell’Area euro. Tuttavia, i clienti industriali continuano a pagare, anche per il 2018, prezzi più alti di quelli della media dell’Euro, per tutte le classi, a eccezione di quella a più alti consumi (70-150k kwh/a, che nel 2018 registra (-12%).

La prima classe di consumo (consumi inferiori a 20 MWh), che copre il 19,9% in termini di energia e il 36,9% in termini di punti di prelievo fatturati, è arrivata a registrare nel 2018 un differenziale in più dell’8%, pur se in netto calo rispetto al 12% del 2017 e al 33% del 2016. Per le tre classi successive (20-500, 500-2.000, 2.000-20.000 MWh) si è passati, rispettivamente, dal +13% del 2017 al +11% del 2018, dal +19% al +9% e ancora più sensibile la riduzione del differenziale per la penultima classe, passata dal +27% al +5%.

I prezzi italiani comunque si confermano più bassi non solo, come di consueto, di tutti quelli dei consumatori industriali tedeschi (per percentuali via via crescenti al crescere della classe da -8% a -36% a eccezione della penultima), ma anche di quelli inglesi, almeno per le ultime tre classi di consumo e di quelli spagnoli, in questo caso per la prima e ultima classe. Solo rispetto alla Francia i prezzi italiani risultano sempre più elevati.
All’origine del miglioramento relativo dei prezzi finali italiani è la sensibile riduzione nel 2018 della componente oneri e imposte che hanno più che compensato gli aumenti dei prezzi netti italiani. Nel 2018 i prezzi lordi italiani per i clienti industriali risultano pertanto ancora in calo.

GAS: PER I CLIENTI DOMESTICI PREZZI PIÙ ALTI RISPETTO MEDIA EU

I prezzi del gas naturale per i consumatori domestici italiani al lordo di oneri e imposte si confermano anche per il 2018 sensibilmente più alti della media dei prezzi dell’Area euro, con differenziali in crescita. Fa come sempre eccezione la prima classe di consumo (< 525 m3, per lo più usi cottura e acqua calda) per la quale però per la prima volta si registra un differenziale nullo nel confronto tra i prezzi netti.
Per la classe di consumo 525-5.254 m3 (che presenta la quota maggiore sul totale dei consumi domestici, 74% circa) il differenziale con la media dei prezzi lordi dell’area euro è stato del +17% (era +15% nel 2017); per la classe di consumo oltre 5.254 m3 (per lo più riscaldamento centralizzato) è stato del + 22%, contro il + 18% dell’anno precedente. In termini netti spicca per entrambe le classi un differenziale con l’Area euro del +10% nel 2018 (era del +6% e del +3% nel 2017).
Sono gli aumenti dei prezzi netti più sensibili di quelli della media dell’Area euro a spingere i valori finali dei prezzi: l’incremento è stato infatti intorno al 7% per le prime due classi e oltre l’11% per la terza classe, a fronte di percentuali che nell’Area euro non hanno superato il 4% circa. Per quanto riguarda la componente oneri e imposte, anch’essa ha conosciuto aumenti di qualche punto percentuale, sempre però inferiori a quelli medi dell’Area euro.

GAS: PER I CLIENTI INDUSTRIALI CON ALTI CONSUMI PREZZI PIÙ BASSI RISPETTO EU

Si confermano le dinamiche degli ultimi anni: le imprese industriali appartenenti alle tre classi a maggiori consumi di gas (oltre 263.000 m3) hanno continuato a beneficiare anche nel 2018 di prezzi lordi più vantaggiosi rispetto a quelli dell’Area euro, sia pure con differenziali in riduzione rispetto all’anno precedente. Per le imprese a minori consumi (fino a 263.000 m3, corrispondenti alle prime due classi di consumo) i prezzi restano invece più elevati della media dell’Area euro, con differenziali da un anno all’altro senza troppe variazioni.
Rispetto all’anno precedente i prezzi netti italiani hanno subito rincari spiccatamente maggiori rispetto a quanto accaduto nell’Area euro, tranne che per l’ultima classe. I differenziali con l’Area euro sono tutti positivi e compresi tra il +6% e il + 14%.

GAS IN ITALIA: NEL 2018 CONSUMI A 70,3 MILIARDI (-3,3%)

Nel 2018 il consumo interno di gas naturale è diminuito del -3,3% rispetto al 2017 attestandosi a 70,3 miliardi di metri cubi. La ripresa dei consumi industriali (+4,1%) non è infatti riuscita a compensare il brusco calo dei consumi termoelettrici scesi dell’11% e la flessione degli altri usi (-4,3%). Sostanzialmente invariati, invece, i consumi civili (residenziale e terziario, -0,1%)

La produzione è risultata ancora in calo e ha raggiunto il minimo di 5,5 miliardi di metri cubi (1,8%), soprattutto per la riduzione della produzione in mare (-10%), mentre quella in terraferma è cresciuta del 14,5%. Il grado di dipendenza dall’estero è cresciuto nuovamente e ha raggiunto il 93,4% (92,7% nel 2017).

Le importazioni nel 2018 sono ammontate a 67,9 miliardi di metri cubi (96,6% dei consumi), in calo del 2,6% rispetto al 2017. Stabili i contributi di Russia (47,6%) e Qatar (9,6%) mentre è risultato in calo l’import dalla Libia passata dal 7% al 6,6% e dalla Algeria scesa dal 28% al 26,5%. In aumento il peso dal Nord Europa, con Norvegia e Olanda che insieme contano per il 6,1% (5,5% nel 2017). Il 4,3% del gas approvvigionato all’estero risulta acquistato presso le borse europee. Le importazioni di Eni rappresentano una quota, in crescita, del 52,3% (51,1% nel 2017). Tale quota si mantiene ben al di sopra del punto di minimo toccato nel 2010, quando per effetto dei tetti antitrust stabiliti dal decreto legislativo 164/2000, la porzione di gas estero approvvigionata da Eni era scesa al 39,2%. I primi tre importatori coprono una quota dell’83,5% (85,1% nel 2017) del gas importato, per via della discesa delle quote di Edison (21,8%) e di Enel Global Trading (9,4%), non compensata dall’incremento di Eni.

ACQUA: INVESTIMENTI PROGRAMMATI PER 9 MILIARDI DA TARIFFA

Le approvazioni delle proposte di aggiornamento biennale delle tariffe per gli anni 2018 e 2019 deliberate dall’Autorità, alla data del 31 maggio 2019, riguardano 78 gestioni che servono 30.711.083 abitanti (53% della popolazione nazionale). La variazione media delle tariffe, rispetto all’anno precedente, è stata pari allo 0,4% nel 2018 e allo 0,8% nel 2019, confermando una sostanziale stabilità delle tariffe all’utenza, pur in presenza dell’avviato percorso di miglioramento della qualità del servizio idrico integrato.

I programmi degli interventi trasmessi all’Autorità portano a quantificare, per il quadriennio 2016-2019, una spesa per investimenti da finanziare attraverso tariffa pari a 9 miliardi di euro; in termini pro capite, 178 €/abitante a livello nazionale, con valori più elevati al Centro, pari a 225 €/abitante. Considerando anche le previsioni in ordine alla disponibilità di finanziamenti pubblici per la realizzazione di infrastrutture idriche, gli investimenti programmati per il quadriennio 2016-2019 risultano, in termini pro capite, pari a 235 €/abitante a livello nazionale, con il valore più elevato nel Sud e Isole (281 €/abitante).

La spesa per investimenti, inclusa la disponibilità di fondi pubblici, ammonta a 11,9 miliardi di euro per il quadriennio (2,2 miliardi nel 2016; 2,8 miliardi nel 2017; 3,5 e 3,4 miliardi di euro, rispettivamente, nelle annualità 2018 e 2019). In particolare, dall’esame delle predisposizioni tariffarie trasmesse ai fini dell’aggiornamento biennale risulta che il recepimento della regolazione della qualità tecnica ha portato gli enti di governo dell’ambito – d’intesa con i relativi soggetti gestori – a pianificare, per gli anni 2018 e 2019, ulteriori investimenti rispetto a quelli previsti in sede di prima predisposizione tariffaria ai sensi della deliberazione 664/2015/R/idr, di fatto rideterminando in aumento, di circa il 14%, la spesa per investimenti (coperta da tariffa) inizialmente programmata per il citato biennio 2018-2019.

Le verifiche compiute dall’Autorità con riferimento ai costi delle immobilizzazioni computati in tariffa hanno evidenziato un minor scostamento tra la spesa effettiva per investimenti e il fabbisogno pianificato per le annualità 2016 e 2017: tuttavia, per il citato biennio, il tasso di realizzazione degli interventi programmati è risultato rispettivamente pari all’82,9% per il 2016 e all’86,4% per il 2017, facendo registrare un incremento rispetto ai tassi di realizzazione riferiti alle annualità precedenti (pari all’81,9% per il 2014 e al 77,6% per il 2015).

RIFIUTI: AVVIATA DEFINIZIONE METODO TARIFFARIO E REGOLAZIONE SPECIFICA PER SERVIZIO DI RACCOLTA E TRASPORTO, DI TRATTAMENTO DEI RIFIUTI E DEL CICLO INTEGRATO DI GESTIONE

Con il documento per la consultazione 27 dicembre 2018, 713/2018/R/RIF, l’Autorità ha presentato i primi orientamenti in materia tariffaria, individuando quali obiettivi prioritari:
• la promozione della massima trasparenza nel settore (in particolare, nella definizione dei costi riconosciuti per l’erogazione dei servizi che costituiscono attività di gestione del ciclo integrato e nella definizione delle condizioni di accesso praticate dai titolari degli impianti di trattamento agli utenti del servizio);
• l’adeguamento infrastrutturale agli obiettivi imposti dalla normativa europea, attraverso l’introduzione di opportuni meccanismi tariffari per contribuire a sostenere lo sviluppo delle capacità di trattamento necessarie;
• la coerenza con gli obiettivi ambientali previsti dalla disciplina europea e nazionale, in particolare incentivando la preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio dei rifiuti e riducendo, al contempo, i conferimenti in discarica;
• la promozione della concorrenza, al fine di limitare il rischio di posizioni dominanti in alcune fasi del ciclo e di favorire l’ingresso di nuovi operatori con conseguenti benefici in termini di minor costo del servizio in favore degli utenti finali; • la tutela degli utenti del servizio integrato di gestione dei rifiuti urbani, attraverso un sistema tariffario che fornisca adeguati segnali di prezzo, anche in ossequio al principio comunitario pay as you throw, che sia trasparente e non discriminatorio e che, al contempo, persegua obiettivi di riequilibrio economico-sociale.

In considerazione della specificità e complessità di ciascuno dei servizi che costituiscono il ciclo integrato in gestione, l’Autorità intende impostare una regolazione specifica per: il servizio di raccolta e trasporto, i servizi di trattamento dei rifiuti e il ciclo integrato di gestione. Inoltre, al fine di fornire certezza e stabilità regolatoria al sistema e di promuovere una gestione efficiente ed efficace dei servizi del ciclo, l’Autorità è orientata a introdurre un primo periodo di regolazione tariffaria della durata di quattro anni, suddiviso in due semi-periodi (di pari durata).

 

(estratto di un articolo pubblicato su energiaoltre.it, qui la versione integrale)

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