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Rifiuti, il sistema Coripet per il riciclo delle bottiglie in Pet

coripet

Gli obiettivi principali che si pone il Consorzio Coripet sono aumentare l’intercettazione e il riciclo delle bottiglie in PET per liquidi alimentari e l’attivazione di una filiera chiusa per il riciclo del PET. L’approfondimento tratto dal libro Economia circolare redatto da Start Magazine

Il Consorzio CORIPET è un Consorzio Volontario di diritto privato riconosciuto dal MATTM il 24 aprile del 2018, si occupa esclusivamente di bottiglie in PET per uso alimentare. Come un vero sistema EPR nasce su impulso di importanti imprese che producono i loro imballaggi per contenere i prodotti che poi saranno messi sul mercato. All’interno del consorzio ci sono le imprese riciclatrici di tali imballaggi e sono in grado di trasformare gli imballaggi post consumo, in materia prima seconda adatta al diretto contatto alimentare, ovvero tutte in possesso del parere positivo di EFSA.

In sostanza un gruppo di aziende del settore delle acque minerali, latte, olio, bibite che producono bottiglie in PET e le utilizzano per confezionare e vendere il proprio prodotto hanno deciso di uscire dal sistema consortile CONAI/COREPLA e di assumere in proprio la gestione di tali imballaggi, dando vita al sistema autonomo CORIPET.

IL PROGETTO CORIPET

Il progetto CORIPET si inserisce all’interno della transizione in atto da un’economia di tipo lineare – in cui il consumo di un prodotto genera rapidamente un rifiuto (“prendi, produci, usa e getta”) – ad un’economia circolare, in cui tutte le attività, dall’estrazione e dalla produzione, sono pensate per potersi rigenerare in modo che i rifiuti di qualcuno diventino risorse per qualcun altro.

L’economia circolare, che come noto è “al centro dell’agenda per l’efficienza delle risorse stabilita nell’ambito della strategia Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva”, prevede che quando un prodotto raggiunge la fine del suo ciclo di vita le relative risorse, grazie ad un riutilizzo e/o ad un riciclo sempre più spinto, restano all’interno del sistema economico, in modo da poter essere riutilizzate più volte a fini produttivi e creare nuovo valore (c.d. utilizzo a cascata delle risorse).

Si tratta, dunque, di un nuovo modello economico in cui assume un’importanza decisiva la fabbricazione di nuovi prodotti partendo da materiali post consumo riciclati (le c.d. materie prime seconde), come avviene, ad esempio con il processo di riciclo a ciclo chiuso bottle to bottle, che costituisce uno degli obiettivi di CORIPET che, alla luce della recentissima SUP pare essere lo strumento adatto al raggiungimento di tutti gli obiettivi.

Uno degli obiettivi che ha spinto le consorziate CORIPET ad avere un proprio sistema autonomo, è quello di concorrere al raggiungimento di un maggior numero di bottiglie intercettate e avviate a riciclo, anche grazie all’attivazione, oltre alla raccolta differenziata tradizionale, di una nuova modalità di intercettazione di tali bottiglie: gli eco-compattatori. Sono macchinari installati presso i punti vendita della grande distribuzione organizzata o altri luoghi idonei, che incentivano il cittadino a restituire la propria bottiglia post consumo per avviarla a riciclo diretto, ricevendone in cambio un incentivo economico (buoni sconto sulla spesa e altre premialità).

Ad oggi infatti il sistema consortile – che pur, è doveroso sottolinearlo, ha avuto il grande merito in Italia di contribuire alla nascita e allo sviluppo del mercato del riciclo degli imballaggi – di per sé da solo riesce a intercettare e avviare a riciclo quantitativi di imballaggi in plastica (bottiglie + altri imballaggi in plastica) inferiori a quelli necessari per assicurare il rispetto degli obblighi di legge, come risulta dalla seguente tabella
Immagine

Con specifico riferimento, poi, alle bottiglie, il sistema oggi ne assicura l’intercettazione e il riciclo di circa il 50%, mentre i Paesi europei più virtuosi vantano percentuali di riciclo attorno al 90% il medesimo obiettivo che la Direttiva SUP fissa per il 2030.

Le attuali performance non garantiscono sul mercato italiano sufficiente PET riciclato utilizzabile anche nella produzione di nuove bottiglie, mentre è evidente che utilizzare l’R-PET produrrebbe evidenti benefici ambientali derivanti dal minor consumo di materie prime non rinnovabili che tra l’altro noi importiamo dall’estero.

IL SISTEMA “BOTTLE TO BOTTLE”

Il sistema CORIPET consente di recepire le indicazioni dell’UE e va nella direzione indicata da AGCM (IC49), passando da un modello monopolistico di fatto ad un modello pluralistico nel quale operino diversi attori che accedono, in parità di condizioni tra loro, alle infrastrutture di raccolta e selezione dei rifiuti per raggiungere maggiori obiettivi di riciclo.
Gli obiettivi principali che si pone il Consorzio sono aumentare l’intercettazione e il riciclo delle bottiglie in PET per liquidi alimentari immesse sul mercato dalle aziende produttrici consorziate e l’attivazione di una filiera chiusa per il riciclo del PET, riciclo “bottle to bottle”, grazie all’attivazione della intercettazione selettiva in grado di fornire materiale compatibile con le stringenti normative che regolano l’utilizzo di PET riciclato (R-PET) per la produzione di nuovi imballaggi per liquidi alimentari.

Nel decennio compreso tra il 2007 e il 2017 si è avuta una riduzione dell’utilizzo di materia prima dal 25 al 40% per singola bottiglia (a seconda delle etichette e dei formati), c.d. processo di lightweighting. Al fine di rendere invece le bottiglie sempre più compatibili con i processi di riciclo, è in corso un processo di razionalizzazione produttiva e di marketing per togliere ogni ostacolo alla loro riciclabilità.

La scelta del Consorzio CORIPET di puntare, per una quota significativa della raccolta, al riciclo “bottle to bottle”, costituisce di per sé un grande contributo alla sostenibilità ambientale delle acque minerali, al latte, all’olio ed alle bibite ponendo le basi per una “filiera chiusa”, di livello industriale organizzato, in grado cioè di gestire e riciclare l’imballaggio usato che deriva dal consumo del proprio prodotto il rischio del “down cycle” che rappresenta oggi un rischio per tutte le filiere circolari.

IL RICICLO CLOSED-LOOP

Il riciclo in closed-loop (da bottiglia a bottiglia) del PET è davvero più efficiente in termini ambientali? Se lo è chiesto PET-Recycling Schweiz, organizzazione elvetica attiva nella raccolta e riciclo di bottiglie per bevande in PET, ha commissionato uno studio a Carbotech per valutare se l’onere aggiuntivo in termini di consumi energetici e resa – considerando i criteri igienici più restrittivi imposti da riutilizzo della plastica per uso alimentare – giustificasse il recupero in circuito chiuso. I risultati sono stati sorprendenti.

Dallo studio emerge che il maggior beneficio ottenibile dipende dalla quantità del materiale riciclato reintrodotto nel circuito di produzione delle bottiglie e dal numero di cicli di rigenerazione a cui vengono sottoposti i contenitori. Un incremento del 20% dei volumi, secondo i ricercatori, comporterebbe infatti un incremento dei benefici ambientali al 140% rispetto al riciclo convenzionale. Lo studio ha rivelato, inoltre, che i benefici ambientali del closed-loop di bottiglie risultano superiori del 50% rispetto al riciclo meccanico convenzionale.

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