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Responsabilità delle strutture sanitarie: urgenti le linee guida del Ministero

La legge sulle responsabilità delle strutture sanitarie, meglio nota come Legge Gelli-Bianco, ha ormai 18 mesi di vita e ad un evento della Fondazione Santa Lucia tenutosi oggi a Roma, sono emerse le criticità dell’applicazione di questa legge al delicatissimo settore della neuroriabilitazione.

Secondo la Legge Gelli-Bianco le strutture sanitarie condividono con il professionista che eroga la terapia le responsabilità sugli esiti per il paziente. Si tratta di una legge equilibrata che tutela i pazienti e le strutture virtuose, valorizzandole. All’interno del testo della legge viene previsto che il Ministero della Salute definisca le linee guida riguardo le buone pratiche e le procedure delle terapie ma anche quei criteri che assegnano i pazienti alle diverse strutture.

IL RITARDO DEL MINISTERO

La consegna di queste disposizione da parte del Ministero non è ancora avvenuta e questo ritardo nel settore della neuroriabilitazione è particolarmente grave perché, più ancora che nelle buone pratiche, è necessario fare chiarezza sui criteri con cui i pazienti vengono assegnati ad una determinata struttura.

CRITICITÀ PER LA NEURORIABILITAZIONE

Mentre le linee guida per la definizione delle procedure sono una carenza condivisa da tutte le specialità mediche, in ambito di riabilitazione neurologica assume particolare importanza l’assegnazione dei pazienti alle varie strutture. Attualmente le modalità di accesso a strutture più avanzate sono legate alla presenza o meno di coma nella fase acuta. Secondo Gian Luigi Gigli, Ordinario di Neurologia dell’Università degli Studi di Udine, “L’idea che le gravi cerebrolesioni da trattare appropriatamente in strutture neuroriabilitative siano solo quelle in cui si sia verificata una condizione di coma, rischia di privare molti pazienti della possibilità di accedere a standard di cura qualificati.”, perché, come conferma Antonino Salvia, Direttore Sanitario dell’IRCCS Santa Lucia: “Ci sono pazienti che senza aver attraversato un periodo di coma possono aver subito un grave danno cerebrale con deficit fortemente invalidanti”.

Questa situazione, aggravata da una cronica carenza di posti letto nelle strutture sanitarie più avanzate, affida alle strutture meno preparate l’accoglienza di pazienti che richiedono un percorso di riabilitazione specialistico, con relative responsabilità e rischi elevatissimi perché si possono veder assegnati pazienti con gravi complicazioni che, non per imperizia o negligenza, ma proprio per carenze strutturali non sono in grado di seguire adeguatamente ma di cui sono responsabili.

EVIDENZE SCIENTIFICHE PER L’ACCESSO DEI PAZIENTI

L’urgenza per l’accoglienza e la distribuzione dei pazienti nelle strutture corrette è quindi quella di stabilire su basi scientifiche le necessità del paziente a prescindere dalla condizione in cui si trovava nella fase acuta della patologia.

Il tavolo di lavoro attualmente in corso al Ministero della Salute sta invece procedendo in senso contrario, basando i criteri di assegnazione del paziente sulla sua condizione al momento del ricovero e senza prendere in considerazione la lesione che lo ha interessato e gli esiti di questa sulla sua vita quotidiana.

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