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La coda del Covid, il ricco Nord Est in mano all’usura

Usura

Escluse dal credito bancario e dai benefici del decreto liquidità, le aziende e le partite Iva “schedate” presso la Centrale dei Rischi della Banca d’Italia come insolventi sono facili prede dell’usura

Il Veneto non è stata solo una delle regioni italiane maggiormente funestate dalla pandemia, ma rischia di essere una delle zone in cui si pagherà il prezzo maggiore per le conseguenze economiche del Coronavirus. Un dazio che va pagato alle mafie: scarsi aiuti da parte dello Stato, banche restie a concedere credito e l’usura, immancabilmente, ringrazia.

LE IMPRESE A RISCHIO USURA

Lo denuncia l’Ufficio Studi della CGIA di Mestre, secondo cui sono poco più di 1.800 le imprese “della nostra provincia che presentano crediti in sofferenza”. “In altre parole – si legge nell’ultimo report – stiamo parlando delle aziende e delle partite Iva del nostro territorio che risultano essere “schedate” presso la Centrale dei Rischi della Banca d’Italia come insolventi. Una classificazione che, di fatto, pregiudica a questi soggetti economici di accedere a prestiti erogati dalle banche e dalle società finanziarie. Una condizione che, ovviamente, non consente di avvalersi nemmeno delle misure agevolate approvate l’anno scorso con il “decreto Liquidità” . Non potendo ricorrere a nessun intermediario finanziario, queste Pmi, strutturalmente a corto di liquidità e in grosse difficoltà finanziarie, in questo periodo così difficile rischiano molto più delle altre di scivolare tra le braccia delle organizzazioni criminali”.

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“Per evitare tutto questo – spiega il Presidente della CGIA Roberto Bottan – non basta l’azione repressiva messa in campo dalle forze dell’ordine. E’ estremamente importante prevenire la possibilità che questi imprenditori cadano nella rete tesa dalle organizzazioni malavitose che dispongono di risorse economiche illimitate. Per questo è indispensabile, tra le altre cose, incentivare il ricorso al Fondo per la prevenzione dell’usura. Uno strumento introdotto per legge da alcuni decenni, ma poco utilizzato, anche perché sconosciuto ai più e, conseguentemente, con scarse risorse economiche a disposizione”.

SI DENUNCIA SEMPRE MENO

Come in tutto il Veneto – continuano gli analisti della CGIA nel rapporto sull’usura -, anche in provincia di Venezia le segnalazioni sospette di riciclaggio ricevute dall’Unità di Informazione Finanziaria (UIF) della Banca d’Italia sono in diminuzione: l’anno scorso nella Città Metropolitana le “denunce” sono state 1.407, 188 in meno rispetto a quelle registrate nel 20193 . L’Ufficio studi della CGIA segnala che anche nella nostra provincia oltre il 99 per cento del totale delle segnalazioni giunte nel 2020 riguarda operazioni di riciclaggio di denaro che, molto probabilmente, sono di provenienza illegale e poco meno dell’1 per cento, invece, sono riconducibili a misure sospette di terrorismo e proliferazione di armi di distruzione di massa. Da un punto di vista operativo, una volta ricevuti questi “alert” dagli intermediari finanziari, la UIF effettua degli approfondimenti sulle operazioni sospette e le trasmette, arricchite dell’analisi finanziaria, al Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza (NSPV) e alla Direzione Investigativa Antimafia (DIA). Solo nel caso le segnalazioni siano ritenute infondate, la UIF le archivia.

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