Fact Checking

Giochi, misure restrittive favoriscono il mercato illegale. Studio I-Com

Il divieto di pubblicità e altre norme restrittive sul gioco legale spingono i consumatori verso il mercato illegale, sottraendo controllo e risorse allo Stato. I dati dello studio curato da I-Com

Quando parliamo di alcool e tabacchi, l’applicazione di misure proibizionistiche, come l’aumento di tasse, il divieto di vendita o il rialzo dei prezzi, falliscono nel tentativo di contenere i consumi perché la domanda su questo genere di prodotti è anelastica. Non è così, invece, quando parliamo di giochi: qualsiasi misura restrittiva finisce per provocare una riduzione più che proporzionale della raccolta, con effetti molto incerti sul gettito fiscale. Ma, a differenza di quello che si potrebbe pensare, l’effetto è tutt’altro che positivo perché si finisce per ingrossare le fila del mercato illegale. “I consumatori, infatti, reagendo alle variazioni sul mercato, sono maggiormente spinti a cercare alternative più convenienti altrove”, compresa l’illegalità. È quanto emerge da uno studio curato dall’Istituto per la Competitività (I-Com) dal titolo “Nuovo proibizionismo, quale impatto?”.

QUALUNQUE TIPO DI MISURA RESTRITTIVA PROVOCA UNA RIDUZIONE PIÙ CHE PROPORZIONALE DELLA RACCOLTA, CON EFFETTI MOLTO INCERTI SUL GETTITO FISCALE

La domanda di giochi, infatti, secondo lo studio I-Com, è elastica, reagisce cioè “più che proporzionalmente” rispetto alle variazioni del prezzo. Ciò significa, in sostanza, che aumenti di prezzo legati a qualunque tipo di misura restrittiva che agisca aumentando la differenza tra giocata unitaria e vincita unitaria (ad esempio un inasprimento fiscale) provocano “una riduzione più che proporzionale della raccolta, con effetti molto incerti sul gettito fiscale”.

L’EFFETTO SOSTITUZIONE CON IL MERCATO ILLEGALE

Non solo. La maggiore elasticità riscontrata nel mercato dei giochi potrebbe collegarsi almeno in parte “all’effetto sostituzione con il mercato illegale, che può avvenire più facilmente a causa di differenze nel payout e nei prezzi delle giocate, soprattutto a causa dell’esistenza del cosiddetto mercato grigio, più facilmente fruibile, e più difficilmente tracciabile e controllabile, prevalentemente diffuso sul web”, osserva lo studio.

L’effetto, oltre lo spostamento della domanda dal gioco legale a quello illegale con la sottrazione di risorse per l’erario, è anche quello di una perdita del controllo del territorio che il presidio dello Stato invece garantisce. Inoltre, venendo meno una chiara distinzione tra offerta legale e illegale che la volontà del legislatore sembra aver posto in essere, in termini di tutela dei giocatori e di trasparenza dell’offerta, esporrebbe il giocatore a tutti i rischi connessi al consumo di prodotti illeciti.

LA MINORE INFORMAZIONE POTREBBE AGIRE RIDUCENDO LE ATTESE DI VINCITA

Gli aumenti di prezzo potrebbero derivare, invece, non solo da un inasprimento fiscale ma anche dall’introduzione di misure restrittive in tema di pubblicità dei giochi: lo studio I-Com suggerisce, infatti, che “la minore informazione potrebbe agire riducendo le attese di vincita e dunque la raccolta, aumentando il prezzo relativo”, quello cioè dato dalla differenza tra giocata unitaria e vincita unitaria. Inoltre, il prezzo sul mercato legale “potrebbe aumentare a causa della maggiore concorrenza sul mercato illegale o grigio, più facilmente fruibile data la riduzione delle informazioni utili all’utente per il discernimento delle tipologie di gioco”. Pertanto, evidenzia I-Com, “la riduzione del consumo legato alle misure di tipo proibizionistico potrebbe essere sovrastimata e nascondere uno spostamento del valore speso dal mercato legale a quello illegale”. Infatti, prosegue lo studio, “all’aumentare della tassazione e del prezzo dei beni venduti sul mercato legale, è naturale aspettarsi che cresca l’incentivo a rivolgersi ai mercati illegali dei beni”.

VERIFICARE L’OBIETTIVO DELLE MISURE PROIBIZIONISTICHE PER EVITARE INTERVENTI INEFFICACI

I-Com ha verificato anche qual è l’effetto di sostituzione tra mercati legali e mercati illegali. “Se l’obiettivo di misure proibizionistiche fosse quello di diminuire i consumi di particolari tipologie di beni e queste dovessero tradursi in uno spostamento significativo di consumi a favore dell’economia illegale, mantenendo costanti i livelli complessivi di consumo, sarebbe chiaro che interventi di questo segno sarebbero inefficaci o, meglio, controproducenti. In questo modo, infatti, si darebbe sostegno all’ampliarsi dei mercati illegali, core business della criminalità organizzata, si sottrarrebbero risorse alle filiere legali di produzione, distribuzione e vendita e, spostando parte dei consumi nel mercato nero, si indebolirebbe la quota di gettito destinata alle casse statali”.

SHIFT TRA MERCATO LEGALE E ILLEGALE È ACCOMPAGNATO DA UNA SOSTITUZIONE A FAVORE DI BENI PIÙ PERICOLOSI

Ma c’è un altro dato di cui tenere conto che emerge dalla letteratura economica: “lo shift tra mercato legale e illegale” è accompagnato “da una sostituzione nei prodotti consumati, a favore di beni più pericolosi (bevande con maggiore contenuto di alcool, tabacco di minore qualità, gioco a maggiore tasso di azzardo), che sono più remunerativi e semplici da gestire per la criminalità organizzata. Anche in questo caso – avverte la relazione -, se lo scopo di politiche proibizionistiche fosse quello di salvaguardare i consumatori da beni dannosi per la salute, esse non risulterebbero efficaci. Ugualmente ci si può interrogare sulla significatività di altri effetti indotti dallo spostamento di quote di consumo dal mercato legale all’economia illegale: tra questi, l’aumento di episodi criminali e di violenza, legati alla crescita delle dimensioni della criminalità organizzata, e l’impatto sui fenomeni corruttivi, in particolare nei rapporti con i pubblici ufficiali”.

MERCATO MATURO E STABILE NON DOVREBBE INCORAGGIARE MISURE RESTRITTIVE DI MERCATO

In ogni caso, sottolinea ancora l’analisi, “il settore dei giochi ha registrato una crescita significativa negli ultimi 10 – 15 anni, garantendo un aumento complessivo della raccolta, contestualmente ad una sostanziale stabilità della spesa netta e del gettito fiscale. Nonostante i numeri robusti il comparto mostra dunque i segni tipici della maturità: una spesa dei giocatori costante e margini per la filiera in diminuzione a causa di una pressione fiscale in costante aumento e più elevata rispetto a quella dei grandi Paesi europei”. E proprio la spesa – ossia la differenza tra le somme giocate e quelle vinte, che misura il potenziale di mercato a remunerazione della filiera e dell’erario – ha “subito una profonda trasformazione in favore dell’erario, e a scapito della filiera”, avverte lo studio I-Com ha citato come esempio il comparto degli apparecchi AWP e VLT, la cui spesa e raccolta “hanno registrato una crescita esponenziale nel tempo” e presentano ormai “valori di raccolta e spesa sostanzialmente stabili dal 2014”. Proprio questo dato, si legge, “dovrebbe disinnescare le preoccupazioni circa la possibilità che il fenomeno del gioco segua una dinamica esplosiva d’ora in avanti, preoccupazione che, invece, sta incoraggiando misure restrittive del mercato. In particolare gli interventi legislativi degli ultimi anni sono andati ad agire restringendo progressivamente gli spazi per la pubblicità delle attività di gioco d’azzardo e il decreto legge n.87/2018, meglio conosciuto come ‘decreto dignità’, ha introdotto ulteriori misure sul tema”.

GRAN PARTE DELLA RACCOLTA GRAZIE AGLI APPARECCHI AWP E VLT

Ma dove vanno i soldi giocati? La composizione della raccolta testimonia un ruolo crescente del totale degli apparecchi AWP e VLT (amusement with prizes e videolotteries) e, in parte marginale, degli altri giochi con premi. “Questi giochi in soli tre anni sono arrivati a generare una raccolta pari a 22 miliardi di euro, per una spesa effettiva pari a di 2,8 miliardi di euro ed un’entrata erariale pari a 1,1 miliardi. Crescente nel tempo anche il ruolo dei giochi a distanza con vincita in denaro (skill games, giochi da casinò e poker). Anche i risultati ottenuti in termini di entrate erariali sono stati soddisfacenti dal punto di vista dello Stato e resi possibili da un’ancora più sostenuta crescita della raccolta”. Nel periodo 2006-2016, evidenzia il rapporto, “il gettito fiscale derivante dal settore è aumentato del 55% con una crescita più significativa nell’ultimo anno. L’andamento delle entrate è stato sempre crescente fino al 2010, per poi subire una flessione fino al 2014. Gli interventi normativi, che hanno innalzato il PREU per le AWP e VLT dal 2015 ad oggi, insieme con l’introduzione della cosiddetta tassa sulla fortuna, hanno portato al notevole aumento delle entrate osservabile tra il 2015 e il 2016, anno in cui il gettito derivante dal settore dei giochi vale in totale circa 10,5 miliardi di euro”.

DA AUMENTO DEI PREZZI DEL 10% RIDUZIONE DELLA RACCOLTA PARI AL 15%

Lo studio ha provato, infine, ad applicare al mercato italiano le conclusioni del rapporto: dall’analisi emerge che “un aumento del prezzo del 10% porterebbe ad una riduzione della raccolta del 15%, per un ammontare di circa 14,4 miliardi di euro. In una ipotesi conservativa in cui l’incidenza dell’erario sulla raccolta resti pari a quella osservata nel 2016, la corrispondente riduzione del gettito fiscale sarebbe pari a circa 1,6 miliardi di euro. Se i prezzi aumentassero del 15% la riduzione della raccolta arriverebbe a valere 21,6 miliardi di euro, con una corrispondente riduzione dell’erario per 2,3 miliardi di euro”. A causa dell’effetto sostituzione con il mercato illegale la riduzione della raccolta risulterebbe però non essere completamente riconducibile ad una reale riduzione del consumo. “Almeno il 13% di questa riduzione potrebbe infatti essere ascritta allo spostamento del consumo sul mercato illegale per un valore compreso, a seconda degli scenari di aumento del prezzo, tra 1,8 miliardi e 2,7 miliardi di euro in un anno”.

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