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Perché lo spread è tornato a salire?

Centemero Spread Salire

Pareva che dormisse, invece lo spread è tornato a salire, nonostante a Palazzo Chigi ci sia già un tecnico che fa le riforme imposte da Bruxelles (il PNRR). A cosa è dovuta la nuova fiammata?

Diciamo la verità, Christine Lagarde non ha mai convinto troppo i mercati. Sicuramente non come Mario Draghi che, al suo posto, seppe stregarli con un’unica frase: «Whatever it takes», cui seguirono comunque azioni molto concrete, il bazooka dell’Eurotower noto nell’ambiente come quantitative easing.

Lagarde invece nicchia, non appare mai sicura, quando non si lascia andare a vere e proprie gaffe che l’Italia ricorda fin troppo bene. Era la metà del marzo 2020, il nostro Paese si scopriva epicentro globale di una minaccia alla sanità pubblica senza precedenti che rischiava di trasformarsi nell’ennesima crisi economica e la numero 1 della BCE, con una sola frase («Non spetta a noi ridurre gli spread»), riusciva a far perdere alla Borsa di Milano il 17% in una unica seduta. Un record. Ora lo spread torna a salire, ma noi abbiamo SuperMario Draghi, e infatti la ‘colpa’ è di nuovo tutta di Lagarde

Mettiamo in fila gli accadimenti. Sei giorni fa il discorso, zeppo di dubbi, di Lagarde: la numero uno dell’istituzione di Francoforte ha insistito che l’inflazione è “temporanea”, ma ha anche cercato di stemperare le crescenti attese da parte degli investitori di rialzo tassi per il prossimo anno, sottolineando che non è in linea con i criteri individuati nella guidance recentemente rivista. Non ha convinto nessuno: secondo  i mercati, insomma, le politiche espansive delle Bance centrali stanno finendo. Oggi un importante segno in tal senso potrebbe arrivare dalla FED. Quindi la BCE nel prossimo futuro potrebbe accodarsi.

Le politiche emergenziali sono, per loro stessa natura, temporanee, dunque si attende che l’ombrello offerto ai Paesi colpiti dal virus e, in particolare, a quelli che zoppicano sul fronte economico, cessi: i mercati stanno scommettendo che sarà chiuso a breve, soprattutto in Europa e questo espone le nazioni con i debiti più alti all’impennata dei tassi di interesse, visto che imprestare soldi a pagatori con una lunga fila di creditori è senz’altro una scommessa che richiede poste più elevate.

Subito dopo l’estate lo spread pareva essersi attestato sui 100 punti base, poi le fiammate delle ultime due settimane, che gli hanno fatto guadagnare oltre 30 punti in poche ore.  Siamo, ovviamente, ben lontani dallo spread oltre i 500 punti che disarcionò il Cavaliere e portò a Palazzo Chigi un governo emergenziale che facesse riforme nel nome dell’Europa, anche perché Mario Draghi è un eurocrate e sta già facendo le riforme dettate da Bruxelles (il PNRR), ma è pur vero che, se lo spread tornasse costantemente a salire, renderebbe la ripresa più difficile da agguantare. Per questo Lagarde dovrebbe intervenire per fugare tutti i dubbi che restano sul tappeto, anche senza una frase destinata a fare storia come quella del suo predecessore.

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