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Riserve d’oro, sono di Bankitalia o della Bce?

Il testo dell’interrogazione parlamentare di due parlamentari europei, Marco Valli (ex Movimento 5 Stelle) e Marco Zanni (Lega) sulla proprietà delle riserve d’oro di Bankitalia. Alcuni hanno avanzato l’idea di usare l’oro italiano per sterilizzare l’aumento dell’Iva dal 2020. 

ECCO IL TESTO INTEGRALE DELL’INTERROGAZIONE

Recentemente, a seguito di alcune dichiarazioni di Salvatore Rossi, Direttore generale della Banca d’Italia, è riemersa nel dibattito pubblico la questione relativa alla proprietà legale delle riserve auree nazionali. Rossi, in una intervista rilasciata a una rete televisiva italiana lo scorso dicembre, aveva infatti affermato che “sull’aspetto giuridico di chi sia la proprietà legale dell’oro si pronuncerà la Bce a cui abbiamo ceduto la sovranità quando è stato creato
l’euro”.
La Banca d’Italia, tra i principali detentori di riserve auree al mondo, detiene un quantitativo totale di oro pari a circa 2.452 tonnellate, custodite per circa metà presso la sede della Banca d’Italia e per la parte restante all’estero, prevalentemente presso la Federal Reserve.
La Bce possiede nel complesso circa 504,8 tonnellate di riserve, conferite a garanzia dalle banche centrali nazionali in occasione dell’avvio dell’unione monetaria, di cui 141 tonnellate conferite dalla Banca d’Italia.
L’art. 127 del TFUE include la detenzione e gestione delle riserve auree degli Stati membri tra i compiti fondamentali assolti tramite l’Eurosistema.
Alla luce di quanto precede, si chiede alla Bce:
1) Di chiarire a chi debba essere attribuita la proprietà legale delle riserve auree degli Stati
membri;
2) Di far sapere in che modo essa possa disporre di tali riserve.
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