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Quanti sono i No Vax nelle terapie intensive?

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La Società italiana di igiene, medicina preventiva e sanità pubblica ha redatto un position paper firmato dal presidente della società scientifica, Antonio Ferro, e rivolto “agli organi decisori istituzionali e a tutti gli stakeholder” per chiedere maratone vaccinali aperte a tutti. Secondo Fiaso, i No Vax nelle terapie intensive sono il 71%

È stato detto che senza i No Vax l’Italia non avrebbe superato il limite dei posti letto in terapia intensiva che determna il passaggio dalla zona bianca al giallo. È vero? Quanti sono, al momento, i non vaccinati che occupano quei reparti? Per scoprirlo, è utile consultare il report degli ospedali sentinella di Fiaso (Federazione delle aziende sanitarie e ospedaliere) secondo cui i letti delle terapie intensive continuano ad essere occupati prevalentemente da pazienti che non si sono sottoposti alla profilassi vaccinale: i no vax sono circa il 71% del totale dei pazienti in rianimazione contro il 29% di vaccinati.

In una settimana la crescita nei reparti intensivi negli ospedali sentinalla Fiaso è stata del 18%, più consistente rispetto a quella registrata nei ricoveri ordinari. Decisamente maggiore risulta l’aumento di non vaccinati in rianimazione rispetto ai vaccinati (21,6% vs 10%).Il range di età nei due gruppi è diverso: per i non vaccinati si va dai 21 agli 85 anni; per i vaccinati il più giovane ha 35 anni e il più anziano 90. Tra i vaccinati in rianimazione l’84% aveva completato il ciclo vaccinale con 2 dosi da oltre 4 mesi e non aveva ancora eseguito la dose booster raccomandata.

Anche per questo, la Società italiana di igiene, medicina preventiva e sanità pubblica (Siti), nelle raccomandazioni diffuse per “migliorare l’efficacia, l’efficienza e l’equità delle azioni di contrasto della pandemia Covid-19 nella fase di criticità attuale, chiede di “Velocizzare la campagna vaccinale in tutte le regioni e province autonome, anche tramite l’organizzazione di maratone vaccinali aperte a tutta la popolazione eleggibile”.  Un position paper firmato dal presidente della società scientifica, Antonio Ferro, e rivolto “agli organi decisori istituzionali e a tutti gli stakeholder”, in cui gli esperti insistono su un punto: “Si evidenzia chiaramente come la situazione di aumento dell’incidenza” di infezioni da Sars-CoV-2 “di fine 2021 sia riconducibile alla categoria dei non vaccinati e alla classe di età 0-10 anni”, solo in parte immunizzabile e da poco tempo.

Inoltre, “da un’analisi complessiva emerge come l’impatto dei non vaccinati sia particolarmente importante sul sistema di ricovero italiano”. E siccome “la vaccinazione è probabilmente efficace anche verso la variante Omicron, almeno per la protezione dalle forme gravi – si legge nel documento – tutte le risorse del Servizio sanitario nazionale devono essere orientate verso lo sforzo vaccinale nei confronti dei richiami per la terza dose e possibilmente nella vaccinazione dei non vaccinati”, che appunto “causano il maggior impatto sul sistema sanitario e facilitano la diffusione del virus”.

 

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