Cosa può fare la Figc per arginare lo strapotere dei procuratori e degli agenti sportivi che condizionano gli affari tra società di calcio? Regole, numeri e margini di manovra per il calcio italiano
Alla Figc si prova a voltare pagina, dopo il balletto sul commissariamento. Si riparte dall’asse vincente che ha portato Giovanni Malagò al soglio della Federcalcio, quello tra l’ex numero 1 del Coni e il presidente della Seria A Ezio Simonelli, decisivo per la sua elezione.
In cima alla lista delle priorità, secondo quanto riporta il Corriere della Sera, ci sarebbe l’argine da porre allo strapotere dei procuratori. Ma di cosa stiamo parlando nel concreto? È una questione che la Figc può risolvere da sé?
QUANTO GUADAGNANO I PROCURATORI
Stando all’ultimo report della Federcalcio, in Serie A le commissioni riconosciute agli agenti sono passate dai 187,9 milioni di euro del 2019 ai 226,2 milioni del 2024, con un incremento del 20,4%. E anche i dati relativi confermano un trend in netta crescita: nel 2025 si parla di 249,5 milioni di euro, circa il 10% in più rispetto all’anno precedente.
La crescita è stata ancora più marcata in Premier League: nello stesso periodo, i compensi agli intermediari sono aumentati del 55,3%, passando da 263,4 a 409,1 milioni di sterline. L’Inghilterra si conferma il Paese con la maggiore spesa per i compensi agli agenti nelle operazioni internazionali, con 193 milioni di dollari (ma si tratta anche del mercato più munifico) seguita dall’Italia con 94,3 milioni, dal Portogallo con 74,2 milioni, dalla Spagna con 49 milioni e dall’Arabia Saudita con 44 milioni.
COSA SI PUÒ FARE
Un tetto alle commissioni, in realtà, esiste già. Il regolamento FIFA sugli agenti prevede un massimale: per un calciatore che guadagna più di 200.000 dollari l’anno, l’agente che rappresenta il giocatore può ricevere fino al 3% della remunerazione, quello che rappresenta il club fino al 3%; la rappresentanza duale consentita arriva al 6%. Per l’agente che rappresenta il club cedente il limite è invece il 10% del corrispettivo del trasferimento.
Ma il problema non è soltanto fissare una percentuale. È soprattutto farla rispettare. Il regolamento prevede che l’agente possa ricevere un compenso soltanto per i servizi indicati preventivamente nel contratto di rappresentanza. Il tema dei controlli diventa perciò decisivo quando una prestazione viene formalmente qualificata come un servizio diverso dall’attività di agente, mentre nella sostanza potrebbe essere riconducibile alla rappresentanza del giocatore o del club. La stretta potrebbe dunque passare da una maggiore trasparenza sui compensi, dalla verifica dei contratti e dei servizi effettivamente prestati e dal controllo dei rapporti tra agenti, società e soggetti collegati.
CLIENT PAYS E CONFLITTI DI INTERESSE
Un’altra leva è già prevista dalle regole FIFA: il principio client pays, secondo cui l’agente deve essere pagato direttamente dal cliente che rappresenta. Sono previste eccezioni, tra cui quella relativa ai calciatori con una remunerazione annua negoziata inferiore a 200.000 dollari, a determinate condizioni.
La logica è semplice: se l’agente rappresenta il giocatore, deve essere il giocatore a sostenerne il costo. La regola mira anche a rendere più chiaro il rapporto economico tra le parti e a ridurre i possibili conflitti di interesse.
Lo stesso regolamento limita inoltre la rappresentanza multipla. L’obiettivo è evitare che un unico intermediario possa trovarsi a negoziare contemporaneamente per soggetti con interessi potenzialmente contrapposti. Nel luglio 2026 la Corte di giustizia dell’Unione europea ha riconosciuto la possibilità di giustificare diversi elementi centrali del regolamento FIFA, compresi il tetto alle commissioni, il principio client pays e il divieto di alcune forme di rappresentanza multipla.
PIÙ TRASPARENZA, COME IN INGHILTERRA
Un’altra strada è quella della pubblicità dei compensi. In Inghilterra la Football Association pubblica i pagamenti effettuati dai club agli agenti e le operazioni nelle quali gli agenti sono coinvolti. Per il periodo 2025/26, i dati comprendono Premier League, EFL e altri campionati sotto la giurisdizione della FA. Il modello inglese mostra però anche i limiti della sola trasparenza. I pagamenti degli agenti della Premier League sono passati dai 409,1 milioni di sterline del 2024/25 ai 460,3 milioni del 2025/26, con un aumento del 13%. Sapere quanto viene pagato un agente rende il mercato più leggibile, ma non necessariamente lo rende meno costoso. Per questo trasparenza e tetti alle commissioni devono procedere insieme.
IL TETTO UEFA ALLA SPESA
Un altro argine arriva dalla sostenibilità finanziaria dei club. Dal 2025/26 la squad cost rule UEFA stabilisce che la spesa complessiva per stipendi di giocatori e allenatori, trasferimenti e compensi agli agenti non possa superare il 70% dei ricavi del club. Nel calcolo rientrano espressamente anche i costi di agenti, intermediari e soggetti collegati. È un approccio diverso: non si stabilisce soltanto quanto può guadagnare il procuratore, ma si limita anche quanto il club può destinare complessivamente alla propria rosa. E le regole non sono soltanto teoriche: nella verifica relativa al 2025, la UEFA ha sanzionato diversi club per avere superato il limite del 70%, tra cui Fiorentina, Aston Villa, Chelsea, Newcastle e Nottingham Forest.
DOVE FINISCE LA FIGC, DOVE INIZIA LA POLITICA
L’esempio della Francia, addotto dal Corriere, dimostra effettvamente che una disciplina nazionale più stringente è possibile: dal 5 agosto 2026 il Code du sport fissa al 10% il tetto alla remunerazione degli agenti e consente alle federazioni di adottare limiti inferiori. Anche in Italia, però, la discussione non parte da zero. Al Senato è in esame il disegno di legge S.1902, che prevede limiti del 5% e del 7% sulla remunerazione dei calciatori a seconda di chi paga l’agente, oltre a tetti sulle operazioni di trasferimento, sanzioni e un registro pubblico dei compensi. Il testo affida inoltre alla FIGC l’adeguamento del proprio regolamento e l’adozione di linee guida sulla trasparenza.
È qui che si misura il ruolo di FIGC, Lega Serie A e politica. La Federazione può intervenire sulle regole di propria competenza e rafforzare controlli e trasparenza; la Lega può costruire una posizione comune dei club. Ma per introdurre un tetto nazionale con forza di legge, sul modello francese, serve il Parlamento, su iniziativa del Governo o attraverso un disegno di legge parlamentare. Il confronto europeo può accompagnare il percorso, ma non è una condizione per intervenire in Italia: la prima partita sui compensi dei procuratori si deve giocare sul terreno legislativo nazionale.

