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Qual è lo stato di salute di bar e ristoranti in zona bianca?

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Bar e ristoranti ritornano a riempirsi con la zona bianca. Ma questo non vuol dire che stiano benissimo. Oggi il 23% dei fornitori vuole essere pagato alla consegna o addirittura in anticipo. Ma i soldi sono pochi: il 91,8% dei ristoratori ha ritenuto i finanziamenti del governo poco o per nulla efficaci. Il 50,2% delle imprese ha dichiarato di avere licenziato i propri collaboratori nel corso del 2020

Anche se diverse Regioni rischiano già di scivolare nella fascia cromatica di rischio superiore, il Paese è da giugno in zona bianca: il venir meno delle ultime limitazioni (permangono solo il distanziamento e l’obbligo di mascherine al chiuso) dovrebbe aver favorito la situazione di bar e ristoranti.

Secondo i dati di Fipe, l’Associazione di categoria di riferimento, attualmente circa nove su dieci delle attività intervistate è totalmente aperta, l’8,1% lo è parzialmente, l’1,7% è chiusa ma prevede di riaprire a breve, mentre l’1% ha definitivamente chiuso.

Il 22,2% è riuscita ad introdurre o ampliare l’occupazione di suolo pubblico durante la pandemia e il 27,3% possedeva già un dehor, mentre per una impresa su due non è previsto uno spazio esterno. Il 61,4% dispone di uno spazio aperto su area privata.

Quasi nove imprese su dieci hanno dichiarato di avere ottenuto i ristori messi a disposizione delle imprese del comparto, ma il giudizio sulla loro efficacia è durissimo: il 91,8% li ha ritenuti poco o per nulla efficaci. Il 2,4% non ha conseguito fatturato nel 2020 e circa il 45% delle imprese ha dichiarato una riduzione di oltre il 50% rispetto al 2019.

Mediamente le imprese rilevano una perdita di fatturato del 39% rispetto al 2019. Ovviamente la situazione ha avuto delle ripercussioni anche in termini di occupazione. Il 50,2% delle imprese ha dichiarato di avere perso alcuni dei propri collaboratori nel corso del 2020, nel 40,3% dei casi si è trattato di personale formato da tempo e nel 9,8% di personale non ancora formato.

Attualmente una impresa su due dichiara di avere un numero di addetti inferiore al 2019 e per il 59,2% resterà così per tutto il 2021. Un terzo delle imprese ha ricevuto un aiuto da parte dei proprietari dei locali (riduzione del canone di affitto e/o dilazione dei pagamenti) mentre un altro 33,3% degli intervistati non è stato così fortunato e non ha ricevuto nessuna agevolazione.

Sono cambiati anche i rapporti con i fornitori rispetto al periodo pre-Covid, nel 25,4% dei casi in modo molto o abbastanza importante soprattutto riguardo al rallentamento della frequenza delle forniture e ai tempi di pagamento. Oggi il 23% dei fornitori vuole essere pagato alla consegna o addirittura in anticipo e la riduzione di credito riguarda in particolare alcune le tipologie di fornitura. Nonostante tutte le difficoltà il 66,2% ha un giudizio positivo o molto positivo della ripartenza dell’attività e il 32% ritiene che il fatturato aumenterà rispetto a quando conseguito nel 2020. L’ottimismo di fondo porta l’86,1% delle imprese intervistate a ritenere che i consumatori riprenderanno le loro abitudini seppure con intensità differenti e il 94,6% è fiducioso che al termine della pandemia potrà tornare a svolgere normalmente la propria attività, pur con tutti i cambiamenti che la crisi avrà imposto loro. Il giudizio è positivo anche sull’andamento della stagione estiva, il 73,4% esprime un giudizio molto o abbastanza positivo. Il 26,6% che esprime un giudizio negativo lamenta la mancanza di turismo.

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