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Partite Iva, la scure coronavirus fra Cura Italia e l’atteso dl Rilancio

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Secondo i dati forniti dal Mef nel primo trimestre dell’anno le nuove aperture sono scese del 19,7%. In Lombardia a marzo -55%. In arrivo nuove misure da Palazzo Chigi

La pandemia causata dal Covid-19 si fa sentire, e non poteva essere diversamente visto il lockdown e il calo produttivo, anche sul numero di partite Iva. E gli effetti c’è da scommettere che continueranno anche nei prossimi mesi.

Intanto l’Osservatorio sulle partite Iva del ministero dell’Economia e delle Finanze ha certificato che nei primi tre mesi dell’anno sono state aperte 158.740 nuove partite Iva che significa una flessione rispetto allo stesso periodo del 2019.

In particolare, a gennaio e febbraio risulta un calo dell’8% delle nuove aperture di partita Iva dovuto perlopiù – osservano dal Mef – alla diminuzione di avviamenti in regime forfetario rispetto al forte aumento riscontrato nei primi mesi del 2019 grazie all’innalzamento del limite di ricavi a 65 mila euro voluto dal governo M5S-Lega mentre gli effetti dell’emergenza sanitaria sono rilevabili soprattutto a marzo con un calo di aperture pari al 50% rispetto a marzo 2019.

COS’È ACCADUTO NEL PRIMO TRIMESTRE 2020

Andando a vedere la distribuzione per natura giuridica si nota che il 76,1% delle nuove aperture è dovuto alle persone fisiche, il 18,6% alle società di capitali, il 3,6% alle società di persone mentre la quota dei “non residenti” e “altre forme giuridiche” rappresenta complessivamente l’1,6% del totale delle nuove aperture.

La flessione si registra per tutte le forme giuridiche con un -17,1% delle società di persone e -20,7% delle persone fisiche tra gennaio e febbraio e un decremento tra -50% e -57% a marzo per tutte le forme giuridiche. In controtendenza solo i soggetti non residenti, che continuano a registrare un notevole aumento (+56,7%) e si concentrano in particolare nel commercio elettronico.

Sul fronte territoriale Via XX Settembre rende noto che il 45,2% delle nuove aperture è localizzato al Nord, il 21,5% al Centro e quasi il 33% al Sud e nelle Isole. Anche in questo caso siamo di fronte a una diminuzione di avviamenti: la più contenuta in Valle d’Aosta (-8%), la più marcata nel Lazio (-23%). E se nei primi due mesi del 2020 il calo maggiore si è avvertito in Calabria (-11,3%) e l’Abruzzo ha segnato un incremento dell’1,5% a marzo nella Lombardia martoriata dal Covid-19 c’è stata una flessione del 55,2%.

Tra i settori che più hanno risentito del difficile periodo le attività di intrattenimento (-24,9%, a marzo -63,9%) mentre il meno sensibile risulta il comparto della sanità (-10,5%). Tra gennaio e febbraio i servizi alle imprese registrano una diminuzione di avviamenti del 14,1%, mentre l’istruzione è in attivo del 2,2%.

Nel primo trimestre il maggior numero di nuove partite Iva si riscontra tra le attività professionali (19,7% del totale), nel commercio (17,1%) e nelle costruzioni (9,7%). Stabile la ripartizione di genere (maschi al 61,1%); il 47,6% delle nuove aperture è stato avviato da giovani fino a 35 anni e il 31,7% da soggetti tra i 36 e i 50 anni. Rispetto allo stesso periodo del 2019 tutte le classi di età registrano cali di aperture con il più consistente (-31,9%) della classe più anziana.

COS’HA PREVISTO IL DL CURA ITALIA

Per le partite Iva, così come per i lavoratori autonomi, stagionali, occasionali, del turismo e dello spettacolo, il provvedimento varato a marzo (articolo 44) e il successivo decreto interministeriale del 30 aprile hanno stabilito l’erogazione di un bonus da 600 euro — nel limite di spesa di 300 milioni di euro per il 2020 — istituendo un Fondo per il reddito di ultima istanza. Requisiti essenziali erano aver ridotto o cessato l’attività lavorativa a causa dell’emergenza sanitaria — senza però nessun controllo da parte dello Stato —, essere iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria, non essere pensionati o titolari di altra forma di reddito.

COSA C’È NEL DL RILANCIO

Nell’ultima bozza (con 258 articoli) del decreto Rilancio — l’ex dl Aprile che dovrebbe essere approvata dal Consiglio dei ministri convocato per stasera — si prevede all’articolo 89 che per i soggetti che hanno già beneficiato dell’indennità prevista dal dl Cura Italia vengano erogati in automatico altri 600 euro anche per il mese di aprile. Un’operazione che dovrebbe avvenire stavolta nel giro di pochi giorni.

Novità sono previste invece per maggio: per i titolari di partita Iva che “abbiano subito una comprovata riduzione di almeno il 33 per cento del reddito  del secondo bimestre 2020, rispetto al reddito del secondo bimestre 2019” il bonus viene portato a 1.000 euro. “A tal fine — prosegue l’articolo — il reddito è individuato secondo il principio di cassa come differenza tra i ricavi e i compensi percepiti e le spese effettivamente sostenute nel periodo interessato e nell’esercizio dell’attività, comprese le eventuali quote di ammortamento”.

Occorre presentare all’Inps la domanda in cui si autocertifica il possesso dei requisiti e sarà poi l’Agenzia delle Entrate, dopo aver avuto i dati dall’istituto di previdenza, a verificarne la veridicità e a dare l’ok per il versamento dell’indennità.

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