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Covid, imprese nel mirino delle mafie e dell’usura. Intervista ad Agisa

Mafie Recovery Fund

“La rapidità con cui agisce la criminalità è difficile da contrastare anche perché ci troviamo di fronte a un’emergenza economica senza precedenti: 100.000 imprese in crisi di liquidità”. Policy Maker ha intervistato Mario De Vergottini, presidente di Agisa, la Onlus della Federazione Associazioni Antiracket e Antiusura Italiane (F.A.I)

Tra gli effetti negativi della crisi economica causata dal Covid ci sono indebitamento, racket (usura) ed estorsione. “Le operazioni sospette, secondo i dati forniti dall’Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia della Banca d’Italia (UIF), relativo ai primi sei mesi del 2020, sono pari a 53.027 di cui 6.759 nella sola Regione Lazio”.

Per capire l’entità del fenomeno, i settori dove la criminalità si sta infiltrando e la rapidità con cui colpisce le imprese, Policy Maker ha intervistato gli avvocati Mario De Vergottini, presidente della Onlus Agisa, e Nicola Bramante, responsabile dell’Area Penale dell’associazione. Agisa assiste persone indebitate e sotto usura con uno Sportello nel VII municipio a Roma, è nata nel 2003 e fa parte della Federazione delle Associazioni Antiracket e Antiusura Italiane (F.A.I).

Il Covid è stata l’opportunità per il racket d’infiltrarsi in molti settori, sapete dirci in quali in particolare (ristorazione, alberghi, trasporti, aziende di sanificazione, altro)? Perché in questi settori?

Occorre partire dal presupposto che chi entra nella morsa dell’usura se decide di denunciare spesso, per una serie di ragioni, non procede nell’immediato ma a distanza di tempo.

Ritengo, quindi, che presumibilmente vi sarà un sensibile aumento delle denunce per usura legate alla situazione pandemica tra circa un anno, solo nel 2022 il fenomeno si evidenzierà in tutta la sua gravità e si potranno effettuare delle valutazioni specifiche. Questa, chiaramente, è una mia personalissima considerazione.

I settori da Lei indicati sono ovviamente i più colpiti, tra cui, in particolare, deve essere citato quello della ristorazione, storicamente soggetto, soprattutto, per scopi di riciclaggio al rischio di infiltrazioni criminali che, ora, invece, indirizzano per i noti eventi le proprie mire anche alle aziende di sanificazione.

Se la “forza” della criminalità organizzata sta nell’ampia liquidità che ha a disposizione immediatamente, il problema dello Stato potrebbe essere che gli aiuti che offre non sono sufficienti? Oppure è colpa della burocrazia che impiega troppo tempo per aiutare le persone?

Dal mio angolo di visuale, ovvero quello di una ONLUS che assiste persone indebitate e sotto usura dal 2003 con uno Sportello nel VII municipio a Roma, posso riferire che il Fondo statale che assiste le vittime, anche quelle di estorsione, è certamente uno strumento utilissimo e unico nel suo genere nel panorama europeo, al contempo, non posso sottacere che la tempistica dell’istruttoria e della liquidazione spesso si scontra con le esigenze di imprese che operano in una società che ormai viaggia a dei ritmi velocissimi.

Ma la criminalità offre liquidità immediata…

Resta inteso che in tale contesto la rapidità con cui agisce la criminalità è difficile da contrastare anche perché ci troviamo di fronte ad un’emergenza economica senza precedenti: 100.000 imprese in crisi di liquidità.

Sul punto evidenzio come la Regione Lazio abbia, comunque, sempre mostrato grande sensibilità sul tema di cui si tratta, basti pensare alla legge regionale n. 14/2015 che prevede diversi aiuti alle vittime anche potenziati a seguito della pandemia.

Mi permetto di evidenziare che, per ottenere dei frutti occorrerebbe agire in maniera sistemica con emissione di medesimi provvedimenti da parte di tutte le Regioni.

Dall’inizio della pandemia avete ricevuto denunce da parte di esercenti per racket o anche da persone con necessità di prestiti? E sono aumentate rispetto a prima del Covid?

L’Associazione, di cui ho l’onore di essere Presidente dall’ottobre 2020, nel corso dell’ultimo anno ha assistito e sostenuto molti utenti tra cui, ovviamente, alcune vittime di usura. Si tratta di situazioni non tutte strettamente legate al Covid.

Come detto, dai dati che mi fornisce il Responsabile dell’Area Penale avv. Nicola Bramante che monitora costantemente le interdittive anti mafia, il fenomeno emergerà con tutte le sue dolorose conseguenze nel prossimo anno.

Abbiamo segnali che fanno pensare che la situazione sia più fertile per chi pratica usura e per le mafie?

Mi preme rimarcare come nell’ultimo anno siano esponenzialmente aumentate le richieste di aiuto da parte di cittadini in condizioni di sovra indebitamento, persone fino a ieri benestanti, dipendenti o professionisti, che di colpo hanno visto cambiare la propria condizione di vita. Proprio su queste persone occorre al momento concentrarsi e lavorare per prevenire ulteriori casi di usura.

Cosa può fare lo Stato per far trovare all’imprenditore il coraggio di denunciare?

Il tema non è semplice e non può racchiudersi in poche righe. Sicuramente occorre guardare al futuro, alle nuove generazioni che devono, innanzitutto, essere indirizzate ad un uso responsabile del denaro ed ai principi della legalità.

Nell’immediato si potrebbero promuovere campagne di divulgazione mirate ottimizzando le procedure per l’accesso ai Fondi dello Stato dando certezza dei tempi a chi denuncia.

usura agisa

Avete numeri e dati sul racket alle imprese pre e post Covid da fornirci? 

Le posso riportare quello che è il numero delle operazioni sospette fornito dall’Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia della Banca d’Italia (UIF), relativo ai primi sei mesi del 2020, pari a 53.027 di cui 6.759 nella sola Regione Lazio. Da queste operazioni bancarie anomale partirà l’attività investigativa volta ad accertare i reati.

L’arrivo dei vaccini ha aperto un nuovo capitolo e l’Interpol ha fatto sapere che “già prima che il vaccino sia autorizzato i criminali sono pronti anche con i falsi vaccini”, in che modo è possibile che la criminalità organizzata si infiltri nella distribuzione? Quale potrebbe essere l’anello debole della catena?

Non vi è chi non veda che siamo di fronte ad un nuovo business e le Mafie si sono fatte trovare pronte. Già sono state effettuate molte indagini dalle forze dell’ordine, sia sull’acquisizione di farmacie, sia sul traffico di medicinali da parte della criminalità organizzata.

Non ho delle specifiche competenza per poter indicare l’anello debole della catena, certo è che la condizione di crisi economica in cui verte una larghissima fascia della popolazione non può che favorire la corruzione andando ad agevolare le infiltrazioni, soprattutto nella fase distributiva.

In vista dell’arrivo del Recovery Fund, quali misure sono previste per contrastare la criminalità organizzata?

Anche i Fondi sono attenzionati dalla criminalità che tenterà di accedervi in maniera illecita, avvalendosi dei propri “colletti bianchi”. Al momento non ho notizie di provvedimenti da parte del Governo… speriamo di conoscerne a breve la sua nuova composizione.

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