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Perchè le aziende di buoni pasto sono sul piede di guerra

buoni pasto

Con il nuovo anno i buoni pasto cartacei convengono di meno rispetto a quelli elettronici. Ma le imprese del commercio e della ristorazione lanciano l’allarme sulla sostenibilità del sistema

Con le modifiche apportate dalla legge di Bilancio, a partire dal 1° gennaio 2020 i buoni pasto elettronici sono diventati più convenienti sia per il datore di lavoro sia per il dipendente. L’obiettivo della manovra è favorire infatti la digitalizzazione e tracciabilità del buono pasto, così da evitare abusi e facilitare i controlli. I buoni pasto elettronici possono comunque essere spesi presso tutti i ristoranti e i supermercati convenzionati, proprio come i buoni pasto cartacei.

LE NOVITÀ CON LA LEGGE DI BILANCIO

Se per la versione cartacea la soglia di esenzione fiscale scende da 5,29 a 4 euro al giorno, per quella elettronica aumenta da 7 a 8 euro.  Per il buono cartaceo, la quota che non concorre alla formazione del reddito da lavoro si riduce e considerando una media di 20 buoni incassali al mese per undici mesi di lavoro, ferie escluse si tratta di 284 euro di reddito in più all’anno su cui calcolare Irpef, addizionali e pure maggiori contributi Inps.

Come spiega il Sole 24 Ore, anche per le aziende, il buono pasto elettronico diventa molto più conveniente: più economico rispetto all’emissione della versione cartacea, è totalmente deducibile per le imprese e l’Iva (al 4% per le aziende e al 10% per titolari, soci e professionisti) è detraibile.

In realtà il buono pasto elettronico va già per la maggiore rispetto a quello cartaceo. Secondo l’Anseb, associazione nazionale delle società emettitrici di buoni pasto, i cui soci rappresentano il 75% del mercato italiano, il 60% del mercato dei buoni pasto è già digitalizzato.

Secondo Il Messaggero, sussiste quindi “la possibilità (teorica) che il 40% del mercato (a oggi stimato in circa3 miliardi di euro, tanto è il valore dei buoni pasto emessi ogni anno) finisca per ridursi di un quarto del valore. Ne deriverebbe un calo del 10% del fatturato complessivo del settore”. Per questo la stretta si accompagna a un contestuale incentivo per i buoni elettronici, la cui soglia di deducibilità sale da 7 a 8 euro, apportando un beneficio fiscale (meno tasse per i lavoratori) da 18 milioni di euro.

UN SETTORE A RISCHIO

Che sia cartaceo o elettronico, il buono pasto ha comunque un mercato che vale circa 3 miliardi di euro l’anno e che coinvolge centinaia di migliaia di lavoratori che ne usufruiscono quotidianamente.

Il fallimento di Qui!Group SpA, la più importante azienda di fornitura dei buoni pasti alla pubblica amministrazione, con il pesante fardello di 325 milioni di euro di debiti ha acceso il campanello d’allarme sulla sostenibilità del settore. Allo stato attuale per ogni 10 euro spesi con i buoni pasto le imprese convenzionate ottengono un rimborso di soli 8 euro e spesso con grave ritardo.

Della gestione economicamente insostenibile per le imprese del commercio e della ristorazione, se ne parlerà domani mattina a Roma al convegno promosso da Ancd, Ancc, Fipe, Federdistribuzione, Fida, Fipe e Confesercenti. Interverrano: Sergio Imolesi – Segretario Generale ANCD Conad; Luca Bernareggi – Presidente ANCC Coop; Corrado Luca Bianca – Coordinatore Nazionale FIEPeT Confesercenti; Claudio Gradara – Presidente Federdistribuzione; Donatella Prampolini – Presidente FIDA Confcommercio; Lino Enrico Stoppani – Presidente FIPE Confcommercio e Luciano Sbraga – Direttore Centro Studi FIPE.

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