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‘Impresentabili’: cos’è e cosa prevede il Codice di autoregolamentazione

Impresentabili Codice Autoregolamentazione

Dopo la pubblicazione della lista degli ‘impresentabili’ alle elezioni, sono ripartite le critiche al Codice di autoregolamentazione dei partiti

Esattamente dieci anni fa, nella seduta del 23 settembre 2014, la Commissione parlamentare Antimafia approvava la relazione che introduceva il ‘Codice di autoregolamentazione dei partiti in materia di designazione dei candidati alle elezioni politiche e amministrative’. La presidente era Rosy Bindi. Oggi a presiedere la commissione c’è un’altra donna, Chiara Colosimo.

Proprio martedì la Commissione parlamentare Antimafia ha stilato il nuovo elenco dei cosiddetti ‘impresentabili’ alle prossime elezioni Europee. Un elenco abbastanza trasversale. Subito sono partite le critiche bipartisan al codice di autoregolamentazione che inchioda e macchia le candidature di chi ha ancora qualche conto in sospeso con la giustizia, magari per processi in fase di ultimazione, ma che non c’entrano nulla con inchieste mafiose.

COSA PRESCRIVE IL CODICE DI AUTOREGOLAMENTAZIONE SUGLI ‘IMPRESENTABILI’

Ma cosa prevede il famigerato Codice di autoregolamentazione? Il Codice definisce i criteri di candidabilità alla luce della situazione giuridica dei soggetti inseriti in lista dai vari partiti che si presentano alle elezioni.

E’ molto restrittivo. Basti considerare che estende l’incandidabilità alle persone sottoposte a giudizio o condannati anche solo in primo grado o a misure di prevenzione personali o patrimoniali. Restringe le maglie più delle leggi in vigore. Da qui l’anatema del deputato Enrico Costa il quale sottolinea come già esistano le leggi che disciplinano il diritto di elettorato passivo.

Il codice si applica a tutti i tipi di elezioni, dalle Europee alle amministrative fino alle nomine per gli enti pubblici di competenza dei presidenti di regione (art.2). C’è da dire, però, che il Codice ha solo una valenza etica e morale. Non ha un valore legislativo rispetto alla incandidabilità e ineleggibilità dei soggetti che non rispondano ai criteri previsti né prevede sanzioni per quei partiti o liste che non lo rispettano.

Il ruolo della commissione Antimafia (art.4) è quello di verificare l’applicazione di tale codice nell’ambito dei suoi compiti di indagine sul rapporto tra mafia e politica.

L’ARTICOLO 1 DEL CODICE DI AUTOREGOLAMENTAZIONE

Ecco l’art. 1: “I partiti, le formazioni politiche, i movimenti e le liste civiche che aderiscono alle previsioni del presente codice si impegnano, fermo restando quanto previsto dal decreto legislativo 31 dicembre 2012, n. 235, a non presentare e nemmeno a sostenere, sia indirettamente sia attraverso il collegamento ad altre liste, come candidati alle elezioni europee, politiche, regionali, comunali e circoscrizionali coloro nei cui confronti, alla data di pubblicazione della convocazione dei comizi elettorali, sia stato emesso il decreto che dispone il giudizio o la citazione diretta a giudizio, ovvero che siano stati condannati con sentenza anche non definitiva di primo grado”.

Lo stesso impegno vale per “coloro nei cui confronti sia stata pronunciata sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti, ovvero sia stata emessa misura cautelare personale non revocata né annullata, ovvero sia stato emesso decreto di applicazione di misure di prevenzione personali o patrimoniali. E per “coloro che si trovino in stato di latitanza o di esecuzione di pene detentive o che siano stati condannati con sentenza anche non definitiva di primo grado per danno erariale per reati commessi nell’esercizio delle funzioni di cui alla carica elettiva” e con riferimento a particolari reati.

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