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Reddito di cittadinanza, cosa sta succedendo ai tempi del Covid-19

reddito di cittadinanza

Dopo lo stop causa pandemia sono ripartiti dal 1° giugno i Progetti di utilità sociale. Intanto secondo i dati resi noti dalla ministra Catalfo (M5S) i percettori del reddito di cittadinanza sono arrivati a 2,5 milioni mentre hanno trovato un lavoro poco più di 65mila persone

Nonostante l’arrivo di altri aiuti di sostegno al reddito, anche durante l’emergenza causata dalla pandemia si è continuato a parlare del Reddito di cittadinanza. A fronte di bonus vari e cassaintegrazione, che in molti casi hanno stentato ad arrivare il beneficio, bandiera del Movimento Cinque Stelle, introdotto circa un anno fa è stato regolarmente e puntualmente pagato dall’Inps e dei percettori del Rdc si era parlato per l’impiego nel settore agricolo. Nel frattempo sono arrivate le ultime cifre sulla misura direttamente dalla ministra del Lavoro e delle Politiche sociali, Nunzia Catalfo (M5S), e ne emerge che a fronte di circa 2,5 milioni di beneficiari ad aver firmato un contratto di lavoro sono stati poco più di 65mila nonostante gli attivabili siano intorno a 1 milione.

IL RITORNO DEI PUC

Intanto è scaduto il periodo di moratoria della Fase 2 iniziato il 23 febbraio scorso e dal 1° giugno ripartono i Puc, i progetti di utilità sociale istituiti con decreto attuativo del ministero del Lavoro del provvedimento che ha stabilito il Reddito di cittadinanza. Nati nel contesto del Patto per il Lavoro e del Patto per l’Inclusione Sociale, con i Puc si prevede che uno dei componenti del nucleo famigliare che percepisce l’assegno presti aiuto all’interno del proprio Comune di residenza, pena la decadenza del beneficio. Il decreto sul Reddito di cittadinanza, ricordiamo, stabilisce che l’erogazione sia data a chi dichiara immediata disponibilità a lavorare e aderisce a un percorso personalizzato di accompagnamento per l’inserimento lavorativo e l’inclusione sociale.

LE INTEGRAZIONI CON BONUS DL CURA ITALIA E DL RILANCIO

Chi beneficia del Rdc è quasi sempre escluso dagli aiuti previsti prima dal decreto Cura Italia e poi dal decreto Rilancio, a partire dal Reddito di emergenza, le due quote da 400 e 800 euro previste per chi sta vivendo difficoltà economiche a causa della pandemia. Ci sono però alcune eccezioni come nel caso del bonus colf e badanti 2020: le due misure si possono cumulare fino a un massimo di 500 euro al mese. Inoltre, gli operai agricoli che già percepiscono il Rdc per il mese di aprile possono chiedere un’indennità per Covid-19 fino a 500 euro a titolo di integrazione.

GLI ULTIMI DATI SUL REDDITO DI CITTADINANZA

A fornire e illustrare gli ultimi dati disponibili sul Reddito di cittadinanza ci ha pensato, come si diceva, proprio la ministra Catalfo rispondendo in Aula al Senato a un’interrogazione della Lega giovedì scorso. “Analizzando i dati in nostro possesso sono oltre un milione gli attuali nuclei beneficiari” che corrispondono a circa 2,5 milioni di persone coinvolte. Una cifra, ha sottolineato, che “a poco più di un anno dall’avvio rispecchia quella stimata dalla relazione tecnica” del decreto che ha istituito la misura

L’esponente del M5S ha riferito pure che “al 29 febbraio 2020 risultano convocati presso i Centri per l’impiego 622.810 beneficiari. Quelli presenti alla prima convocazione sono stati 500.541, di cui 74.230 sono stati esonerati e 17.563 sono stati rinviati ai Comuni per i percorsi di inclusione sociale. I beneficiari che hanno sottoscritto il Patto per il lavoro o il Patto di servizio sono 316.486; di questi, 111.476 sono stati già convocati per un ulteriore colloquio e 65.302 hanno stipulato un contratto di lavoro”. E ancora: “I nuclei familiari inviati ai servizi sociali, secondo gli ultimi dati disponibili sono 463.353, dei quali 130.490 sono già stati presi in carico dai servizi sociali dei Comuni malgrado la sospensione e 50mila sono coinvolti nella realizzazione del loro patto per l’inclusione. Con riguardo, poi, agli individui minorenni beneficiari della misura, in base ai dati aggiornati al 6 aprile 2020, risulta che sono in tutto 655.441, di cui 3.722 in nuclei esclusi dagli obblighi, 353.039 in nuclei inviati ai Centri per l’Impiego e 298.680 in nuclei inviati ai servizi sociali”.

La ministra ha anche voluto evidenziare come, almeno nel breve termine, “l’efficacia della misura vada valutata in relazione alla capacità di preservare i diritti essenziali e la dignità della persona e del suo nucleo familiare garantendo ai percettori, oltre al sostegno economico, anche un insieme di servizi di accompagnamento e supporto all’inclusione sociale e lavorativa, favorendo la capacità autonoma di contribuire alla propria comunità e impedendo la trasmissione intergenerazionale della povertà”. In quest’ottica ha ricordato che “circa la metà dei nuclei beneficiari del Reddito di cittadinanza tenuti agli obblighi di attivazione viene indirizzato ai servizi dei Comuni competenti in materia di contrasto alla povertà, essendo composti da individui distanti da molto tempo dal mercato del lavoro, ai fini della definizione di un patto per l’inclusione sociale”.

Catalfo ha poi spiegato che “gli interventi di rafforzamento dei Centri per l’Impiego e dei Servizi competenti in materia di contrasto alla povertà per la predisposizione dei Patti per il lavoro e dei Patti per l’inclusione sociale sono ancora in fase di implementazione” e che prima che iniziassero l’emergenza sanitaria a causa del  Covid-19 e il lockdown “le Regioni avevano bandito o stavano procedendo a bandire concorsi per l’assunzione di 11.600 operatori nei Centri per l’impiego nel triennio 2019-2021. Tale potenziamento della dotazione organica dei Cpi è stato temporaneamente sospeso a causa dell’emergenza Covid-19 a cui è stata collegata anche la parziale sospensione degli obblighi di condizionalità”.

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