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Quali sono i Paesi più colpiti al portafogli dalla guerra russa in Ucraina?

Imprese Fmi

Il Fmi ha tagliato rispettivamente di 0.6 e 0.2 punti percentuali le previsioni di crescita nei Paesi più industrializzati, che dovrebbe attestarsi al 3.3% nel 2022 e al 2,4% nel 2023. Il Pil ucraino sprofonderà di almeno 35 punti percentuale quest’anno

Quando, lo scorso 10 marzo, il presidente del Consiglio, Mario Draghi, evocò lo scenario di una economia di guerra, a tutti parve un termine esagerato. Al settantaduesimo giorno dall’inizio del conflitto russo su territorio ucraino, però, sono numerosi gli analisti che iniziano a tratteggiare report dalle pennellate assai fosche. Nel Documento di economia e finanza si ipotizza perfino che possa concludersi a breve l’approvvigionamento energetico russo, con ricadute sull’occupazione italiana di una gravità di tutto rispetto: -550mila posti di lavoro, cui seguirà una impennata dei prezzi difficilmente immaginabile. Questo vorrebbe dire azzerare ogni rimbalzo dopo la cosiddetta ‘corona-crisis‘, ovvero la crisi economica dovuta alla pandemia, che peraltro è ormai entrata nel terzo anno e in autunno potrebbe riservare sorprese, soprattutto se compariranno altre varianti.

LE PREVISIONI (PESSIMISTICHE) DELL’FMI

Nell’ultimo World Economic Outlook del Fondo Monetario Internazionale si legge che “dopo una forte ripresa nel 2021, gli indicatori di medio termine indicano che l’attività globale è rallentata. Si prevede che la crescita globale diminuisca dal 6.1% nel 2021 al 3.6% nel 2022 e 2023 – in calo rispettivamente di 0.8 e 0.2 punti rispetto a quanto stimato nel World Economic Outlook di gennaio 2022”.

L’FMI: “si aspetta che il conflitto in Ucraina e le sanzioni alla Russia riducano la crescita globale nel 2022 sia tramite impatti diretti nei due Paesi che attraverso ricadute globali. Questo shock arriva proprio quando la minaccia della variante Omicron sembrava stesse scomparendo e quando alcune parti del mondo stavano superando la fase acuta della pandemia”.

QUANTO SOFFRE L’UE PER LA GUERRA IN UCRAINA?

Il Fmi stimava una crescita del 3.8% in Germania nel 2022 nell’outlook di gennaio. Ora l’ha rivista al ribasso di 1.7 punti e prevede che si fermerà al 2.1%. L’Italia è in una situazione simile: avrebbe dovuto crescere del 3,8% nel 2022 ma si fermerà al 2,3% a causa di un taglio di 1.5 punti percentuali. Analoghe le previsioni per il 2023: il Fmi stima che non andrà oltre l’1,7%, in calo di 0.5 punti rispetto a quanto prevedeva a gennaio.

LE RIPERCUSSIONI NEGLI USA

Va meglio agli USA, che non hanno ripercussioni immediate in tema energetico. Il Fmi ha infatti tagliato di 0.3 punti le previsioni di crescita negli Usa sia nel 2022 che nel 2023, con la conseguenza che ora si attesterà rispettivamente al 3,7% e al 2.3%. “I legami economici tra la Russia, gli Usa e il Canada sono limitati e alti fattori hanno un impatto significativo sull’outlook delle due eonomie””Le previsioni per gli Usa erano già state riviste al ribasso. Il taglio ulteriore di 0.3 punti riflette un ritiro più veloce del supporto monetario rispetto a quanto stimato in precedenza … e l’impatto di una crescita minore nei partner commerciali, che è il risultato della disruption dovuta alla guerra”.

LA SITUAZIONE IN UK

Anche il Regno Unito vede la sua crescita diminuire. Il Fmi prevede che si attesi al 3.7% nel 2022 e all’1,2% nel 2023, in calo rispettivamente di 1 punto e 1.1 rispetto a quanto aveva previsto a gennaio. Poi aggiunge: “Si prevede che i consumi saranno più deboli per via dell’inflazione che erode il reddito disponibile reale e che condizioni fiscali più stringenti raffreddino gli investimenti”.

QUANTO COSTA LA GUERRA A RUSSIA E UCRAINA?

Il Fmi ammette che è impossibile quantificare con precisione quali saranno le ricadute economiche per l’Ucraina ma ci si aspetta che l’economia gialloblu si contragga del 35% nel 2022. “Anche se la guerra finisse a breve, la perdita di vita, la distruzione di capitale fisico e la fuga dei cittadini freneranno l’attività economica per vari anni a venire”.

La Russia risentirà soprattutto delle sanzioni e della fuga di aziende e capitali occidentali. L’Fmi a tal proposito dice che l’outlook rimane “cupo” e che la “disintermediazione finanziaria e la perdita di fiducia da parte degli investitori porteranno a un calo significativo degli investimenti privati e dei consumi, solo in parte compensato dalla spesa fiscale”. In generale, il Fmi parla di un crollo di 11.3 punti per il 2022 e di 4.4 per il 2023.

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