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Lobby, la lunga gestazione del disegno di legge

Lobby

La Commissione Affari istituzionali della Camera dei deputati è a lavoro al Disegno di legge sulle Lobby. Disegno che prevede l’iscrizione dei professioni del settore ad un registro, ma la norma su chi e quando può iscriversi spacca la maggioranza. 

Il Governo italiano è a lavoro per fare la storia. La Commissione Affari istituzionali della Camera dei deputati sta esaminando ed emendando, in questi giorni, la prima legge sulla “rappresentanza di interessi”. Una legge per regolamentare l’attività di Lobby, in pratica.

Il testo, che nasce da 3 diverse proposte, tutte anti pandemia, spacca, però, la maggioranza di Governo in Commissione. Nella seduta del 30 novembre, sull’obbligo per i membri del governo di svolgere questa attività a distanza di un anno dal termine del mandato, Italia Viva, Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia si sono espressi contro, nonostante il governo, con il sottosegretario Deborah Bergamini avesse dato parere positivo.

Andiamo per gradi.

IL TESTO UNIFICATO

Partiamo dal principio. La Commissione Affari Istituzionali, questa settimana, è a lavoro al testo unificato C. 196 Fregolent, C. 721 Madia e C. 1827 Silvestri sulla “Disciplina dell’attività di rappresentanza di interessi”.

Si tratta di un testo che nasce da tre diverse proposte di legge: la prima, presentata il 23 marzo 2018, dalla Deputata Silvia Fregolent, di Italia Viva. La seconda è stata presentata il 12 giugno 2018 dalla deputata Marianna Madia, del partito democratico, mentre la terza proposta (6 maggio 2019) arriva dal deputato Francesco Silvestri, appartenente al Movimento 5 Stelle.

IL LAVORO DELLA COMMISSIONE

Solo ad agosto 2021, la Commissione ha adottato un testo base preparato dalla relatrice Vittoria Baldino. A questo testo e ai suoi emendamenti sta lavorando, in questi giorni, la Commissione Affari Costituzionali, dopo diversi rinvii.

LA NORMA DELLA DISCORDIA

Una, in particolare, la norma che in queste ore ha fatto discutere.

Il testo unico originario, preparato dalla Baldino, impediva ai “membri del Parlamento e del Governo; i presidenti, gli assessori e i consiglieri regionali”, gli amministratori di città con più di 300mila abitanti e i membri delle autorità indipendenti, compresa la Banca d’Italia, di iscriversi al Registro dei portatori di interessi per tre anni dopo la fine del mandato.

LA RIVISITAZIONE

Visti i numerosi emendamenti, però, Baldino aveva proposto giovedì scorso una riformulazione su cui il governo, con Bergamini, aveva dato parere positivo. Il nuovo testo prevedeva che il divieto d’iscrizione al Registro dei portatori d’interesse venisse abbassato a un solo anno per i membri del Governo nazionale e regionale. I parlamentari e tutti gli altri soggetti, invece, possono svolgere attività di lobbying a scadenza del proprio mandato.

COSA E’ STATO DECISO

La riformulazione, non ha convinto, però, Italia Viva, Forza Italia e il resto del centro destra, che ha votato contro la norma.

Norma che per Silvia Fregolent, deputata di Italia Viva, “rischia di favorire una fuga di cervelli all’estero, impedendo a gente seria e preparata di lavorare una volta conclusa la propria esperienza di governo”.

Perplessità e alleanze a parte, la norma è passata comunque.

E ORA?

Diversi, oltre a quello sopra, gli emendamenti approvati nella seduta del 30 novembre.

Tra questi anche quello che prevede che “Ciascun rappresentante di interessi inserisce nel Registro e aggiorna l’agenda dei propri incontri con i decisori pubblici. Le informazioni contenute nell’agenza sono inserite, in formato aperto e riutilizzabile, nella parte del registro aperta alla pubblica consultazione”.

Altri verranno approvati. La Commissione è ancora a lavoro.

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