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Quanti posti di lavoro ucraini ha spazzato via la guerra voluta da Putin?

Ucraina Lavoro

Oltre al dramma delle vite umane già perse, l’Ucraina rischia di pagare un dazio salatissimo in termini di posti di lavoro 

Con un PIL destinato, secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale, a crollare del 35%, l’Ucraina dovrà fare fronte non solo a una economia devastata, ma anche a un tessuto produttivo lacerato dalla guerra. Sono infatti quasi 5 milioni i posti di lavoro già spazzati via dalla cosiddetta “operazione speciale” di Vladimir Putin, secondo il rapporto The impact of the Ukraine crisis on the world of work: Initial assessments dell’International Labour Organization, agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di lavoro.

I POSTI DI LAVORO PERSI IN DUE MESI E MEZZO

Secondo l’ONU, i quasi 80 giorni di conflitto hanno spazzato via 4,8 milioni di posti di lavoro. Se l’escalation militare dovesse continuare, paventano gli analisti negli scenari elaborati, potrebbe andare perso fino al 43% dei posti di lavoro (sette milioni nel totale). La metà della forza lavoro.

Di contro, guardando ai modelli più “ottimistici”, una cessazione immediata delle ostilità potrebbe portare a una rapida ripresa dell’occupazione con il ripristino del lavoro per 3,4 milioni di persone, riducendo la perdita occupazionale complessiva all’8,9%.

GLI EFFETTI SUI PAESI CONFINANTI

Degli oltre 5,23 milioni di rifugiati fuggiti dalle ostilità, molti sono riparati in Ungheria, Polonia, Moldova, Romania e Slovacchia. Per i Paesi maggiormente impegnati ad assorbire e integrare i nuovi arrivati, la prospettiva di un conflitto prolungato si tradurrebbe in significative pressioni sui rispettivi mercati del lavoro, col rischio piuttosto scontato e prevedibile di un consequenziale aumento degli indicatori che monitorano la disoccupazione.

LE CONSEGUENZE PER LA RUSSIA E I PAESI SATELLITE

La crisi economica che ha colpito la Russia, infine, innescata dalle sanzioni internazionali, travolgerà come uno tsunami le economie di Paesi satellite come il Kazakistan, il Kirghizistan, il Tagikistan e l’Uzbekistan che dipendono dalle centinaia di migliaia di lavoratori emigrati in Russia. Se dovessero perdere il lavoro ed essere costretti a tornare nei loro Paesi di origine, secondo il rapporto, questo “provocherebbe gravi perdite economiche in tutta l’Asia centrale”.

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