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Morti bianche, nel 2021 sul lavoro muoiono 2 persone al giorno

Morti Bianche Inail

La sicurezza sul lavoro sembra ancora un lusso e il numero di morti bianche continua silenziosamente ad aumentare. Nel 2020 i decessi sono stati 1.270, di cui un terzo per Covid, e nei primi tre mesi del 2021 sono già 185. I dati Inail

La morte sul lavoro di Luana D’Orazio in una fabbrica tessile in provincia di Prato purtroppo non è un caso isolato e l’incidente ha riportato l’attenzione su un tema trascurato ma che silenziosamente fa parte della quotidianità. Dario Nardella, sindaco di Firenze, ha parlato di “Medioevo d’Europa” perché le morti bianche in Italia continuano a essere ancora troppe.

I DATI INAIL

Che il problema sia reale e purtroppo ormai all’ordine del giorno lo confermano i dati Inail sul primo trimestre del 2021. I casi di infortunio sul lavoro con esito mortale presentate all’istituto da gennaio a marzo, nonostante le limitazioni imposte dal Covid, sono state 185. Diciannove in più se paragonate alle 166 registrate nel primo trimestre del 2020. Questo significa che in media ogni giorno muoiono due persone mentre svolgono il proprio lavoro.

L’aumento di morti bianche registrato dalle denunce comunicate all’Inail riguarda solo i lavoratori italiani (da 137 a 158). Si registra, invece, un calo per quelle dei lavoratori comunitari (da 10 a 9) ed extracomunitari (da 19 a 18).

Diminuiscono i casi tra gli under 40, mentre l’Istituto segnala un incremento nelle fasce d’età 50-59 anni (da 52 a 70 casi) e 60-69 anni (da 19 a 38).

L’avvento della pandemia poi non ha fatto che aggravare la situazione. L’anno scorso i decessi sul lavoro sono stati 1.270, di cui un terzo per Covid, e da marzo 2020 a marzo 2021 le morti causate dal virus contratto sul luogo di lavoro sono state 551.

LE REGIONI

Secondo i dati Inail, nel Nord-Ovest della Penisola il numero di casi è passato da 45 a 47, nel Nord-Est da 34 a 38, al Centro da 23 a 34 (ovvero un aumento di 11 casi), al Sud da 47 a 58 e, solo nelle isole, si registra un calo da 17 a 8.

L’aumento più significativo di morti bianche lo segnala il Lazio con un aumento di 12 casi, a cui seguono l’Abruzzo (+8), la Lombardia (+6) e la Campania (+5). Segnali positivi dalla Sicilia con 7 casi in meno, il Piemonte e la Puglia.

I SETTORI

Spesso dovute alla mancanza di misure di sicurezza, come denunciano i sindacati, l’incremento di casi ha comunque riguardato tutti i settori: Industria e servizi (da 146 a 158 denunce), Agricoltura (da 11 a 16) e Conto Stato (da 9 a 11).

IL MINISTRO ORLANDO

Da una parte le inchieste in corso per accertare quanto avvenuto nei recenti casi di cui si sta parlando in questi giorni, dall’altra le reazioni della politica e dei sindacati. Per il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, la morte di Luana “è una vicenda straziante e dobbiamo usarla per costruire delle risposte migliori”.

“Se questa vicenda riuscirà a scuotere la coscienza del Paese – prosegue Orlando – potremo fare un passo avanti. Credo che non siano mai abbastanza i controlli e le cautele ma si deve investire di più sulla prevenzione”.

occupati

I SINDACATI

“Anche in queste ore altre morti sul lavoro – ha commentato ieri Luigi Sbarra, segretario generale della Cisl – ieri in Puglia, oggi a Busto Arsizio, una lunga, inaccettabile, interminabile scia di sangue che offende la dignità del nostro Paese. Non possiamo continuare con questo bollettino quotidiano di incidenti mortali, è un fatto di civiltà”.

I sindacati pretendono di trovare risposte nelle misure previste dal Pnrr. “Il Recovery Plan deve servire per un grande investimento su questa sfida – ha sottolineato Sbarra – lavoro e sicurezza sono e restano un binomio indissolubile. La vita umana viene prima di ogni logica di profitto, di mercato, di competitività delle aziende”.

Per Francesca Re David, segretaria generale della Fiom “servono investimenti per i lavoratori che garantiscano la loro sicurezza. Negli ultimi 20 anni il lavoro è stato visto più come un costo che come una risorsa e si stanno continuando a cancellare diritti”.

Leggi anche: Consulenti del lavoro: «Riconoscere malattia anche a PIVA»

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