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Garante Privacy, i motivi della rimbeccata all’app Weople

Weople

Sono state diverse le segnalazioni giunte al Garante per la privacy da parte di imprese della grande distribuzione che lamentavano di aver ricevuto da parte di “Weople” richieste di trasferire alla piattaforma dati personali e di consumo registrati nelle carte di fedeltà.

Se fare soldi con la vendita dei dati personali è lecito o no per Weople, una sorta di istituto che invece di moneta e titoli commercia in profili utente, sarà il Comitato europeo per la protezione dei dati personali (Edpb), che riunisce tutti i garanti della privacy dei Paesi Ue, a chiarirlo. A chiamare in causa l’azienda è stata una lettera a firma del Presidente dell’Autorità Garante per la privacy Antonello Soro, che ha posto all’attenzione la questione relativa all’app che promette ai propri iscritti una remunerazione in cambio della cessione dei loro dati personali.

COME NASCE WEOPLE

Per capire dove nasce “Weople” basta rileggere un’intervista a La Stampa del suo fondatore Silvio Siliprandi sociologo, ex presidente e amministratore delegato di GfK Eurisko: sviluppata dalla start up milanese Hoda si tratta di una sorta di “banca dati virtuale articolata in cassette di sicurezza con l’obiettivo di ‘aiutare le persone ad avere il controllo delle proprie informazioni personali e consentire di ottenere un riconoscimento economico per i dati che scelgono di investire’”. L’idea di Weople “è nata cinque anni fa. Ero all’Upa (Utenti pubblicità associati, che riunisce le più importanti aziende industriali, commerciali e di servizi che investono in pubblicità, ndr) e mi fanno leggere le bozze del Gdpr. Negli anni passati l’Unione europea ha chiesto diversi pareri ad aziende e associazioni europee. Ho pensato: ‘Se passa è una rivoluzione. Ma tutela le persone. Non passerà mai’. Poi però è passato”, ha detto Siliprandi.

COME FUNZIONA

Ancora Siliprandi su La Stampa ha spiegato come funziona in concreto il meccanismo dell’azienda: i dati vengono resi “anonimi, li mischiamo, cerchiamo di farli fruttare sul mercato senza vendere l’identità di nessuno. A questo punto il 90 per cento del valore generato, che è variabile, lo restituiamo pagate le spese. Che stanno al massimo al 10 per cento”. Il tutto in un giro d’affari che per il mercato italiano “vale due miliardi e 900 milioni”.

LE SEGNALAZIONI ALL’AUTHORITY

Ma proprio per la sua attività sono cominciati i problemi. A partire dai primi mesi del 2019 sono state diverse le segnalazioni giunte all’Autorità da parte di imprese della grande distribuzione che lamentavano di aver ricevuto da parte di “Weople” numerosissime richieste di trasferire alla piattaforma dati personali e di consumo registrati nelle carte di fedeltà. L’impresa italiana, che gestisce la app e offre servizi di vario genere (offerte commerciali, analisti statistiche e di mercato), si propone infatti come intermediaria nel rapporto tra aziende e utenti chiedendo, su delega di questi ultimi, di ottenere le informazioni personali custodite presso grandi imprese allo scopo di riunirle all’interno della propria banca dati.

LA CORRETTA APPLICAZIONE DEL GDPR

L’attenzione del Garante si è concentrata, in particolare, sulla corretta applicazione, da parte della società, del cosiddetto diritto alla “portabilità dei dati” introdotto dal nuovo Regolamento europeo (Gdpr), con l’ulteriore complicazione determinata dall’esercitare tale diritto mediante una delega e con il conseguente rischio di possibili duplicazioni delle banche dati oggetto di portabilità. L’altro aspetto segnalato dal Garante nella lettera riguarda il delicato tema della “commerciabilità” dei dati, causata dall’attribuzione di un vero e proprio controvalore al dato personale. Su entrambe le questioni, il Garante ha dunque chiesto al Comitato, che riunisce tutte le Autorità Garanti dell’Unione, di pronunciarsi.

L’ATTIVITÀ DI “WEOPLE”, SCRIVE IL GARANTE, “PUÒ PRODURRE EFFETTI IN PIÙ DI UNO STATO DELL’UNIONE”

L’attività di “Weople”, scrive il Garante, “può produrre effetti in più di uno Stato dell’Unione” in ragione delle richieste di portabilità che potranno essere avanzate e delle questioni relative alla “valorizzazione economica dei dati personali ed alla natura ‘pro-concorrenziale’ del diritto alla portabilità”. Per questi motivi, pur essendo emerso in Italia, il caso della app impone, ad avviso del Garante, una riflessione generale che è più opportuno condividere con le altre Autorità di protezione dati. Il Garante attenderà dunque il parere dell’Edpb per concludere l’istruttoria avviata sulla app. Nel frattempo, i soggetti privati che riceveranno le richieste di portabilità dei dati da parte di “Weople” dovranno operare nel rispetto del principio di accountability stabilito dal Regolamento Ue e valutare se ottemperare alle richieste o motivare un eventuale rifiuto.

 

Articolo pubblicato su Startmag.it

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