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Le audizioni informali parlamentari? Si dà voce solo ai potenti

europeisti PIANO audizioni informali

Secondo un report dell’organizzazione The Good Lobby, il peggior difetto delle audizioni informali è che sono troppo… informali: “in assenza di un regolamento che le codifichi, i parlamentari possono scegliersi gli interlocutori senza un particolare criterio, convocando anche ripetutamente gli stessi, con il rischio che a farsi ascoltare sia sempre chi ha più contatti con la politica”

Per mezzo delle audizioni informali i portatori d’interessi del Paese, come le associazioni di categoria, la società civile o le università possono presentare le proprie istanze e le proprie doglianze direttamente ai parlamentari. Sono dette “informali” perché non sono previste da alcun testo di legge, tuttavia sono molto utilizzate dalle Commissioni parlamentari per raccogliere informazioni su argomenti diversi, talvolta molto tecnici e settoriali, soprattutto quando si è al lavoro su di un determinato disegno di legge che riformi un dato settore. Ma sono così utili e, soprattutto, sono democratiche?

Secondo l’organizzazione The Good Lobby, che in collaborazione con la Legal Clinic Ruffilli dell’Università di Salerno e Open Polis ha pubblicato un rapporto sulla materia, dal titolo “Le audizioni informali nelle Commissioni permanenti della Camera dei Deputati“, occorrerebbe fare un tagliando all’istituto.

“Questa informalità – spiegano gli autori del rapporto – non è un bene, perché permette ampia discrezionalità da parte dei parlamentari e soprattutto del Presidente della Commissione: in assenza di un regolamento che codifichi le audizioni, i parlamentari possono scegliersi gli interlocutori senza un particolare criterio, convocando anche ripetutamente gli stessi, con il rischio che a farsi ascoltare sia sempre chi ha più contatti con la politica”.

Insomma, dallo studio appena presentato emerge inequivocabilmente come “A vincere sono” sempre “i gruppi di pressione più consolidati, che hanno già molti canali per farsi ascoltare. Tutto questo, nell’assenza di trasparenza perché l’informalità delle audizioni non rende vincolante rendere pubblici i contributi degli auditi per cui è impossibile stabilire anche l’impatto che il loro punto di vista ha realmente avuto nella formazione degli atti legislativi”.

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