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Pnrr, Energia e non solo: tutte le sfide di Giorgia Meloni

Meloni Coldiretti

Quali sono i dossier che deve affrontare Giorgia Meloni

Giorgia Meloni non si è ancora insediata come prima donna presidente del Consiglio, ma già deve affrontare varie sfide parecchio impegnative. Vediamo, ora, di cosa si tratta.

Composizione del governo

Questo è il primo e vero nodo per Giorgia Meloni. Il leader di Fratelli d’Italia ha gli occhi puntati degli alleati, del presidente della Repubblica e della stampa estera. Non si tratta di accontentare soltanto Matteo Salvini, ma di creare il giusto mix tra i vari partiti e le varie anime di ogni singolo partito. I dicasteri chiave, ossia Economia, Interni, Esteri, Difesa e Giustizia, poi, di solito, passano sotto la lente d’osservazione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella che, come insegna il caso di Paolo Savona, può opporsi alla nomina di un ministro proposto dal premier incaricato. Infine, i nomi del governo Meloni saranno sottoposti ai raggi X dai media stranieri che andranno in cerca del ‘fascista’ di turno, nella speranza di scagliarsi contro il nuovo governo italiano che è già stato ribattezzato di ‘estrema destra’.

Finanziaria

La Meloni ha già iniziato a giocare in tandem con il premier uscente Mario Draghi in vista della finanziaria. Il governo, in questi giorni, ha approvato la Nadef, Nota di aggiornamento al documento di economia e finanza, che presenta luci e ombre. Draghi, da un lato ha lasciato al nuovo esecutivo un “tesoretto” di 10 miliardi, ma dall’altro ha previsto una crescita economica per il 2023 pari al +0,6%, appena un quarto rispetto al +2,3% programmatico del DEF di aprile. L’Unione Europea, però, si è detta comprensiva e pare voler dare tempo al nuovo esecutivo per presentare la finanziaria. Gli avvertimenti pre-elettorali della presidente Ursula Von Der Leyen, però, lasciano presagire che Bruxelles potrebbe non essere affatto indulgente col governo Meloni così come lo è stato con Giuseppe Conte a cui ha concesso 200 miliardi o con Draghi che, essendo un ex governatore della Bce, gode della stima incondizionata di tutte le cancellerie europee. La Meloni, invece, la stima se la deve ancora tutta guadagnare e, per farlo, deve mantenere i conti in ordine.

Crisi energetica

Questo è sicuramente il tema più sentito dagli italiani. A partire da ottobre vi sarà un aumento dell’energia elettrica pari al 60% e i problemi tecnici (se così vogliamo chiamarli) del gasdotto Nord Stream 1 non faranno altro che peggiorare la situazione. La Meloni, in campagna elettorale, ha promesso di scorporare il prezzo dell’energia elettrica dal prezzo del gas e chiede con forza all’Europa che sia fissato un tetto proprio al prezzo del gas.

Bruxelles troverà, finalmente, un’intesa su questo tema? La soluzione non dipende solo ed esclusivamente dalla volontà del futuro premier e scorporare le bollette potrebbe non bastare. Cosa succederà se le fabbriche saranno costrette realmente a fermarsi per diversi giorni? Quanto lieviteranno i prezzi dei beni essenziali? Quante attività commerciali dovranno chiudere definitivamente perché non sono più in grado di pagare le bollette? Tali questi saranno all’ordine del giorno almeno per tutto il prossimo inverno e potrebbero rendere difficile la vita stessa del governo.

Pnrr

In questi giorni è arrivata una tranche da 21 miliardi. La sfida per la Meloni non è soltanto completare le riforme avviate dal governo Draghi, ma riuscire a spendere bene, subito e tutti i soldi che man mano arriveranno da Bruxelles. Eventuali ritardi, indagini giudiziarie sul loro utilizzo o più banalmente il mancato uso di questi fondi farebbe perdere credibilità al nuovo governo. Ma non solo. La Meloni, in campagna elettorale, ha promesso che avrebbe ottenuto delle modifiche da Bruxelles per adattare il Pnrr alla crisi energetica. Se venisse meno a tale promessa, rischierebbe di perdere consensi molto presto.

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