Fact Checking, Italia

Perchè la manovra, appena approvata, deve essere riscritta

manovra approvata

La manovra approvata deve essere riempita di contenuti, numeri, saldi. Praticamente scritta ex novo. Su decreti e provvedimenti attuativi il percorso è rischioso 

Manovra approvata, va scritta la manovra. Non è un controsenso, ma il paradosso della prima “manovra del popolo”, approvata dalla Camera in via definitiva sul filo di lana per evitare l’esercizio provvisorio, ma che adesso deve essere riempita di contenuti e corretta. Cosa che preannuncia un mese di gennaio assai difficile per il governo e la maggioranza.

Manovra approvata: reddito di cittadinanza e pensioni

Innanzitutto ci sarà da scrivere i due provvedimenti principali: per il reddito di cittadinanza e la “quota 100” sulle pensioni nella manovra sono state solo appostate le risorse. Le norme saranno contenute in due distinti decreti che, secondo quanto annunciato più volte sia dal premier Giuseppe Conte che dai vice Luigi Di Maio e Matteo Salvini, andranno in uno dei primi Consigli dei Ministri dell’anno. Gli uffici dei Ministeri interessati sono al lavoro ormai da settimane, ma per entrambi non sarà una passeggiata. Innanzitutto sono diminuite le risorse: 2,7 miliardi in meno per le pensioni e 1,9 miliardi in meno per il reddito. Cosa che limiterà, al di là delle rassicurazioni ufficiali, il raggio di azione dei due atti. Ma più che il varo dei decreti, il problema potrebbe essere il passaggio in Parlamento. I leghisti sono pronti a fare le pulci al reddito di cittadinanza e a modificarlo emendamento su emendamento. E proprio l’incrocio nelle aule dei due decreti da convertire potrebbe riproporre una situazione di alta tensione tra Carroccio e M5s simile a quella che si è verificata a novembre su dl sicurezza e ddl anticorruzione, ma potenzialmente molto più “pericolosa” per gli equilibri della maggioranza gialloverde.

La manovra approvata necessita dei decreti attuativi

Poi ci sarà da far partire le misure (e sono molte, oltre la metà) che necessitano di decreti attuativi e regolamenti per diventare operativi. E’ il caso, ad esempio, della web tax al 3% per i giganti di Internet e dei servizi digitali; dei fondi per i rimborsi ai risparmiatori truffati dalle banche; dei progetti di dismissioni immboliari, ma anche degli investimenti, per i quali la manovra prevede strutture di missione e cabine di regia che sono tutte da realizzare, con il rischio di un ritardo notevole nei tempi. Quella dei decreti attuativi, del resto, è una partita sempre mediaticamente secondaria, ma di fondamentale importanza. E soprattutto difficile da realizzare quando tra le diverse componenti di un esecutivo non c’è piena fiducia (non a caso con il governo Letta si era arrivati a uno “stock” di provvedimenti attuativi arretrati vicino a quota 1000, ridotto a circa 640 con l’esecutivo Gentiloni).

Gli errori da correggere

Senza contare poi gli interventi già annunciati per correggere errori non modificati per mancanza di tempo. C’è in primo luogo da recuperare la “gaffe” della stangata Ires sul volontariato, che tocca anche gli ospedali (con il personale sanitario già pronto a scendere in piazza) e riprendere in mano la questione degli Ncc. Il tutto senza deviare dal percorso stabilito con l’Ue, che ha solo rimandato il giudizio definitivo sulle politiche economiche giallo-verdi pretendendo, non a caso, una “garanzia” di due miiardi.

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